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Generazione Z: monogamia sì, ma senza matrimonio

La Generazione Z, ovvero gli under 24, sono determinati a trovare ‘la persona giusta’ e credono nella monogamia, u po’ meno nel matrimonio. Spesso, prima di creare una famiglia, ai giovani viene detto di dimenticarsi delle relazioni affettive libere, contribuendo a dipingere il matrimonio come quel periodo della vita in cui ‘finisce il divertimento’ e si impone la realtà della vita. Nonostante questo, secondo un’indagine condotta da Ashley Madison, la piattaforma online di love affaire extraconiugali, emerge che gli iscritti sotto i 24 anni sono alla ricerca della loro metà, ma in modo diverso da come ci si potrebbe aspettare.

Il 59% degli under 24 si aspetta un rapporto di totale esclusività

La maggior parte degli iscritti alla piattaforma appartenenti alla Gen Z è single e il 55% dichiara di non volersi sposare. Questo però non significa che non aspirino a un partner con cui impegnarsi per tutta la vita: infatti, il 41% degli utenti under 24 cerca una relazione monogama, e il 59% si aspetta di avere un rapporto di totale esclusività. Al contrario, gli iscritti di età più matura si sono rivolti alla piattaforma per trovare un love affaire extraconiugale, dimostrando che ne hanno abbastanza della monogamia. Tanto che il 49% di loro preferirebbe avere una relazione aperta, contro solo il 32% degli iscritti della Gen Z.

Sposarsi: una formalità burocratica che toglie poesia

“I ragazzi che appartengono alla Generazione Z sono molto più pratici e concreti di quanto possiamo immaginare – commenta la psicologa Marinella Cozzolino, Presidente dell’Associazione Italiana di sessuologia -. Non sono poco romantici, ma semplicemente, non vedono nel matrimonio il coronamento di un sogno d’amore. È più probabile che per loro il matrimonio sia una formalità burocratica che toglie poesia invece di aggiungerla. Di contro – aggiunge Cozzolino – le persone più mature ritengono difficile separarsi, spesso per questioni economiche o sociali. Inoltre in alcuni contesti separarsi è ancora considerato una vergogna”.

Nella non-monogamia consensuale i rischi superano i benefici

Il 45% degli iscritti appartenenti alla Gen Z afferma che la monogamia è la tipologia di relazione ideale, mentre solo il 33% degli iscritti più maturi è dello stesso parere. Mentre gli under 24 pensano all’esclusività romantica, le generazioni più mature sono infatti amareggiate per aver scoperto che il matrimonio non è la favola perfetta per cui si sono impegnati a vita, e gli iscritti più maturi hanno cominciato ad apprezzare l’idea di relazioni aperte o poliamorose. Il 71% preferirebbe, infatti, una relazione più fluida rispetto a quella monogama, facendo leva su tre principali benefici: nuove esperienze eccitanti, meno pressione sul coniuge, più libertà di esprimersi. Secondo la Gen Z, riporta Italpress, quando si tratta di non-monogamia consensuale, i rischi superano i benefici, e sono preoccupati della gelosia (77%), del dolore emotivo (50%) e dei problemi di autostima (41%) che potrebbero derivare dall’avere più partner.

Estate 2021, così gli italiani hanno riscoperto la campagna

L’agriturismo è senza dubbio il protagonista delle vacanze italiane datate 2021. La stagione estiva, infatti, è stata significativamente migliore rispetto all’anno scorso, e addirittura più positiva di quella del 2019 (in epoca ancora pre Covid). Senza dimenticare che, sempre nel 2021, le prenotazioni sono continuate per tutto il mese di settembre, con un deciso allungamento della stagionalità. “Certo parlare dell’altra faccia del Covid è esagerato, ma registriamo una vera e propria riscoperta delle vacanze in campagna, con gli ampi spazi, i ritmi, il contatto con la natura, le atmosfere familiari ed il buon cibo. Tocca ora riuscire a cogliere questa opportunità contribuendo, con le nostre offerte uniche, alla promozione dei territori rurali, una ricchezza nazionale da valorizzare di più” ha detto Augusto Congionti, presidente di Agriturist, facendo un bilancio dell’estate e delineando le prospettive per il settore.

