Web e dintorni

I numeri della crescita della Blockchain

Nel 2021 a livello globale si contano 370 iniziative di Blockchain e Distributed Ledger sviluppate da aziende e pubbliche amministrazione (+39% rispetto al 2020), che portano a 1.615 il totale dei casi censiti dal 2016. I settori più attivi sono quello finanziario, con il 38% dei progetti, e la Pubblica Amministrazione (16%), seguiti dai Media (7%), e l’Agrifood (6%).
Le applicazioni di questa tecnologia, nata nel 2008 con Bitcoin, si stanno evolvendo velocemente in diverse direzioni, ma tutte hanno in comune la spinta verso una nuova versione del Web. La Blockchain, infatti, è alla base della ‘next web revolution’, il Web3, una sorta di Internet ‘decentralizzato’, la naturale evoluzione dell’attuale Web ‘centralizzato’ dominato dalle big tech. Sono alcune evidenze emerse della ricerca dell’Osservatorio Blockchain e Distributed Ledger della School of Management del Politecnico di Milano.

I progetti in Italia

In Italia gli investimenti delle aziende nel 2021 sono pari a 28 milioni di euro, più o meno stabili rispetto ai 23 milioni del 2020. Il settore più attivo si conferma quello finanziario e assicurativo, con il 50% degli investimenti, seguono la PA (15%), in forte crescita anche grazie allo sviluppo dell’Italian Blockchain Service Infrastructure, l’agroalimentare (11%) e le utility (10%). Il mercato italiano è focalizzato soprattutto sullo sviluppo di progetti pilota e sull’evoluzione di quelli già in produzione: solo il 13% degli investimenti riguarda Proof of Concept o attività di formazione.
Se l’adozione delle aziende stenta ancora a decollare, i consumatori italiani sono sempre più orientati all’utilizzo delle applicazioni Blockchain, in particolare le criptovalute: il 12% degli italiani ha già acquistato Bitcoin o altre criptocurrencies e il 17% è interessato a farlo in futuro.

L’Internet of Value

Seppure la tecnologia sia nata per permettere lo scambio di valore peer-to-peer in assenza di intermediari, l’utilizzo della Blockchain si è diversificato a molte applicazioni. Innanzitutto, quelle basate sullo scambio di valore del cosiddetto Internet of Value: criptovalute, stablecoin e CBDC, le monete virtuali promosse dalle banche centrali. A livello internazionale, i progetti di Internet of Value censiti sono 180, il 24% del totale (+85%). Un secondo ambito di applicazione è quello dei progetti in cui i processi di business tradizionali vengono replicati utilizzando tecnologie Blockchain. A livello internazionale si contano circa 500 progetti implementativi sviluppati da aziende e pubbliche amministrazioni, il 67% del totale (-19%).

 Il Decentralized web

Nel mondo del Decentralized web, la Blockchain permette di creare l’infrastruttura che abilita nuove soluzioni di business indipendenti, spesso basate su applicazioni decentralizzate (le cosiddette DApp) o gli Nft, token unici che rappresentano una proprietà privata digitale.  Sono 71 i progetti di Decentralized web sviluppati a livello internazionale, il 9% del totale di quelli censiti, tra DApp e Nft. L’ecosistema di applicazioni decentralizzate più interessante continua a essere quello del DeFi (Decentralized Finance), sviluppate su piattaforme permissionless per l’offerta di servizi e prodotti finanziari. Il totale del valore investito in queste applicazioni nel 2021 ha superato i 250 miliardi di dollari (+1.250%).

Come sarà e quanto varrà l’IoT nel 2030?

L’IoT, l’Internet delle cose, entro il 2030 potrebbe generare tra i 5500 e i 12.600 miliardi di dollari a livello globale. Secondo lo studio di McKinsey ‘The Internet of Things: Catching up to an accelerating opportunity’, l’IoT sarà sempre più presente nella nostra vita, soprattutto nelle nostre case, negli uffici, e nell’ambito della salute. 
Quanto allo sviluppo di fabbriche intelligenti, smart city e veicoli autonomi, permane una certa cautela. Nonostante le stime al ribasso, l’applicazione dell’IoT nelle fabbriche resta però la più promettente in termini economici, e vale 1.400-3.300 mila miliardi di dollari, circa un quarto del totale. E permetterebbe di trovare quello che McKinsey chiama ‘il sacro Graal dei tecnici’: la manutenzione predittiva.

