Il cupido del nuovo millennio colpisce sul web?

Le app di incontri, come Tinder, e i social media come Facebook e Instagram, sono il nuovo cupido. O forse no, e i tempi non sono cambiati molto rispetto al passato. Ma come si conoscono le coppie italiane di oggi, e come si sono conosciuti i loro genitori? Secondo il sondaggio del portale del settore nuziale Matrimonio.com, condotto in 15 Paesi di Europa, America e Asia, esiste un cupido del nuovo millennio. Le risposte ottenute dalle coppie sposate nel 2019 testimoniano che rispetto al passato la tecnologia oggi ricopre un ruolo decisivo anche in campo sentimentale. Ma in Italia un po’ meno che all’estero.

Canada, UK e USA guidano la classifica delle coppie nate su Internet

Secondo la ricerca, in Italia il 6,1% ha conosciuto la propria dolce metà attraverso app o siti di incontri. Rispetto ad altri Paesi, però, la rivoluzione del Cupido tecnologico da noi colpisce molto meno. E Canada (27,3%), Regno Unito (23,7%) e Stati Uniti (22,6%) sono i tre Paesi sul podio per numero di coppie nate grazie al web. Secondo la classifica delle percentuali di coppie sposate nel 2019 incontrate attraverso siti di incontri o applicazioni, al 4° posto dopo gli Usa si trova la Francia (19%), seguita da Spagna (11,9%), Brasile (9,6%), Cile (6,4%), Italia (6,1%), Portogallo (5,1%), Messico (5,6%), e Colombia (5,0 %).

In Italia si preferisce ancora la “vecchia maniera”

In Italia, al contrario dei nostri cugini francesi e spagnoli, e nonostante la tendenza tecnologica in forte crescita, continuano a essere i luoghi sociali i principali spettatori della romantica scintilla. Le coppie italiane, quindi, sembrano conoscersi ancora alla “vecchia maniera”. In questo caso, lo scettro di Cupido se lo aggiudicano gli amici in comune, con il 35,7% delle coppie che si sono conosciute grazie a loro, così come accadeva ai loro genitori (42,1%).

Al secondo posto si classifica il luogo di lavoro (15,8%), mentre eventi o occasioni di incontro, come concerti, feste, o serate in discoteca, oppure luoghi pubblici, come le palestre, rappresentano il 13,4% dei casi.

Lo spirito romantico non ha ancora ceduto a un clic

Un dato che differisce tra le due generazioni, però, è che 30 anni fa, e nel 15,2% dei casi, le coppie si conoscevano da sempre, fino da bambini, al contrario di oggi in cui la percentuale ne rappresenta la metà (7,5%).

E se oggi in molte occasioni sono i social media a intervenire per connettere le future coppie, soprattutto Facebook e Instagram, una via di mezzo tra vita virtuale e vita reale la testimonia Marianna, della Community di Matrimonio.com. “Ci siamo visti la prima volta in un bar – spiega Marianna – poi ci siamo conosciuti su Facebook e ci siamo messi d’accordo per uscire. Mi venne a prendere e poi andammo a cena fuori”.

Insomma, per gli italiani galeotto no fu tanto quel match su Tinder ma quella cena a casa dell’amico. Forse lo spirito romantico non ha ancora ceduto del tutto a un clic.

Italiani over 65, meno social dei coetanei europei

Il divario tra l’utilizzo delle nuove tecnologie da parte della popolazione anziana rispetto al resto della popolazione, il cosiddetto grey digital, divide, ed è ancora marcato. Gli over 65 italiani sono molto meno social dei loro coetanei europei. Nel 2016 solo il 7% di loro utilizzava i social network, contro il 16% della media europea. Mentre il divario rispetto alle generazioni più giovani in Italia (39%) è in linea con la media europea (38%). Almeno, secondo uno studio condotto nell’ambito del progetto Ageing in a Networked Society, coordinato da Emanuela Sala, docente del dipartimento di Sociologia e ricerca sociale di Milano-Bicocca, e sostenuto da Fondazione Cariplo.