Nuovi modi di viaggiare

La pandemia ha inevitabilmente cambiato la modalità di fare vacanza degli italiani, che hanno preferito seguire le regole di distanziamento, evitando le mete considerate troppo affollate. Di conseguenza, sono cambiati anche i comportamenti relativi alle prenotazioni: meno booking last minute, soggiorni più lunghi e maggiore attenzione alla sicurezza. A riscoprire le vacanze rurali, oltre alle famiglie con bambini, sono stati i giovani, tantissimi, che hanno optato per strutture vicine al mare o per location in grado di offrire percorsi esperienziali per vivere appieno e in modo inedito la loro vacanza. Secondo i dati Agriturist, le presenze italiane nelle 24.000 strutture hanno raggiunto circa il 70%, con un picco del 90% ad agosto, mentre il restante 30% di presenze è rappresentato dalla clientela straniera. 

Le mete preferite da italiani e stranieri

A seconda delle mete, si registrano tendenze opposte. Ad esempio città d’arte come Venezia, Verona, Vicenza e Padova hanno richiamato molti stranieri, mentre Belluno è stata affollata di italiani. Buono il bilancio estivo della Toscana, e ottimi risultati si sono registrati in Piemonte, con la presenza di un gran numero di turisti stranieri “di prossimità”, mentre gli italiani hanno prolungato la permanenza di qualche giorno. Stagione più che soddisfacente anche in Liguria, con una quota maggiore di turisti in arrivo dall’Est Europa, e anche il Lazio ha registrato un trend positivo, soprattutto vicino ai laghi dove prevalgono le presenze straniere e nella Maremma laziale, e bene anche per le strutture che offrono attività di ristorazione nelle vicinanze di Roma. Non si arresta l’appeal della Puglia, che si conferma regina dell’estate: già a metà maggio il 70% dei turisti italiani aveva scelto questa destinazione, che ha registrato il tutto esaurito anche per il mese di settembre. Ottimi i risultati dell’Alto Adige, che continua a registrare “full booked”. Superiore alle aspettative l’andamento della stagione in Umbria e nelle Marche. Bene la Calabria, così come l’Emilia Romagna, l’Abruzzo e il Friuli.

Bonus Rottamazione TV, nella prima settimana è boom di vendite

Lo scorso 23 agosto è entrato in vigore il decreto interministeriale sul Bonus Rottamazione TV, che ha come obiettivo quello di incentivare l’acquisto di nuovi TV e decoder in vista dell’annunciato switch-off, ovvero il passaggio ai nuovi standard di trasmissione (MPEG4, DVBT-2/HEVC). Il Bonus consente di ottenere uno sconto direttamente in cassa, in negozio e online, pari al 20% del prezzo d’acquisto, e fino a un massimo di 100 euro, purché l’acquirente sia in regola con il canone RAI e conferisca un vecchio televisore da rottamare. E nella prima settimana di validità dell’incentivo statale per l’acquisto di apparecchi compatibili con il nuovo digitale terrestre, si è registrato un vero boom di vendite di televisori, con oltre 164.000 unità vendute.

Una crescita del +122% per i televisori

Secondo le rilevazioni GfK Market Intelligence questo incentivo ha infatti avuto un effetto immediato sulle vendite: nella prima settimana di validità del Bonus TV, quella compresa tra il 23 e il 29 agosto 2021, sono stati venduti più di 164.000 televisori, con una crescita pari al +122% a unità rispetto alla stessa settimana del 2020. Il trend è decisamente positivo anche se si confronta il dato della settimana analizzata (la settimana 34) con la media delle settimane da inizio 2021. In questo caso la crescita è stata pari al +120%.

Il Campionato italiano di calcio spinge l’acquisto di nuovi dispositivi

Nonostante il mese di agosto non sia tradizionalmente un momento di picco per le vendite di tv un numero consistente di italiani ha deciso quindi di approfittare subito delle agevolazioni statali. Da un lato, potrebbe essere una scelta legata al timore di perdere il Bonus, che pure sarà in vigore fino al 31 dicembre 2022, salvo esaurimento fondi. Un altro elemento che potrebbe aver convinto molti italiani ad acquistare subito un nuovo dispositivo è il Campionato italiano di calcio, iniziato ufficialmente il 21 agosto. Con l’acquisizione da parte di DAZN dei diritti per la trasmissione delle partite di Serie A, in molti hanno deciso di sostituire il proprio televisore tradizionale con una Smart TV, in grado di trasmettere contenuti in streaming.