Produrre di più con meno risorse, ridurre gli sprechi e monitorare la salute 

Se l’agricoltura di precisione permetterebbe di produrre di più con meno risorse, aumentando la resa del 15-20%, la seconda applicazione dell’IoT per valore generato (550-1.760 miliardi) è la sanità. Nel 2030 il monitoraggio e il trattamento delle malattie potrebbe arrivare a valere il doppio rispetto alle applicazioni legate al benessere. I pazienti potranno utilizzare apparecchiature che rilevano e comunicano dati ai medici, lanciando allarmi in caso di anomalie.
L’impatto economico dell’IoT sulle città potrebbe invece essere di 1000-1700 miliardi di dollari. Dal monitoraggio della qualità dell’aria alla riduzione degli sprechi, dalla sicurezza all’energia, la fetta più consistente dell’IoT in città sarebbe però generata dalla ‘gestione del traffico centralizzata e adattiva’. 

L’IoT cambierà il modo di comprare e di trascorrere il tempo

L’IoT cambierà anche il modo di comprare. Già nei prossimi due anni più della metà delle catene di vendita al dettaglio potrebbe avere casse automatiche, con una copertura fino al 90% nel 2030.
McKinsey prevede però che ‘la chiave della futura esperienza’ sarà legata alla personalizzazione: offerte su misura in tempo reale, sconti, e consigli dedicati. Con telecamere e reti neurali poi ognuno potrebbe fornire informazioni sui suoi gusti. Tecnologie come questa potrebbero aumentare la spesa in negozio del 20-30%.
L’Iot in casa, invece, se dal punto di vista economico ha ricadute potenziali contenute (400-800 miliardi di dollari, il 7-8% del totale), ha un impatto enorme su come le persone trascorrono tempo e spendono denaro. Verrà utilizzato per automatizzare le faccende domestiche, per l’intrattenimento e il risparmio energetico.

L’ufficio connesso e il cantiere più efficiente

Un ufficio in cui tutto è connesso renderebbe più efficiente la gestione degli spazi: le informazioni raccolte su movimenti e attività dei dipendenti permetterebbero di progettare meglio la configurazione degli spazi, e la realtà aumentata migliorerebbe la condivisione, anche da remoto.
Gli stessi principi, applicati sui cantieri, potrebbero aumentare la produttività del 5-10% e ridurre il costo delle materie prime del 5-9%.
Come dimostra McKinsey, riporta Agi, sono molti i fattori che potrebbero accelerare o frenare lo sviluppo dell’Iot. Quelli che il report chiama ‘abilitatori’ (il valore percepito, la tecnologia e la connettività) e le ‘barriere’: le imprese si concentrano troppo poco su progetti di trasformazione. E poi ci sono cybersecurity e privacy, senza le quali l’Iot si trasforma da opportunità in rischio.

2022, i cybercriminali preparano minacce sempre più avanzate

Il 2022 vedrà un intensificarsi delle minacce persistenti avanzate (Apt), che diventeranno sempre più sofisticate e pericolose. A lanciare l’allarme sono gli esperti di Kaspersky, che segnalano che il prossimo anno ci saranno delle vere e proprie tendenze anche da parte dei cyber criminali: nelle previsioni tracciate dai ricercatori gioca un ruolo importante il crescente ruolo della politicizzazione nel cyberspazio, il ritorno degli attacchi di basso livello, la presenza di nuovi attori APT e la crescita degli attacchi alla supply chain. I cambiamenti avvenuti in tutto il mondo nel 2021 avranno un effetto diretto sullo sviluppo di attacchi sofisticati nel prossimo anno.

Nuovi attori Apt

Tra i pericoli segnalati dai ricercatori, c’è una maggiore vulnerabilità del settore privato. Come avverte la ricerca, “Il potenziale dei software di sorveglianza commerciale come l’accesso a grandi quantità di dati personali e obiettivi più ampi, lo rende un business redditizio per coloro che lo forniscono e uno strumento efficace nelle mani dei threat actor. Pertanto, gli esperti di Kaspersky ritengono che i fornitori di questi software si espanderanno nel cyberspazio e forniranno i loro servizi a nuovi threat actor di minacce avanzate, fino a quando i governi non inizieranno a regolamentarne l’uso”.