Il tempo medio di permanenza sul telefono è di 32 secondi

I ricercatori hanno analizzato un campione di oltre 32mila europei, tutti over 65. E se nel 2016 solo il 7% degli anziani italiani utilizzava i social network il trend è comunque in crescita rispetto al 2013, quando era il 3%.  Per studiare modalità e tempi di utilizzo delle nuove tecnologie, è stata installata una app di monitoraggio sugli smartphone di 30 volontari dell’associazione AUSER di Monza e Brianza di età compresa fra i 65 e 75 anni. L’analisi dei dati ha rivelato che ogni partecipante accede allo smartphone 127 volte al giorno per un totale di un’ora e 8 minuti. Nell’arco di un mese i partecipanti passano sullo smartphone in media complessivamente 35 ore. Tuttavia il tempo medio di permanenza sul telefono, ogni volta che vi accedono, è di 32 secondi.

WhatsApp è l’applicazione più utilizzata

Dall’indagine è emerso che WhatsApp è l’applicazione social di gran lunga più utilizzata dai partecipanti (52% del tempo totale passato sullo smartphone), seguita da Facebook (36%), YouTube (10%), LinkedIn (1%) e Instagram (1%).

I dati mostrano perciò come i partecipanti facciano un largo uso di siti di social network, e in particolare di piattaforme come WhatsApp e Facebook, che incrementano le possibilità connessione e interazione sociale tra gli utenti. Mentre non è stato rilevato un uso significativo di applicazioni legate allo shopping ed alla salute.

Nessuna relazione tra utilizzo dei social e riduzione della solitudine

Per analizzare l’effetto dell’utilizzo dello smartphone e delle applicazioni Facebook e WhatsApp sulla solitudine e sulle funzioni cognitive degli anziani, è stato inoltre condotto un esperimento sociale su quasi 150 anziani. Lo studio è stato eseguito dalla Fondazione Golgi Cenci di Abbiategrasso in collaborazione con i ricercatori di Milano-Bicocca. I ricercatori hanno studiato quanto l’utilizzo delle nuove tecnologie possa aiutare a combattere la solitudine e a mantenere integre le funzioni cognitive rispetto alle relazioni sociali tradizionali.

L’analisi preliminare dei dati ha rivelato che chi ha utilizzato lo smartphone per due mesi non ha però riportato miglioramenti significativamente diversi da coloro che sono stati impegnati in attività di socializzazione tradizionali.

Sci e prodotti per gli sport invernali, un business da più 400 milioni all’anno

Un export che vale oltre 400 milioni all’anno. Si tratta del segmento sci e sport invernali, cresciuto dell’1% in un anno, di cui l’Italia esporta soprattutto calzature e scarponi da sci, teleferiche, seggiovie e sciovie, sci, e pattini.

E se le maggiori destinazioni dell’export italiano di prodotti per gli sport invernali sono Francia Austria e Stati Uniti le imprese della montagna italiane segnano una crescita del 4,4% in un anno, e le Olimpiadi Milano – Cortina 2026 saranno un’importante vetrina internazionale per far conoscere qualità e design del Made in Italy in questo settore.

Le maggiori destinazioni dell’export italiano

Si tratta di alcuni dati dello studio Sci e prodotti italiani per gli sport invernali nel mondo realizzato dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e da Promos Italia, la struttura per l’internazionalizzazione del sistema camerale italiano, su dati Istat 2018 e 2017. Per quanto riguarda le maggiori destinazioni dell’export italiano, al primo posto la Francia, con 84 milioni (+10,2%), seguita dall’Austria, con 58 milioni e gli Stati Uniti (54 milioni, +6,6%). In forte crescita Norvegia (+58,9%), Svezia (+47,3%) e Canada (+15,3%). E se la Francia è prima per calzature con suola e tomaia in gomma o plastica, (+12,5%), per attrezzature per lo sport invernale (+12,6%) e per i pattini da ghiaccio le tute da sci sono più apprezzate in Svizzera (1,2 milioni, +4,1%), le calzature da neve in cuoio naturale in Russia (da 120 mila euro a quasi un milione in un anno, +700,8%), e gli sci negli Stati Uniti (16 milioni, +5,7%).

Crescono le imprese italiane della montagna

Le imprese della montagna in Italia crescono del 4,4% in un anno, e del 19,7% in cinque. Tra rifugi (855), gestione di funicolari, ski-lift, seggiovie (216) e attività delle guide alpine (54) sono 1.125 le attività legate alla montagna, che e danno lavoro a 9mila persone.