In una settimana +114% di unità vendute

Infatti, i dati GfK indicano che già la settimana precedente l’entrata in vigore bel Bonus TV, ovvero quella compresa tra il 16 e il 22 agosto 2021, aveva registrato un trend positivo, con una crescita delle vendite a unità pari al +17,3% rispetto allo stesso periodo del 2020. La crescita si è poi ulteriormente rafforzata la settimana successiva. Confrontando il numero di unità vendute nella settimana 34 (quella dell’entrata in vigore del Bonus) con la settimana 33 si rileva infatti un incremento pari al +114%.

L’Italia è green: le azioni sostenibili dei cittadini crescono del 10%

Riciclare, fare la raccolta differenziata, evitare di sprecare cibo e spegnere le luci quando non servono: sono i primi quattro comportamenti green adottati con maggior frequenza dagli italiani. A stilare questa classifica delle azione ecoresponsabili è Scenari, che ha analizzato le abitudini dei nostri connazionali in merito alle tematiche ambientali. In generale la ricerca mette in luce una crescente sensibilità e una grande attenzione da parte degli italiani verso tutto ciò che riguarda l’ambiente e la sua salvaguardia. È in atto una vera e propria presa di coscienza collettiva, attraverso cui, ogni giorno, si compiono azioni che garantiscono uno sviluppo sostenibile. Queste azioni influenzano positivamente gli italiani, tanto è vero che dal 2020 a oggi diventa sempre più rilevante compiere azioni sostenibili. L’aumento di circa il 10% delle sane abitudini giornaliere ci mostrano uno scenario nel quale gli italiani sono sempre più inclini al cambiamento.

I principali comportamenti sostenibili 

In prima battuta, l’analisi mostra che gli italiani sono attenti a riciclare il più possibile: questa abitudine è condivisa dal 69,2% dei nostri connazionali, ma soprattutto è in aumento (+3%) rispetto all’analoga rilevazione del 2020. In seconda posizione della classifica dei comportamenti eco c’è Fare la raccolta differenziata dei rifiuti (67,4%, la stessa percentuale dell’anno scorso) e in terza Evitare di sprecare cibo (64,3%, +5% sul 2020). A seguire le azioni maggiormente praticate in ottica green sono Spegnere le luci quando non servono, Ridurre l’uso della plastica, Evitare sprechi alimentari, Ridurre il consumo di acqua, Usare riscaldamento e condizionatori solo quando necessario, Usare lampadine a risparmio energetico e Consumare prodotti di stagione. 

La mentalità della sostenibilità

Per gli italiani queste azioni, possono sembrare “elementari” eppure nel loro piccolo contribuiscono in qualche modo a salvaguardare l’ambiente. Un recente report, a cura della Bocconi di Milano, afferma che la “mentalità della sostenibilità” è oggi un modo di pensare e di essere che deriva da una più ampia comprensione delle dinamiche ambientali e dalla conseguente scelta che scaturisce in ognuno di noi, ma soprattutto nelle azioni che si compiono per il proprio bene e quello degli altri. Non sorprende quindi che tra i comportamenti green che hanno registrato una maggiore crescita in questo ultimo anno ci siano anche Fare gesti di solidarietà a favore di chi ne ha bisogno (+11), Fare donazioni ad organizzazioni no profit (+10%), Fare volontariato (+9%), Consumare più prodotti a base vegetale al posto di prodotti a base animale (+ 9), Acquistare prodotti del mercato equo e solidale (+8%), Bere l’acqua del rubinetto invece dell’acqua minerale (+ 8%).

Lavoro, arriva la “Yolo economy”. E i sogni vincono sul posto fisso

No al posto fisso, sì a una vita professionale agile in senso lato, che non comporta la rinuncia ai sogni. Ecco, in poche parole, la Yolo economy, ovvero You-only-live-once economy, nuovo modo di  concepire il lavoro e la vita, e soprattutto il legame tra i due, coniato e reso famoso dal rapper canadese Drake. Come sottolinea una ricerca di codin factory aulab, attiva dal 2014 nell’ambito della formazione e dello sviluppo software, il nuovo stile di vita sta coinvolgendo anche nel nostro Paese i Millennials (26-41 anni) e la generazione Z (under 25).  Complice la pandemia e le sue paure, i ragazzi stanno infatti orientando la bussola non più verso “il posto fisso” ma sul “lavoro agile” e il mondo del digitale e dell’Ict.

