Author: Jessica Morgani

Meglio il lavoro in ufficio o da remoto? La Fase 2 impone un bilancio

Con la Fase 2 si riparte, e in questo periodo che somiglia a una nuova rinascita si pensa anche a un bilancio. Ad esempio sulla novità dello smart working, su quanto si è potuto apprezzare del lavoro da remoto e su cosa manca del lavoro in ufficio. Secondo una ricerca di InfoJobs, delle 5 cose che più mancano del lavoro in presenza al primo posto gli italiani indicano la socialità del luogo di lavoro, e il confronto quotidiano con i colleghi (27%). Mentre tra gli aspetti più positivi del lavoro a distanza il risparmio di tempo per gli spostamenti casa-ufficio (49%).

I benefici di lavorare fuori casa

Per quanto riguarda i benefici di lavorare fuori da casa al secondo posto gli italiani indicano la comodità della propria postazione (11%), e al terzo il piacere di prepararsi alla giornata con outfit e make-up (10%). Una chiacchierata tra colleghi, con i clienti e i fornitori (8%), si posiziona in quarta posizione, mentre al quinto posto la pausa caffè o il pranzo con i colleghi (7%). Insomma, in uno scenario post Covid-19 lo smart working viene visto come un’opportunità, ma non come una possibile alternativa al lavoro in presenza. Ma fra opportunità e difficoltà un dato è certo, l’Italia ha cominciato a lavorare da remoto, provando una nuova modalità che impatterà anche nel futuro, riporta Ansa.

Sì al lavoro agile, ma solo 1 o 2 giorni a settimana

Lo smart working è ancora un banco di prova per aziende e dipendenti. Il 71% infatti dice sì al lavoro agile, ma solo per 1 o 2 giorni a settimana. Percentuale che sale all’89% per le donne con figli, e al 55% per gli uomini che vivono sotto lo stesso tetto con la prole. Il 14% degli intervistati vede però nello smart working una maggiore responsabilizzazione del team e una maggiore fiducia da parte dei capi. Mentre la produttività rimane invariata per oltre la metà del campione. Solo un 7% dichiara un calo legato soprattutto alla difficoltà di gestire i figli che necessitano di attenzione (33% per le donne con figli conviventi).

Le 5 cose più belle dello smart working

Ma quali sono le 5 cose più belle dello smart working? Dopo il risparmio di tempo per gli spostamenti casa-ufficio, al secondo posto c’è la flessibilità di orari (19,5%), al terzo la possibilità di gestire insieme esigenze personali e lavorative (17% e 30% per donne con figli), al quarto la mancanza di distrazioni (11%), e al quinto le videocall in sostituzione dei meeting in presenza (3%).

Che si preferisca lavorare a casa o fuori, tra le abitudini che si vorrebbero conservare anche dopo la fine dell’emergenza rientra comunque l’incremento del livello tecnologico in azienda e in casa (37%), e un miglior bilanciamento tra vita professionale e privata (28%). Un aspetto particolarmente importante per le donne con figli conviventi (34%) e gli uomini nella medesima situazione (24%).

Skype lancia Meet Now per videochiamare senza registrazione

Skype lancia un’opzione che consente di fare videochiamate senza avere un account sulla piattaforma, e senza dover scaricare l’app. La novità si chiama Meet Now e si propone come uno strumento gratuito per fare video-riunioni. Basta un clic per creare un link da condividere con i partecipanti, tramite il quale collegarsi e dar vita alla videochiamata senza registrazioni. Il link non ha scadenza, quindi può essere usato in modo continuativo per le riunioni.

Le funzionalità di Meet Now sono quelle di Skype, tra cui la possibilità di registrare la videochiamata e rivederla in seguito, sfocare l’immagine prima dell’inizio della riunione, e condividere lo schermo con gli altri partecipanti per mostrare presentazioni e documenti, riporta Ansa.

La società di Microsoft insegue Zoom

In questo modo Skype insegue l’ultimo arrivato, la app Zoom, che in tempi di quarantena e telelavoro ha visto crescere in modo esponenziale la popolarità, nonostante qualche incidente sulla privacy. Da quando è iniziato il lockdown con l’obbligo per molte aziende di lavorare in modalità smart working, le applicazioni per le videochiamate hanno avuto una crescita inaspettata. Ad approfittarne è stata soprattutto Zoom, che grazie alla sua semplicità d’utilizzo è diventata in poco tempo una delle preferite da parte di lavoratori in tutto il Mondo.

Accedere alla riunione senza creare un account

Il motivo del successo di Zoom è abbastanza semplice: non bisogna registrarsi e basta premere su un link per accedere alla conference call o alla riunione. In questi ultimi giorni, però, Zoom ha iniziato a mostrare anche i primi problemi, soprattutto sul lato della privacy e della sicurezza. Meet Now è perciò la risposta di Skype a Zoom, perché ora con la nuova funzionalità per creare o partecipare a una videochiamata non bisogna essere registrati alla piattaforma, ma basta accedere alla web-app da browser e premere su un link. In pochissimi secondi si accede alla riunione senza la necessità di creare un account.

Come funziona?