I dispositivi mobili più vulnerabili

Sui nostri smartphone abbiamo tutta la nostra vita: questi device contengono moltissimi dati sensibili e per questo  sono sempre stati un obiettivo interessante per gli attaccanti. Nel 2021 sono stati osservati più attacchi zero-day in-the-wild su iOS rispetto al passato. A differenza di un PC o Mac, dove l’utente ha la possibilità di installare un pacchetto di sicurezza, su iOS questi prodotti sono limitati o non esistono. Questo crea delle enormi opportunità per le Apt.

Lo smart working stimola gli attacchi

Mai come in questi ultimi mesi si è sviluppato lo smart working che, oltre a essere una nuova modalità di lavoro per le imprese, è anche un nuovo terreno di “caccia” per i cybercriminali. Questo perchè gli hacker hanno la possibilità di utilizzare i computer di casa, non protetti o senza patch, dei dipendenti che lavorano da remoto per penetrare nelle reti aziendali. Insieme a questi, continueranno a essere impiegate anche le tecniche di ingegneria sociale per il furto delle credenziali. Allo stesso modo, si intensificheranno gli attacchi contro la sicurezza del cloud e dei servizi in outsourcing. Numerose aziende stanno incorporando architetture di cloud computing e software basati su microservizi e in esecuzione su infrastrutture di terze parti, che sono più inclini agli attacchi. Di conseguenza, nel prossimo anno le aziende diventeranno obiettivi primari per attacchi sofisticati.

Ritorno a scuola, quest’anno gli zaini si acquistano online

Il nuovo anno scolastico è iniziato, e le famiglie hanno attrezzato i propri figli per l’inizio delle lezioni. Se la tipologia di ricerche online per gli acquisti scolastici sembra voler mettere la pandemia alle spalle, un dato conferma un trend in forte ascesa: quello di utilizzare l’e-commerce come canale privilegiato da parte dei genitori italiani per dotare i figli di tutto il necessario per la scuola. 
Gli acquisti in rete ormai sono infatti considerati affidabili, economici e comodi: si sceglie seduti sul divano di casa per farsi recapitare il pacco in tempi brevi. E tra acquisti online di zaini, diari, astucci emerge una grande voglia di normalità e di ritorno a scuola in presenza.

Diari, zaini e astucci conquistano la classifica delle ricerche online

Sono seicentomila gli zaini acquistati su Amazon per questo ritorno a scuola ancora segnato dagli strascichi della pandemia. Un dato, questo, che rende al meglio l’idea di un ritorno a scuola in presenza. Nella classifica delle ricerche per gli acquisti online più in voga fra il mese di agosto e l’inizio di settembre i diari per la scuola si piazzano all’11° posto della classifica generale dei prodotti più venduti online, seguiti dagli zaini, al 14° posto, e dagli astucci, al 31° posto. Si tratta di prodotti che nel 2020 erano in fondo alla classifica, o nel caso degli zaini, neanche comparivano. A calare è invece l’acquisto di mascherine. Un anno fa erano al terzo posto oggi scendono al 24°.

Non solo prodotti per la scuola

Ma oltre ai prodotti per la scuola, cosa si vende online? Grazie all’analisi compiuta su Amazon è possibile analizzare la top ten delle ricerche più frequenti sulla piattaforma, ovvero i prodotti che precedono proprio i diari, saliti fino all’undicesima posizione.
E al primo posto si piazza una nuova moda, quella dei “pop it”, il gioco antistress del momento. A seguire, nell’ordine, smartwatch, cuffie bluetooth, calzature Birkenstock da donna, e monopattini elettrici, in forte crescita. Al sesto posto si posiziona Xiaomi, il produttore di smartphone, seguito dalla playstation Sony, e dalle ricerche generali con parola chiave “smartphone”. Gli ultimi due posti della top ten sono occupati dalla ricerca di iPhone 12 e quella di friggitrici ad aria.

Cinque consigli per i venditori per sfruttare il periodo del back to school

Come sfruttare al meglio il periodo del back to school? Il blog di Marketplace Mentor offre cinque consigli proprio per i venditori. Il primo è quello di compiere l’analisi del settore alla ricerca dei prodotti top seller. Nella propria vetrina virtuale, infatti, conviene avere gli oggetti più di moda nel periodo scolastico. Essenziale poi è ottimizzare keyword e catalogo prodotti, oltre a incrementare e personalizzare l’advertising: dal Pay per Click alle campagne più specifiche, tutto deve catturare l’attenzione di studenti e genitori.La gestione delle spedizioni e dei resi gioca poi un ruolo molto importante, così come la costruzione di una strategia multi-goal, creando campagne pubblicitarie con finalità diverse a seconda del periodo promozionale. Questo, per intercettare gli utenti nel momento giusto.