Le prime regioni sono il Trentino Alto Adige, con 330 imprese (+18,7% in cinque anni) e oltre 3mila addetti, la Lombardia con 210 imprese (+12,9%, 1.115 occupati), il Piemonte, 174 (+35,9% e 1.038 addetti), e il Veneto con 165 (+6,5%, 1.235 addetti).

Tra le province ai primi posti Bolzano (173 imprese), Trento (157), Belluno (86) e Sondrio (74). E se Bolzano eccelle per ski-lift e seggiovie (50), Trento per rifugi di montagna (124), e Aosta per attività delle guide alpine (9).

Olimpiadi invernali, una vetrina internazionale sul Made in Italy

“Gli sport invernali comprendono settori significativi per il nostro Paese”, dichiara Alvise Biffi, membro di giunta della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Si tratta infatti di un comparto in cui le imprese nei territori italiani sono particolarmente specializzate, a partire dalla Lombardia e dal Nord Italia. E “Le Olimpiadi Milano – Cortina 2026 – aggiunge Zorzi – potranno essere un’ulteriore importante vetrina internazionale per far conoscere e apprezzare qualità e design del Made in Italy nel mondo”.

Mamme italiane e surgelati, il 99% li mette in tavola per i figli

Cambiano i tempi, certo, ma nn cambia l’attenzione delle mamme italiane nei confronti dei loro bambini. Anche e forse soprattutto quando si parla di alimentazione. Altrettanto vero è che si ha sempre meno tempo a disposizione per mettere in tavola menù vari e bilanciati, adatti per una crescita sana. Per fortuna, però, arrivano in soccorso i surgelati, sempre più utilizzati dalle mamme del Belpaese: il dato emerge da una ricerca Doxa per l’Istituto italiano alimenti surgelati su 400 mamme con figli tra i 3 e i 14: “Dalla ricerca è evidente che ormai il 99% delle mamme usa i prodotti surgelati – ha detto ad askanews  Vittorio Gagliardi, presidente di Iias – e una su due lo fa anche due tre volte a settimana: i surgelati non sono più un prodotto emergenziale, ma fanno parte della cucina italiana”.

Promossi a pieni voti

Che gli alimenti surgelati possano essere una soluzione adeguata (tra l’altro per legge non possono contenere conservanti) è confermato anche da un esperto come Claudio Maffeis, professore di Pediatria all’Università di Verona: “L’obiettivo dell’alimentazione nei bambini è garantire un accrescimento fisico e neuro-psicologico adeguato all’età – ci ha detto – in questo senso sono importanti qualità e quantità degli alimenti. A questo riguardo i surgelati possono essere una risorsa in quanto consentono di avere disponibilità di alcuni prodotti tutto l’anno e poi c’è la possibilità di misurare le energie e i nutrienti che si assumono con la porzione di alimento grazie alle etichette. Infine c’è la facilità d’uso che consente di variare con praticità l’alimentazione”.

Otto mamme su dieci li utilizzano

La ricerca segnala che ben 8 mamme su 10 li utilizzano, considerandoli anche una grandissima comodità. Dietro questi comportamenti d’acquisto c’è ormai la consapevolezza che questi alimenti conservati a -18 gradi sono equiparabili sotto il profilo nutrizionale a quelli freschi: lo sanno 6 mamme su 10, che diventano 7 su 10 nel caso di alimenti al naturale, come pesce, carne e verdure. “Le mamme sanno perfettamente che a livello nutrizionale sono paragonabili ai prodotti freschi se non superioritra l’altro i prodotti più utilizzati dalle mamme sono quelli suggeriti dai nutrizionisti che sono vegetali e pesce, ricordandoci sempre che bisogna cercare di far contenti il figlio” dice ancora Gagliardi.

I prodotti preferiti in tavola e nel carrello

I prodotti preferiti nel reparto surgelati, e che finiscono nel carrello della spesa, sono patate (75%, fritte o elaborate), pesce panato (73%), crepes e sofficini (70%) seguiti da verdure naturali (60%) e pizza (59%). Se però si guardano i dati sulla frequenza di consumo di surgelati (almeno 2-3 volte a settimana) la classifica vede al primo posto le verdure al naturale e in mix (46%) seguite da primi piatti a base di pasta, contorni, vellutate (35%) e dal pesce al naturale (34%).