La nuova filosofia piace soprattutto tra i 24 e i 36 anni

Dalla ricerca, effettuata su un campione di studenti che nel 2020 hanno partecipato al corso hackademy per diventare programmatori, emerge che a inseguire la nuova tendenza sono soprattutto i Millennials, ragazzi in media di 29 anni. Di questi, il 64% nella fascia 24-36 anni, il 72% con una licenza superiore, il 25% con una laurea triennale o magistrale. Ma soprattutto, come sottolineano gli analisti di aulab, moltissimi di loro non hanno competenze pregresse in ambito informatico. Acquisirle, però, cambia completamente il corso della vita professionale, visto che il tasso di collocamento per questi studenti è del 95%, di cui il 75% entro 60 giorni dalla conclusione del corso. 

Nuove competenze e nuova mentalità

Il percorso intrapreso permette di inserirsi nel settore in forte crescita dell’Ict (solo in Italia la richiesta è di 100.000 figure in ambito tech) e soprattutto di sviluppare un mindset agile, insomma una nuova ‘mentalità’ quanto mai preziosa in questo contesto di incertezza. “Nell’ultimo anno si è parlato moltissimo di lavoro agile –  fa notare Giancarlo Valente, Cto di aulab – soprattutto in riferimento alla legge sullo smart working che ha consentito alle aziende di gestire il lavoro da casa dei dipendenti durante la pandemia. Tuttavia il lavoro agile non è sinonimo di lavoro da remoto: è piuttosto un metodo nato nel mondo dell’informatica e basato su collaborazione, focus sugli obiettivi, soddisfazione del cliente e continua sperimentazione”.
Con questa formazione e mentalità, tanti studenti nel 2020 hanno testimoniato la scelta di lasciare il “posto fisso” per abbracciare la ‘Yolo economy’ e seguire i propri sogni. Del resto, appunto, si vive una volta sola. 

Gli italiani e lo smartphone: dove, come, quando e quanto lo usano

Lo smartphone è diventato un “compagno” a cui non possiamo più rinunciare. Circa 19,5 milioni di persone utilizza il cellulare anche a letto, e quasi 11 milioni se lo porta anche in bagno, ma sono tanti anche coloro che ammettono di usare il dispositivo mentre sono al lavoro. A dichiararlo è il 20% del campione di un’indagine condotta da Facile.it, una percentuale corrispondente a 8,7 milioni di individui. Sono poi quasi 2 milioni (4,6%) anche coloro che usano lo smartphone a tavola, percentuale che quasi raddoppia nella fascia di età 35-44 anni (8,5%). Non stupisce, dunque, come più di 8,3 milioni di persone utilizzino il cellulare anche in macchina, sostituendolo al navigatore.

Dai social a alle foto all’informazione, sempre più usato per fare di più

Al netto delle telefonate e dei messaggi, che si posizionano in cima alla lista, più di 21,8 milioni di individui (50%), ammettono di usarlo per i social network, mentre più di 20,7 milioni (47,6%) per fare fotografie. Non sorprende scoprire, inoltre, come lo smartphone venga frequentemente usato anche come fonte di informazione, sia attraverso social network o siti specializzati (33,9 milioni di persone, 77,9%). Un utilizzo aumentato molto durante l’anno di pandemia, tanto che più di 6 italiani su 10 (64,5%, 28 milioni) dichiarano di aver incrementato l’uso del device proprio per informarsi.
Sono quasi 14 milioni (31,9%), poi, coloro che indicano la gestione delle finanze personali come uno dei motivi per cui utilizzano maggiormente il cellulare.

Perderlo è la paura più diffusa

Sebbene la paura più diffusa legata al cellulare sia quella di perderlo, e con esso i contenuti al suo interno, indicata da più di 19,7 milioni di intervistati (45,2%), 2,7 milioni di italiani (6,2%) sono preoccupati che il partner o i genitori possano accedere di nascosto ai contenuti presenti sul dispositivo.
I più timorosi nel lasciare che il proprio partner guardi di nascosto il cellulare sono coloro di età compresa tra i 45 e i 54 anni (8,5%). I giovani appartenenti alla fascia anagrafica 18-24 anni, invece, sono i più preoccupati nel far curiosare i genitori: rispetto a un valore italiano del 2,3%, la percentuale raggiunge addirittura l’8,2%.