WhatsApp: come entrare nelle videochiamate già iniziate

Novità per WhatsApp. L’app di messaggistica più utilizzata del mondo si evolve e diventa più flessibile. Infatti, ora si può accedere alle videochiamate di gruppo anche se queste sono già iniziate: fino a pochi giorni fa, invece, se si ignorava l’invito a una videocall di gruppo, non si poteva più partecipare. La piattaforma ora consente agli ospiti di essere inseriti in qualsiasi momento e non solo al momento della ricezione della notifica. Non solo: i partecipanti possono uscire e rientrare nella chiamata di gruppo quando lo desidera, per tutta la durata della comunicazione.

L’annuncio di Marck Zuckerberg

“Oggi introduciamo una nuova funzionalità che consente di partecipare a una chiamata di gruppo, anche se è già iniziata. La possibilità di partecipare a una chiamata in un secondo momento elimina la pressione di dover rispondere alla chiamata di gruppo non appena inizia. Inoltre, rende le chiamate di gruppo su WhatsApp spontanee e semplici come una conversazione di persona”, ha annunciato l ‘app di messaggistica di Mark Zuckerberg sul suo blog. “Abbiamo anche creato una schermata che contiene informazioni sulla chiamata: mostra chi è già collegato e chi è stato invitato a partecipare, ma non si è ancora aggiunto. E, anche se fai clic su ‘Ignora’, puoi unirti in seguito direttamente dalla scheda chiamate in WhatsApp”.

Occorre l’ultimo aggiornamento

Per utilizzare questa funzione è necessario disporre dell’ultimo aggiornamento di WhatsApp e avviare regolarmente la chiamata o la videochiamata. Si può scegliere fino a sette persone per inviare loro un invito a partecipare, che possono accettare o ignorare. Prima di entrare, tutti vedranno l’elenco dei partecipanti e degli altri contatti invitati che non hanno ancora risposto, e ogni utente potrà unirsi alla conversazione in qualsiasi momento. Esattamente come per le altre chiamate vocali e video, anche queste saranno crittografate end-to-end, preservando la privacy degli iscritti.

Sempre più simile ad app concorrenti

Questo è il primo grande cambiamento che WhatsApp ha apportato al suo servizio di videochiamate da aprile 2020, quando ha ampliato la capacità a otto partecipanti. Probabilmente con questa implementazione WhatsApp si avvicina sempre di più ad analoghi servizi di messaggistica avanzata, come Zoom e Teams, che negli ultimi mesi hanno registrato un vero e proprio boom a seguito della necessità di effettuare riunioni di lavoro o la didattica a distanza. Non è ancora chiaro se la funzionalità di ingresso alle call in corso sarà attiva solo su smartphone o anche dall’app via desktop, che nelle ultime settimane ha ricevuto un aggiornamento proprio per ospitare le chiamate e le videochiamate, prima relegate alla sola versione mobile. 

Anche il QR Code può essere un vettore di cyber-attacchi

Il 2020 è stato un anno di grandi emergenze anche per il settore cybersecurity. Complice la diffusione del remote working, l’incremento di attacchi informatici nei confronti delle imprese è stato del 40% in più rispetto al 2019, come attestano i dati dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano. In questo contesto il vettore privilegiato per i cyber criminali è stata la mail, il cosiddetto phishing, che ha riguardato circa l’80% dei tentativi di intromissioni. Nel 2021 i cybercriminali però potrebbero privilegiare un nuovo canale, ossia il Qr Code. I codici Qr stanno avendo una diffusione capillare, specialmente a seguito della pandemia, e si sta diffondendo una nuova tecnica di attacco, il Qishing. A sottolinearlo è l’analisi sull’evoluzione degli attacchi phishing realizzata da Innovery, multinazionale italiana nel mercato Ict specializzata nel comparto cybersecurity. 