Italia, nel 2019 record di eco-investimenti: un settore che crea lavoro

Investimenti in prodotti e tecnologie green da record, anche nel nostro Paese. A decretarlo è GreenItaly 2019: il decimo rapporto della Fondazione Symbola e di Unioncamere, promosso in collaborazione con Conai, Ecopneus e Novamont, con la partnership di Si.Camera e Ecocerved e con il patrocinio del ministero dell’Ambiente. Gli ecoinvestimenti, infatti, nel 2019 toccano un valore pari a 21,5%: una percentuale che corrisponde a quasi 300mila imprese che hanno investito in questa direzione.

Imprese attive nella sostenibilità

In Italia, le imprese dell’industria e dei servizi con dipendenti che hanno investito nel periodo 2015-2018, o prevedono di farlo entro la fine del 2019 in prodotti e tecnologie green per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di CO2 sono circa 432mila. In percentuale, si tratta di circa un’impresa su tre (il 31,2% su tutte le aziende al di fuori del settore agricolo) all’interno del panorama nazionale. Il settore manifatturiero è quello che ha la percentuale più alta: 35,8%

Green job, tante opportunità

Questa tendenza in atto ha un importante riverbero anche sul mondo del lavoro, creandolo. Come riporta adnkronos, nel 2018 il numero dei green job in Italia ha superato la soglia dei 3 milioni: 3.100.000 unità, il 13,4% del totale dell’occupazione complessiva (nel 2017 era il 13%). L’occupazione green nel 2018 è cresciuta rispetto al 2017 di oltre 100mila unità, con un incremento del +3,4% rispetto al +0,5% delle altre figure professionali. 

I giovani imprenditori i più sensibili

Un altro dato interessante emerso dal rapporto è che sono soprattutto i giovani imprenditori i più attenti ai temi della sostenibilità e dell’ecologia. Tra le imprese guidate da under 35, infatti, il 47% ha compiuto eco-investimenti, contro il 23 delle over 35. Non solo: gli imprenditori più attenti a questi temi dimostrano di possedere anche uno slancio oltre i confini nazionali. Infatti, riporta l’analisi, le aziende di questa GreenItaly hanno un dinamismo sui mercati esteri superiore al resto del sistema produttivo italiano: con specifico riferimento alle imprese manifatturiere (5-499 addetti), il 51% delle eco-investitrici ha segnalato un aumento dell’export nel 2018, contro il più ridotto 38% di quelle che non hanno investito.

Bravi anche in innovazione

Il rapporto, infine, evidenzia anche un altro aspetto significativo: queste imprese innovano più delle altre. Il 79% ha sviluppato attività di innovazione, contro il 61% delle non investitrici. Nella gran parte dei casi, poi, si tratta di progetti per attivare misure legate al programma Impresa 4.0.

Occupazione, +134mila contratti a tempo indeterminato nel secondo trimestre 2019

Nel secondo trimestre del 2019 l’occupazione è in crescita, e sono 134mila in più i contratti a tempo indeterminato, mentre sono 45mila in meno quelli a tempo determinato. Questa tendenza continua a essere influenzata da un elevato livello di trasformazioni a tempo indeterminato (+159mila), contribuendo in modo complementare ad accrescere il numero di posizioni a tempo indeterminato e a diminuire quello delle posizioni a termine. L’incidenza delle trasformazioni sul totale degli ingressi a tempo indeterminato (attivazioni e trasformazioni) nel secondo trimestre dell’anno raggiunge il 22,4%, il secondo valore più alto dopo quello del primo trimestre (28,7%). È quanto emerge dalla Nota trimestrale diffusa dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali, l’Istat, l’Inps, l’Inail e l’Anpal.

Incremento congiunturale per le posizioni lavorative dipendenti

Dopo undici trimestri di crescita anche su base annua la dinamica delle posizioni a tempo determinato risulta per la seconda volta negativa (- 92mila). Tale andamento si accentua nei dati Inps-Uniemens (- 198mila nel secondo trimestre 2019), che comprendono anche il lavoro in somministrazione e a chiamata. Le posizioni lavorative dipendenti invece, nei dati destagionalizzati, presentano un incremento congiunturale. Nel secondo trimestre 2019, in base alle comunicazioni obbligatorie, le attivazioni sono state 2 milioni 535mila, e le cessazioni 2 milioni 446mila, determinando un saldo positivo di 89mila posizioni di lavoro dipendente.