Comportamenti pericolosi: non effettuare il backup è al primo posto
Quanto ai comportamenti errati adottati da coloro che possiedono uno smartphone, più di un intervistato su 5 (9,6 milioni) ammette di non effettuare mai il backup dei dati, mentre 8,5 milioni dichiarano di aver impostato un PIN molto comune, o di non averlo impostato affatto. Addirittura, più di 3 milioni di persone (7,2%) hanno memorizzato il PIN della carta di credito o della SIM direttamente nella rubrica del cellulare, comportamento molto pericoloso nel caso in cui il dispositivo venga perso o rubato. La percentuale arriva addirittura fino all’11,2% tra coloro che hanno un’età compresa fra 18 e 24 anni.

La PA digitale piace alle imprese, e ne accelera gli investimenti

È un giudizio inaspettato e positivo quello che 552 Pmi hanno espresso sulla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. Senza grandi differenze tra piccoli comuni e grandi centri, più di un’impresa su due (51%) riconosce oggi la digitalizzazione della PA come un fattore facilitante nella relazione, mentre un 42% pensa che l’evoluzione tecnologica sarà un vantaggio futuro.

I plus per l’imprenditore? Semplicità e rapidità delle procedure.

È quanto emerge dall’indagine Market Watch PMI realizzata da Banca Ifis, secondo cui i benefici segnalati dagli imprenditori sono quasi tutti riconducibili a una maggiore semplicità nello svolgimento delle operazioni. Per il 94% delle imprese intervistate il plus è la possibilità di utilizzare la posta elettronica certificata per recapitare gli atti amministrativi, ma hanno un forte peso anche l’impiego del cassetto fiscale dell’Agenzia delle Entrate e di quello previdenziale di Inps (93%), la fatturazione elettronica e il rilascio digitale del Durc, entrambi per l’87% degli intervistati. Ultima, la digitalizzazione della giustizia (72%). Oltre alla semplicità di relazione, le imprese dichiarano di apprezzare la maggiore rapidità nelle procedure amministrative (54%), la facilità nell’accesso ai servizi (39%), la semplificazione delle procedure (31%) e l’aumento della sicurezza nella trasmissione e nell’archiviazione dei documenti (26%).

Investimenti tecnologici per arricchire e allineare i processi aziendali

“La digitalizzazione della PA ha portato una forte semplificazione nella gestione dei processi grazie alla dematerializzazione dei documenti – sottolinea Piero Dell’Oca, Cfo e Consigliere di Amministrazione di Tecnofar -. Questo ha facilitato sia il rapporto con la PA sia con i dipendenti”. La digitalizzazione del Pubblico ha spinto poi il 74% delle imprese ad accelerare sul fronte degli investimenti tecnologici per arricchire e allineare i propri processi. E se gli investimenti delle aziende sono stati concentrati su diverse voci, come firma digitale (48%), Spid (41%) e Pec (32%), il 17% ha digitalizzato i pagamenti, il 16% usa il cloud per la gestione documentale, il 16% ha acquisito software per la finanza e la contabilità, e l’11% ha digitalizzato la modulistica.

Il ruolo del commercialista evolve verso quello di facilitatore dei processi

La digitalizzazione dei rapporti tra PA e imprese sembra anche favorire la delega a professionisti e commercialisti, cui si affida già il 95% degli imprenditori per le operazioni con il Pubblico. L’89% degli intervistati riconosce come il rapporto con queste figure professionali sia direttamente influenzato dallo sviluppo dei servizi digitali. Per il 47% delle Pmi la digitalizzazione favorisce una maggiore delega al commercialista/professionista a operare sui canali telematici per conto dell’impresa, e per il 46% il ruolo del professionista evolve verso quello di facilitatore dei processi, poiché supporta l’azienda nell’interpretazione della normativa e delle procedure.

La felicità secondo i lavoratori italiani: i più giovani sono i più insoddisfatti

Se si analizza la dimensione di felicità in generale, e la soddisfazione della vita, emerge che tra i rappresentanti della generazione Z solo il 19% si trova concorde a ritenere che la propria vita sia vicina al proprio ideale, contro il 28% dei Baby Boomers. Anche nella dimensione legata alla solitudine o all’isolamento si nota come siano maggiormente avvertiti dai giovani e dai giovanissimi rispetto agli adulti. Si passa infatti dal 21% fino al 10% (dai più giovani ai più anziani) di coloro che soffrono di questi problemi, e dal 42% al 57% di coloro che non si sentono particolarmente toccati dalla questione. Si tratta di alcuni dati rilasciati dall’associazione Ricerca Felicità sullo stato di salute della felicità e del benessere dei lavoratori, sia nella dimensione aziendale sia in quella individuale e sociale.

