La felicità secondo i lavoratori italiani: i più giovani sono i più insoddisfatti

Se si analizza la dimensione di felicità in generale, e la soddisfazione della vita, emerge che tra i rappresentanti della generazione Z solo il 19% si trova concorde a ritenere che la propria vita sia vicina al proprio ideale, contro il 28% dei Baby Boomers. Anche nella dimensione legata alla solitudine o all’isolamento si nota come siano maggiormente avvertiti dai giovani e dai giovanissimi rispetto agli adulti. Si passa infatti dal 21% fino al 10% (dai più giovani ai più anziani) di coloro che soffrono di questi problemi, e dal 42% al 57% di coloro che non si sentono particolarmente toccati dalla questione. Si tratta di alcuni dati rilasciati dall’associazione Ricerca Felicità sullo stato di salute della felicità e del benessere dei lavoratori, sia nella dimensione aziendale sia in quella individuale e sociale.

I Baby Boomers sono più sicuri dei propri meriti

L’associazione si è posta sei obiettivi d’indagine, felicità in generale, solitudine e isolamento, felicità al lavoro, senso di appartenenza, riconoscimento e discriminazione e lavoro e suo significato. E dai dati emerge che il 16% degli intervistati ritiene che l’affermazione “esprimo le mie emozioni senza essere giudicato” nell’ambiente di lavoro sia assolutamente falsa, mentre quasi il 30% si ritiene poco concorde con l’affermazione “i miei meriti vengono sempre riconosciuti”.

Tra i Baby Boomers però è significativamente più elevato il peso di coloro che ritengono riconosciuti in modo assolutamente adeguato i loro meriti rispetto alle altre generazioni (31% contro una media di 20/21%).

La dimensione del lavoro come crescita personale

Con la volontà di offrire strumenti al mondo del lavoro per allineare i propri valori con quelli dei propri collaboratori per una crescita corale, la dimensione del lavoro è stata analizzata da diversi punti di vista. Ad esempio, le affermazioni “mi fa capire le persone e il mondo che mi circonda” e “contribuisce alla mia crescita personale” sono state indicate come vere nel contesto nel proprio lavoro rispettivamente dal 27.9 % e dal 25,3%.

L’impatto dell’azienda e della carriera

Le affermazioni “soddisfa tutti i miei bisogni” e “ho una carriera piena di significato” sono invece ritenute false, ovvero per nulla riscontrabili nel proprio ambito lavorativo, dal 27,1% e dal 24%. Il 15,3% ritiene poi che l’affermazione “ha un impatto positivo per il mondo” riferita all’azienda in cui lavora sia assolutamente falsa, e alla domanda se il proprio lavoro “fa la differenza” solo il 7,6% crede sia assolutamente vero, contro il 13,5% che lo indica come assolutamente falso