Aumento maggiore per i servizi, moderato per industria e costruzioni

La crescita riguarda tutti i settori di attività economica, soprattutto i servizi (+76mila), mentre l’industria in senso stretto (+7mila) e le costruzioni (+5mila) mostrano incrementi meno rilevanti.

Andamenti simili si riscontrano nelle posizioni lavorative dei dipendenti del settore privato extra-agricolo (Istat, Rilevazione Oros), dove la variazione congiunturale di +0,3% (+36mila posizioni) è dovuta a un aumento più contenuto nell’industria in senso stretto (+0,1%, +3mila posizioni) rispetto ai servizi (+0,3%, +29 mila) e alle costruzioni (+0,5%, +4mila), riporta Adnkronos.

“Un segnale importante soprattutto per i giovani”

”Cresce in modo costante e duraturo da oltre un anno il lavoro a tempo indeterminato così come certificato dalle comunicazioni obbligatorie censite dal Ministero del Lavoro – commenta il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo -. Oggi il trend è confermato con 134mila contratti a tempo indeterminato in più nel secondo trimestre del 2019 rispetto al trimestre precedente. Questo è un segnale importante soprattutto per i giovani che vivono con difficoltà l’accesso al mondo del lavoro – continua Catalfo -. L’aumento del lavoro a tempo indeterminato significa dare loro una prospettiva di vita diversa rispetto al passato”.

Over Motel | Benessere in Brianza

Se hai bisogno di un motel Brianza che si trovi in posizione strategica e che dunque consenta di raggiungere facilmente città quali Milano, Bergamo, Monza e Lecco, l’Over Motel è l’hotel di Vimercate che fa al caso tuo. Questa importante struttura ricettiva  4 stelle infatti, è situata in posizione ideale allo scopo, e consente per questo di raggiungere in pochi minuti d’auto le suddette città, offrendo ai propri clienti tutta la libertà di poter soggiornare all’interno di un ambiente estremamente curato e nel quale la privacy è una questione prioritaria.

Qui infatti, è possibile usufruire di tantissimi servizi dedicati al benessere della persona e della coppia in genere, trattamenti che vanno dall’ hammam alla doccia idromassaggio, dalle vasche idromassaggio al solarium, disponibili direttamente all’interno delle camere in base alla tipologia di soluzione prescelta e dunque da poter vivere intensamente, senza dover condividere con altri questi momenti.

Il personale dell’Over Motel conosce bene l’esigenza del cliente di vedere rispettata la propria privacy, e per questo fa sì che il cliente una volta prenotata la propria camera posso fare direttamente accesso alla stessa parcheggiando l’auto all’interno del box privato che è esattamente adiacente alla camera persone per prenotata. Grazie all’apposita tenda motorizzata è inoltre possibile fare in modo da precludere la visuale dall’esterno e dunque avere una privacy ancora maggiore.

In base alla tipologia di camera prescelta variano dunque i servizi che è possibile trovare al suo interno, ed a prescindere dalla camera prescelta siamo sicuri che il tuo prossimo soggiorno all’Over Motel sarà all’insegna del benessere e del relax, grazie alla grande cura con la quale tutte le camere sono state allestite e grazie ai tantissimi comfort che la struttura mette a tua disposizione, tra i quali ricordiamo la TV digitale, l’aria condizionata, la cassaforte, la biancheria, il wi-fi gratuito ed il set da bagno.

Una nuova era per la leadership richiede un Ceo agile e innovativo

I Ceo sono convinti che sia necessario ripensare la cultura e i valori aziendali, riqualificare le competenze e definire dei modelli originali di partnership. A loro dire, le aziende sono arrivate a un bivio: per non rischiare di sparire dal mercato in meno di cinque anni si deve cambiare il proprio modello di business. Il report Kpmg Global Ceo Outlook 2019 sostiene che si è entrati in una nuova era della leadership, e i Ceo devono essere in grado di sperimentare nuove idee e di creare organizzazioni estremamente agili.