I Baby Boomers sono più sicuri dei propri meriti

L’associazione si è posta sei obiettivi d’indagine, felicità in generale, solitudine e isolamento, felicità al lavoro, senso di appartenenza, riconoscimento e discriminazione e lavoro e suo significato. E dai dati emerge che il 16% degli intervistati ritiene che l’affermazione “esprimo le mie emozioni senza essere giudicato” nell’ambiente di lavoro sia assolutamente falsa, mentre quasi il 30% si ritiene poco concorde con l’affermazione “i miei meriti vengono sempre riconosciuti”.

Tra i Baby Boomers però è significativamente più elevato il peso di coloro che ritengono riconosciuti in modo assolutamente adeguato i loro meriti rispetto alle altre generazioni (31% contro una media di 20/21%).

La dimensione del lavoro come crescita personale

Con la volontà di offrire strumenti al mondo del lavoro per allineare i propri valori con quelli dei propri collaboratori per una crescita corale, la dimensione del lavoro è stata analizzata da diversi punti di vista. Ad esempio, le affermazioni “mi fa capire le persone e il mondo che mi circonda” e “contribuisce alla mia crescita personale” sono state indicate come vere nel contesto nel proprio lavoro rispettivamente dal 27.9 % e dal 25,3%.

L’impatto dell’azienda e della carriera

Le affermazioni “soddisfa tutti i miei bisogni” e “ho una carriera piena di significato” sono invece ritenute false, ovvero per nulla riscontrabili nel proprio ambito lavorativo, dal 27,1% e dal 24%. Il 15,3% ritiene poi che l’affermazione “ha un impatto positivo per il mondo” riferita all’azienda in cui lavora sia assolutamente falsa, e alla domanda se il proprio lavoro “fa la differenza” solo il 7,6% crede sia assolutamente vero, contro il 13,5% che lo indica come assolutamente falso

Richieste di prestiti, a novembre -24,5%

Anche a novembre il numero di richieste di finanziamenti da parte delle famiglie italiane registra una forte contrazione: quelli finalizzati all’acquisto di beni e servizi calano del -22,4% in un anno e i prestiti personali del -27,4%. Quasi la metà delle richieste di prestiti finalizzati però si è concentrata nell’ultima settimana del mese, in concomitanza del Black Friday, che ha fatto segnare un incremento del +13% rispetto alla media delle settimane precedenti. Dall’ultimo aggiornamento prodotto da CRIF emerge poi la crescente tendenza a privilegiare gli acquisti online, tanto che le richieste di credito riconducibili alle piattaforme di e-commerce hanno fatto registrare un +19% rispetto alla media delle settimane precedenti. Ulteriore evidenza dello studio riguarda la contrazione del valore medio dei finanziamenti richiesti, che nell’aggregato di prestiti personali e finalizzati nell’ultimo mese di osservazione si attesta a 8.644 euro, -3,4% rispetto a novembre 2019.

Mutui e surroghe ancora in territorio negativo

Dopo la battuta d’arresto di ottobre, anche a novembre le richieste di mutui e surroghe restano in territorio negativo, facendo segnare una flessione del -11,4% rispetto al corrispondente mese del 2019. Nel complesso, dopo la fase di lockdown della scorsa primavera, le richieste di mutuo erano tornate a crescere in modo solido a partire dal mese di giugno (+26,7% nel III trimestre dell’anno), riassestandosi su volumi superiori a quelli pre-crisi. Con la seconda ondata di contagi da inizio ottobre si è assistito a una improvvisa inversione di tendenza che ha nuovamente frenato la domanda.

L’andamento dell’importo medio

Più in dettaglio, per quanto riguarda i prestiti finalizzati l’importo medio richiesto si attesta a 5.934 euro (-3,7%), mentre per i prestiti personali è pari a 12.765 euro (-1,1%). Relativamente ai prestiti finalizzati, il 61% delle richieste riguarda importi al di sotto dei 5.000 euro, così come per i prestiti personali, per i quali la quota delle richieste è il 30,8% del totale (Fonte: EURISC – Il Sistema CRIF di Informazioni Creditizie). In merito alla durata dei contratti di finanziamento, per quanto riguarda i prestiti finalizzati le richieste privilegiano piani di rimborso inferiori ai 12 mesi (22,9%), mentre per i prestiti personali le preferenze si stanno indirizzando sempre più su durate superiori ai 5 anni (45,2%).