Scarsa consapevolezza sulle minacce veicolate dalla scansione di un QR Code

Secondo un recente sondaggio condotto da MobileIron, l’86% degli intervistati ha scansionato un codice QR nel corso del 2020, e oltre la metà, il 54%, ha riferito un aumento nell’utilizzo di tali codici dall’inizio della pandemia.
“L’aumento dell’utilizzo di dispositivi mobile per svolgere molte delle nostre attività quotidiane ci espone a nuovi rischi, e la scarsa consapevolezza sulle possibili minacce che la scansione di un QR Code può veicolare è una preoccupazione sempre più impellente”, spiega Massimo Grandesso, Cybersecurity Manager di Innovery.

Una nuova tecnica di attacco, il Qishing

Inoltre, “i Qr Code inviati via email riescono a eludere i normali sistemi di antiphishing: il Qishing – spiega ancora Massimo Grandesso -. Così si chiama questa tecnica, e funziona esattamente come cliccare su un link, solo che il link non è visibile in quanto codificato nel Qr Code, e si dovrebbero utilizzare le stesse cautele che si usano per i link”.

L’impiego nei contesti più vari espone a possibili minacce

Oggi i Qr Code vengono impiegati nei contesti più vari, riferisce Adnkronos: in bar e ristoranti per i menu al fine di limitare il contatto fisico, per l’accesso a eventi e luoghi pubblici, per la prenotazione di visite mediche, per ritirare prescrizioni, per la fatturazione elettronica, per sostituire i biglietti cartacei, e non ultimo, per lo stesso Green Pass. A questo proposito perfino il garante della privacy si è espresso recentemente, esortando i cittadini alla massima prudenza e a evitare di esibire pubblicamente il codice del Green Pass.

Skype lancia Meet Now per videochiamare senza registrazione

Skype lancia un’opzione che consente di fare videochiamate senza avere un account sulla piattaforma, e senza dover scaricare l’app. La novità si chiama Meet Now e si propone come uno strumento gratuito per fare video-riunioni. Basta un clic per creare un link da condividere con i partecipanti, tramite il quale collegarsi e dar vita alla videochiamata senza registrazioni. Il link non ha scadenza, quindi può essere usato in modo continuativo per le riunioni.

Le funzionalità di Meet Now sono quelle di Skype, tra cui la possibilità di registrare la videochiamata e rivederla in seguito, sfocare l’immagine prima dell’inizio della riunione, e condividere lo schermo con gli altri partecipanti per mostrare presentazioni e documenti, riporta Ansa.

La società di Microsoft insegue Zoom

In questo modo Skype insegue l’ultimo arrivato, la app Zoom, che in tempi di quarantena e telelavoro ha visto crescere in modo esponenziale la popolarità, nonostante qualche incidente sulla privacy. Da quando è iniziato il lockdown con l’obbligo per molte aziende di lavorare in modalità smart working, le applicazioni per le videochiamate hanno avuto una crescita inaspettata. Ad approfittarne è stata soprattutto Zoom, che grazie alla sua semplicità d’utilizzo è diventata in poco tempo una delle preferite da parte di lavoratori in tutto il Mondo.

Accedere alla riunione senza creare un account

Il motivo del successo di Zoom è abbastanza semplice: non bisogna registrarsi e basta premere su un link per accedere alla conference call o alla riunione. In questi ultimi giorni, però, Zoom ha iniziato a mostrare anche i primi problemi, soprattutto sul lato della privacy e della sicurezza. Meet Now è perciò la risposta di Skype a Zoom, perché ora con la nuova funzionalità per creare o partecipare a una videochiamata non bisogna essere registrati alla piattaforma, ma basta accedere alla web-app da browser e premere su un link. In pochissimi secondi si accede alla riunione senza la necessità di creare un account.

Come funziona?

Basta avere un dispositivo con un browser e una buona connessione a Internet, Meet Now non è un’applicazione da scaricare, ma è una web-app a cui accedere. Per attivare la funzionalità bisogna infatti accedere alla pagina web tramite il browser e premere sul bottone Crea una riunione gratuita, quindi aspettare qualche secondo che venga creato il collegamento alla riunione. Una volta stabilito il collegamento si ottiene un link che può essere condiviso con i propri colleghi premendo sul tasto Condividi invito. Quindi cliccare su Avvia chiamata per iniziare la riunione.

Nel caso in cui non si è i creatori della chiamata, ma semplici invitati, basta cliccare sul link ricevuto e la call si avvierà direttamente sulla pagina del browser.