La crescita dipende dalla capacità di mettere in discussione l’organizzazione esistente

La ricerca Kpmg Global CEO Outlook 2019 è stata condotta su 1.300 amministratori delegati di 11 tra le principali economie a livello mondiale, Italia compresa. Secondo lo studio il 71% degli AD, nella convinzione che la crescita delle loro aziende dipenda in primo luogo dalla capacità di mettere in discussione l’organizzazione attualmente esistente, sostiene che è giunto il momento di cambiare strategia. La grande maggioranza degli intervistati afferma che la cultura da adottare è quella del fail-fast. Per  l’84% degli amministratori delegati, infatti, è necessario imparare ad apprendere in modo tempestivo dai fallimenti, grandi e piccoli.

Gli AD italiani temono l’emergere di partiti con politiche protezionistiche

Guardando al futuro, gli AD sono comunque perlopiù ottimisti. Stando al 66% dei top manager a livello internazionale, l’economia globale è destinata a crescere nei prossimi 3 anni. In particolare, il 96% degli AD italiani è convinto che la propria azienda abbia buone prospettive di crescita per il prossimo triennio. Per quanto riguarda le minacce al business, la prima delle preoccupazioni tra i Ceo è quella ambientale. Il cambiamento climatico per la prima volta svetta tra gli ostacoli previsti dai business leader internazionale. Non però, per gli AD italiani, i quali temono soprattutto, nel 45% dei casi, l’emergere di eventuali partiti con politiche protezionistiche, tali da rendere difficili il business.

Le caratteristiche del Ceo perfetto

Come dovrebbe essere, quindi, l’AD perfetto per guidare un’azienda nei prossimi anni? “Per affrontare le sfide presenti e future, deve essere in grado di sperimentare nuovi approcci, senza farsi frenare da dannosi pregiudizi – spiega Carola Adami, AD della società di head hunting Adami & Associati -. É essenziale che un Ceo sia in grado di creare un clima sereno e produttivo in azienda, senza mai diventare un controllore severo: soprattutto oggi, il top manager deve riuscire a concedere ampie libertà, responsabilizzando i sottoposti”.

Il riscaldamento globale brucia 80 milioni di posti di lavoro

Il caldo eccessivo è un rischio per la salute anche per i lavoratori, e in casi estremi può causare colpi di calore tali da risultare fatali. Il riscaldamento climatico si tradurrà quindi in uno stress termico che oltre a causare una perdita economica di 2.400 miliardi di dollari, comporterà 80 milioni di posti di lavoro in meno nel mondo entro il 2030. Lo stress termico riguarda una quantità di calore maggiore rispetto a quella che il corpo può tollerare senza subire danni fisiologici. E si verifica a temperature superiori a 35 gradi, accompagnate da un elevato tasso di umidità.

Proiezioni basate su un aumento della temperatura globale di 1,5 gradi

Lo rileva il rapporto Lavorare su un pianeta più caldo, effettuato dall’organismo delle Nazioni Unite, Organizzazione del lavoro. Le proiezioni del rapporto si basano su un aumento della temperatura globale di 1,5 gradi, e suggeriscono che entro il 2030 il 2,2% delle ore totali lavorate a livello mondiale andrebbe perso a causa delle alte temperature. Secondo il rapporto l’impatto dello stress termico sulla produttività lavorativa è un’ulteriore conseguenza del cambiamento climatico, che va ad aggiungersi agli altri effetti nefasti, quali la modificazione del regime delle piogge, la crescita del livello dei mari e la perdita della biodiversità.

Asia del Sud e Africa dell’Ovest le aree più colpite dallo stress termico

Globalmente le ricadute saranno ripartite in maniera diseguale tra i Paesi, le regioni che perderanno il maggior numero di ore di lavoro saranno l’Asia del Sud e l’Africa dell’Ovest, con una perdita entro il 2030 di circa 43,9 milioni di posti di lavoro. Le perdite economiche associate allo stress termico si uniranno quindi agli svantaggi economici già esistenti in questi Paesi. In particolare ai tassi elevati di lavoratori poveri, all’occupazione vulnerabile, all’agricoltura di sussistenza e all’assenza di protezione sociale.