I tassi vantaggiosi non bastano a incoraggiare gli italiani

Gli italiani non trovano stimolo nemmeno da condizioni di offerta particolarmente vantaggiose, con la media degli spread online per mutui a tasso variabile stabile nel III trimestre dell’anno allo 0,8% e allo 0,4% per il tasso fisso. Le preoccupazioni delle famiglie trovano conferma anche nell’analisi delle moratorie per la sospensione delle rate, tanto che quasi la metà dei contratti di finanziamento che hanno beneficiato della sospensione del pagamento delle rate riguarda infatti un mutuo immobiliare. In compenso a novembre risulta in crescita (+1,5%) l’importo medio, che si è attestato a 134.599 euro. Ma nel complesso il 72,1% delle richieste presenta un valore inferiore ai 150.000 euro.

Ecobonus 110%, nasce il marketplace digitale per lo scambio di crediti

Nasce il marketplace per il trasferimento dei crediti relativi al Superbonus. Il nuovo mercato dei crediti consente di sfruttare al meglio l’agevolazione prevista dal DL Rilancio, coniugando l’esigenza di liquidità o l’offerta di detrazioni eccedenti la tax capacity, ovvero il valore complessivo dei debiti tributari del soggetto cedente, con un possibile risparmio fiscale a beneficio del soggetto acquirente. Si tratta di una novità importante, perché i soggetti che ricevono il credito, come ad esempio le imprese edili, avranno a loro volta la facoltà di cessione. Il nuovo marketplace apre quindi la strada alla creazione di un mercato dove domanda e offerta si potranno incontrare al fine di scambiare crediti che potrebbero essere già stati oggetto di trasferimento tra soggetti una prima volta.

Cedere e acquistare come credito di imposta le detrazioni fiscali previste dalla normativa
La nascita del marketplace si inserisce nel quadro delle agevolazioni previste dal Decreto Rilancio, in particolare nell’ottica del nuovo Econobus 110%. Sul marketplace sarà infatti possibile cedere e acquistare, come credito di imposta, le detrazioni fiscali previste dalla normativa, creando, per la prima volta, un mercato dedicato ai crediti fiscali, per ora aperto a quelli riferiti all’Ecobonus, ma in futuro anche ad altre tipologie. In questo modo, sarà possibile agevolare la trasformazione in liquidità del credito a prezzi di mercato, accelerare la diffusione dell’utilizzo degli incentivi, e in ultima istanza, sostenere il settore dell’edilizia.
L’impatto positivo nell’ambito del Super Ecobonus

In alternativa alla fruizione diretta della detrazione la nuova normativa consente di optare per un contributo anticipato sotto forma di sconto dai fornitori dei beni o servizi, o per la cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante. L’impatto positivo del marketplace sul Super Ecobonus è quindi rilevante.

Sul marketplace possono infatti operare soggetti privati interessati alla vendita del credito Super Ecobonus per trasformarlo in liquidità o perché in assenza di sufficienti debiti fiscali da compensare. In particolare, società di costruzioni e relativa filiera, che ottengono il credito come contropartita degli interventi agevolabili.

Un nuovo mercato aperto a un ventaglio ampio ed eterogeneo di soggetti
“L’evoluzione normativa a cui abbiamo assistito ha abilitato un nuovo mercato aperto a un ventaglio molto ampio ed eterogeneo di soggetti, che in funzione delle loro esigenze potranno cedere o acquisire il credito in modo immediato, sicuro e indipendente anche successivamente alla prima cessione – afferma Alessandro Grandinetti, Markets and Clients Leader di PwC, il network internazionale di consulenza, revisione di bilancio e consulenza legale e fiscale -. La tecnologia, adeguati presidi tecnici e sinergia con il patrimonio informativo di CRIF (azienda globale specializzata in sistemi di informazioni creditizie e business information, servizi di outsourcing e processing e soluzioni per il credito) ne fanno una piattaforma innovativa ed efficiente pensata per garantire i più evoluti presidi a beneficio degli scambi”.