Le aziende trascurano la sicurezza mobile

Molte organizzazioni continuano a mettere a rischio la sicurezza mobile delle proprie attività. La terza edizione del Mobile Security Index di Verizon conferma che circa 4 intervistati su 10 (43%) ha riferito che nell’ultimo anno le proprie aziende hanno trascurato la sicurezza mobile, raddoppiando così le probabilità di subire una violazione. I motivi sono la mancanza di tempo (62%), la convenienza (52%) e il profitto (46%). Lo studio mette poi in evidenza come il 39% degli intervistati abbia subito una compromissione relativa alla mobile security. E se il 66% delle organizzazioni ha subito un danno il cui impatto è stato definito grave, per il 55% le ripercussioni sono state durature.

Il 20% delle organizzazioni ha subito un danno causato da un hotspot Wi-Fi non autorizzato

Il 20% delle organizzazioni che ha subito un danno alla sicurezza mobile, inoltre, ha affermato di essere stato coinvolto da un hotspot Wi-Fi non autorizzato o non sicuro, e il 31%  ha ammesso di aver subito un danno riguardante un dispositivo IoT.

“Le organizzazioni di tutte le dimensioni e di tutti i settori si affidano ai dispositivi mobile per eseguire gran parte delle operazioni quotidiane – ha affermato Bryan Sartin, executive director, global security services di Verizon – quindi la sicurezza di questi device è una priorità”. Ma le varie tipologie di dispositivi, le diverse applicazioni e il continuo incremento di device IoT complicano ulteriormente le cose.

Gli attacchi non riguardano un ambito specifico

Secondo Sartin “tutti devono essere consapevoli e attenti in materia di mobile security per proteggere se stessi e i propri clienti”.

Poiché gli attacchi mobile non riguardano uno specifico ambito, l’edizione 2020 del Mobile Security Index di Verizon include analisi aggiuntive di alcuni settori, tra cui servizi finanziari, healthcare, manufacturing, settore pubblico, vendita al dettaglio e Pmi. Il report, riporta Askanews, analizza anche l’importanza della mobile security per tecnologie chiave come cloud e IoT, e il modo in cui lo sviluppo del 5G impatterà sulla sicurezza.

La tecnologia mobile sarà lo strumento principale per accedere ai servizi cloud Secondo l’80% delle organizzazioni, entro cinque anni la tecnologia mobile sarà lo strumento principale per accedere ai servizi cloud. Dunque, è questo il momento di rafforzare la mobile security. La domanda è cosa dovrebbero fare le organizzazioni? L’indagine, che mette in evidenza i quattro vettori principali per gli attacchi (utenti, app, dispositivi e reti), include una serie di suggerimenti su come le organizzazioni possano tutelarsi dalle minacce alla sicurezza mobile, tra cui la definizione di un focus security first, lo sviluppo e l’applicazione di policy, e la crittografia dei dati su reti non protette

Una nuova era per la leadership richiede un Ceo agile e innovativo

I Ceo sono convinti che sia necessario ripensare la cultura e i valori aziendali, riqualificare le competenze e definire dei modelli originali di partnership. A loro dire, le aziende sono arrivate a un bivio: per non rischiare di sparire dal mercato in meno di cinque anni si deve cambiare il proprio modello di business. Il report Kpmg Global Ceo Outlook 2019 sostiene che si è entrati in una nuova era della leadership, e i Ceo devono essere in grado di sperimentare nuove idee e di creare organizzazioni estremamente agili.

La crescita dipende dalla capacità di mettere in discussione l’organizzazione esistente

La ricerca Kpmg Global CEO Outlook 2019 è stata condotta su 1.300 amministratori delegati di 11 tra le principali economie a livello mondiale, Italia compresa. Secondo lo studio il 71% degli AD, nella convinzione che la crescita delle loro aziende dipenda in primo luogo dalla capacità di mettere in discussione l’organizzazione attualmente esistente, sostiene che è giunto il momento di cambiare strategia. La grande maggioranza degli intervistati afferma che la cultura da adottare è quella del fail-fast. Per  l’84% degli amministratori delegati, infatti, è necessario imparare ad apprendere in modo tempestivo dai fallimenti, grandi e piccoli.