I settori più danneggiati, agricoltura e costruzioni

Il settore che potrebbe essere più danneggiato da questo fenomeno è quello dell’agricoltura, che nel mondo occupa 940 milioni di persone. Qui lo stress termico potrebbe causare la perdita del 60% delle ore di lavoro. Ma anche il settore delle costruzioni subirà un forte impatto dal riscaldamento globale, con la perdita del 19% delle ore di lavoro. Gli altri ambiti a rischio, riferisce Ansa, sono i trasporti, il turismo, i beni e servizi ambientali.

Sulla base di queste stime l’Onu chiede dunque agli Stati nuovi sforzi per sviluppare, finanziare e attuare politiche nazionali per combattere i rischi di stress termico e proteggere i lavoratori. Ciò include la creazione di infrastrutture adeguate e migliori sistemi di allerta precoce durante le ondate di calore. E una migliore applicazione delle norme internazionali, come la sicurezza e la salute sul lavoro.

I consigli per ridurre i consumi degli elettrodomestici

Il caldo è arrivato, e frigorifero e condizionatore fanno impennare le bollette. Se il primo durante l’anno è responsabile di circa del 20-25% della spesa totale dell’energia elettrica, tra giugno e settembre aumenta i suoi consumi addirittura del 40-50%. Non è da meno il condizionatore, che con un’accensione per circa 50 minuti al giorno comporta un aumento medio del 10% sul consumo totale della casa, pari a 712 Wh, equivalenti a circa 5 euro al mese.

È quanto rivela Midori, la Pmi con sede all’Energy Center del Politecnico di Torino, che ha analizzato i dati raccolti tramite Ned, il dispositivo smart meter Made in Italy, da collegare al quadro elettrico di casa per monitorare i consumi dei principali elettrodomestici. Ma come contenere i consumi evitando gli sprechi?

Sceglierli di classe non inferiore alla A

La scelta dell’elettrodomestico giusto è prioritaria e decisiva, e sono da preferire quelli di nuova generazione e con classe energetica A, A+, A++ e A+++. Un frigorifero A+++, ad esempio, consuma in media il 60% in meno rispetto a un dispositivo in classe A, per un risparmio di circa 40 euro all’anno. Non bisogna però impostare però temperature troppo basse, che comportano un aumento esponenziale del consumo energetico, ed è opportuno tenerlo lontano da fonti di calore. Inoltre, occorre sbrinarlo periodicamente. Uno spessore di soli 5 mm di ghiaccio porta a consumare il 20% in più di elettricità. Per il condizionatore invece la differenza termica tra l’interno e l’esterno dell’abitazione non dovrebbe superare i 7-8 gradi.

Effettuare la manutenzione degli impianti

Un altro consiglio è quello di effettuare la manutenzione degli impianti. Un elettrodomestico mal funzionante consuma di più e può essere pericoloso. Il condizionatore, ad esempio, ha bisogno di una frequente revisione del filtro, che se troppo sporco o usurato porta l’impianto a consumare una maggior quantità di energia.

Procurandosi poi uno smart meter, è possibile rilevare i consumi della propria abitazione e scoprire il reale utilizzo dell’energia: in questo modo sui può imparare a risparmiare sulla bolletta fino al 20% all’anno.

Lavare a basse temperature o con la modalità “eco”

Per evitare che le ventole dei dispositivi quali pc e televisione lavorino eccessivamente, riporta Adnkronos, è poi sempre meglio non incassarli in spazi troppo ristretti, ma lasciarli “respirare”. Nel caso del frigo, l’eccessiva vicinanza al muro ostacola la fuoriuscita del calore dalla ventola e rende più difficile lo scambio d’aria con l’esterno, rischiando di danneggiarlo e aumentare i consumi.

E poiché in estate è importante stare attenti al consumo di acqua meglio avviare lavatrici e lavastoviglie quando sono a pieno carico, e con lavaggi a basse temperature per i panni, o scegliendo la modalità “eco” nel caso delle stoviglie. Escludendo il prelavaggio nella lavatrice e l’asciugatura nella lavastoviglie, si risparmia inoltre fino al 15% di energia, mentre un altro 30% di risparmio deriva dalla pulizia regolare del filtro e dall’uso di decalcificanti.