Gli AD italiani temono l’emergere di partiti con politiche protezionistiche

Guardando al futuro, gli AD sono comunque perlopiù ottimisti. Stando al 66% dei top manager a livello internazionale, l’economia globale è destinata a crescere nei prossimi 3 anni. In particolare, il 96% degli AD italiani è convinto che la propria azienda abbia buone prospettive di crescita per il prossimo triennio. Per quanto riguarda le minacce al business, la prima delle preoccupazioni tra i Ceo è quella ambientale. Il cambiamento climatico per la prima volta svetta tra gli ostacoli previsti dai business leader internazionale. Non però, per gli AD italiani, i quali temono soprattutto, nel 45% dei casi, l’emergere di eventuali partiti con politiche protezionistiche, tali da rendere difficili il business.

Le caratteristiche del Ceo perfetto

Come dovrebbe essere, quindi, l’AD perfetto per guidare un’azienda nei prossimi anni? “Per affrontare le sfide presenti e future, deve essere in grado di sperimentare nuovi approcci, senza farsi frenare da dannosi pregiudizi – spiega Carola Adami, AD della società di head hunting Adami & Associati -. É essenziale che un Ceo sia in grado di creare un clima sereno e produttivo in azienda, senza mai diventare un controllore severo: soprattutto oggi, il top manager deve riuscire a concedere ampie libertà, responsabilizzando i sottoposti”.

Il dizionario dell’e-commerce per lo shopping

Sono molti i consumers (consumatori) che hanno festeggiato il Black Friday e il Cyber Monday trovando le migliori combinazioni di acquisto. Dai dati rilevati da Idealo dopo il Black Friday del 2017 risulta che le intenzioni di acquisto degli italiani sono cresciute del 99,10% rispetto al venerdì nero del 2016. E Aba English ha preparato un dizionario inglese dell’e-commerce per approfittare delle offers (offerte), i bargains (affari), le promotions (promozioni) e i discounts (sconti) da non lasciarsi scappare in attesa del prossimo venerdì nero.

Non solo promotions e discounts

Con i nuovi sistemi di allerta dei prezzi è fondamentale non farsi trasportare dall’impulse purchase (un acquisto dettato dall’impulso), soprattutto di fronte al price cuts (le riduzione dei prezzi) e ai big discounts (grandi sconti). Per essere consapevoli del tipo di offerta che abbiamo davanti, riferisce Ansa, queste frasi in inglese non sono le uniche che dobbiamo conoscere. Soprattutto dopo avere considerato il prezzo troppo elevato, magari di un cappello. In quel caso potremmo esclamare: “That hat is a steal!” (Questo cappello è un furto!), oppure, dopo un acquisto ben riuscito, “My hat was a good deal” (Il mio cappello è stato un’ottima offerta).

Come funziona lo shopping online?

 

Negli online shops (negozi online), nei marketplaces (negozi online nei quali diverse marche propongono i loro prodotti), oppure negli outlets online (negozi online in cui i prodotti in vendita sono soggetti a sconti online) si hanno a disposizione varie opzioni di modalità d’acquisto. Le piattaforme e-commerce usano varie strategie Business-to-Consumer o B2C (dall’impresa al consumatore) per catturare l’attenzione dell’acquirente, alcune più aggressive di altre. Tra le più utilizzate l’e-mail marketing (marketing via posta elettronica), il Search Engine Optimization o SEO (ottimizzazione dei motori di ricerca), l’online advertising (pubblicità online) o i social media.

Dalla landing page al retargeting

Quando si clicca su un annuncio si viene reindirizzati direttamente alla landing page (pagina di destinazione) per approfondire le informazioni sul prodotto scelto. Qui è probabile imbattersi in vari calls-to-action (chiamate all’azione), e una volta aggiunto il prodotto al carrello, si potranno visualizzare vari cross sellings (vendita di prodotti relazionati). Se alla fine si decide di uscire dalla pagina senza aver comprato nulla, si attiveranno i cookies (biscottini, le informazioni salvate e inviate al browser), e utilizzate per il retargeting, ovvero la tecnica di marketing digitale che riconosce e “colpisce” nuovamente il consumatore con un determinato prodotto.

Quindi, se è importante approfittare al massimo delle offerte lo è altrettanto farlo in maniera  consapevole e controllata. In questo modo si evita di incorrere in “A rip off” (Una truffa). Meglio allora essere stingy (taccagno).