Basta avere un dispositivo con un browser e una buona connessione a Internet, Meet Now non è un’applicazione da scaricare, ma è una web-app a cui accedere. Per attivare la funzionalità bisogna infatti accedere alla pagina web tramite il browser e premere sul bottone Crea una riunione gratuita, quindi aspettare qualche secondo che venga creato il collegamento alla riunione. Una volta stabilito il collegamento si ottiene un link che può essere condiviso con i propri colleghi premendo sul tasto Condividi invito. Quindi cliccare su Avvia chiamata per iniziare la riunione.

Nel caso in cui non si è i creatori della chiamata, ma semplici invitati, basta cliccare sul link ricevuto e la call si avvierà direttamente sulla pagina del browser.

Le aziende trascurano la sicurezza mobile

Molte organizzazioni continuano a mettere a rischio la sicurezza mobile delle proprie attività. La terza edizione del Mobile Security Index di Verizon conferma che circa 4 intervistati su 10 (43%) ha riferito che nell’ultimo anno le proprie aziende hanno trascurato la sicurezza mobile, raddoppiando così le probabilità di subire una violazione. I motivi sono la mancanza di tempo (62%), la convenienza (52%) e il profitto (46%). Lo studio mette poi in evidenza come il 39% degli intervistati abbia subito una compromissione relativa alla mobile security. E se il 66% delle organizzazioni ha subito un danno il cui impatto è stato definito grave, per il 55% le ripercussioni sono state durature.

Il 20% delle organizzazioni ha subito un danno causato da un hotspot Wi-Fi non autorizzato

Il 20% delle organizzazioni che ha subito un danno alla sicurezza mobile, inoltre, ha affermato di essere stato coinvolto da un hotspot Wi-Fi non autorizzato o non sicuro, e il 31%  ha ammesso di aver subito un danno riguardante un dispositivo IoT.

“Le organizzazioni di tutte le dimensioni e di tutti i settori si affidano ai dispositivi mobile per eseguire gran parte delle operazioni quotidiane – ha affermato Bryan Sartin, executive director, global security services di Verizon – quindi la sicurezza di questi device è una priorità”. Ma le varie tipologie di dispositivi, le diverse applicazioni e il continuo incremento di device IoT complicano ulteriormente le cose.

Gli attacchi non riguardano un ambito specifico

Secondo Sartin “tutti devono essere consapevoli e attenti in materia di mobile security per proteggere se stessi e i propri clienti”.

Poiché gli attacchi mobile non riguardano uno specifico ambito, l’edizione 2020 del Mobile Security Index di Verizon include analisi aggiuntive di alcuni settori, tra cui servizi finanziari, healthcare, manufacturing, settore pubblico, vendita al dettaglio e Pmi. Il report, riporta Askanews, analizza anche l’importanza della mobile security per tecnologie chiave come cloud e IoT, e il modo in cui lo sviluppo del 5G impatterà sulla sicurezza.

La tecnologia mobile sarà lo strumento principale per accedere ai servizi cloud Secondo l’80% delle organizzazioni, entro cinque anni la tecnologia mobile sarà lo strumento principale per accedere ai servizi cloud. Dunque, è questo il momento di rafforzare la mobile security. La domanda è cosa dovrebbero fare le organizzazioni? L’indagine, che mette in evidenza i quattro vettori principali per gli attacchi (utenti, app, dispositivi e reti), include una serie di suggerimenti su come le organizzazioni possano tutelarsi dalle minacce alla sicurezza mobile, tra cui la definizione di un focus security first, lo sviluppo e l’applicazione di policy, e la crittografia dei dati su reti non protette

Il cupido del nuovo millennio colpisce sul web?

Le app di incontri, come Tinder, e i social media come Facebook e Instagram, sono il nuovo cupido. O forse no, e i tempi non sono cambiati molto rispetto al passato. Ma come si conoscono le coppie italiane di oggi, e come si sono conosciuti i loro genitori? Secondo il sondaggio del portale del settore nuziale Matrimonio.com, condotto in 15 Paesi di Europa, America e Asia, esiste un cupido del nuovo millennio. Le risposte ottenute dalle coppie sposate nel 2019 testimoniano che rispetto al passato la tecnologia oggi ricopre un ruolo decisivo anche in campo sentimentale. Ma in Italia un po’ meno che all’estero.

Canada, UK e USA guidano la classifica delle coppie nate su Internet

Secondo la ricerca, in Italia il 6,1% ha conosciuto la propria dolce metà attraverso app o siti di incontri. Rispetto ad altri Paesi, però, la rivoluzione del Cupido tecnologico da noi colpisce molto meno. E Canada (27,3%), Regno Unito (23,7%) e Stati Uniti (22,6%) sono i tre Paesi sul podio per numero di coppie nate grazie al web. Secondo la classifica delle percentuali di coppie sposate nel 2019 incontrate attraverso siti di incontri o applicazioni, al 4° posto dopo gli Usa si trova la Francia (19%), seguita da Spagna (11,9%), Brasile (9,6%), Cile (6,4%), Italia (6,1%), Portogallo (5,1%), Messico (5,6%), e Colombia (5,0 %).

In Italia si preferisce ancora la “vecchia maniera”

In Italia, al contrario dei nostri cugini francesi e spagnoli, e nonostante la tendenza tecnologica in forte crescita, continuano a essere i luoghi sociali i principali spettatori della romantica scintilla. Le coppie italiane, quindi, sembrano conoscersi ancora alla “vecchia maniera”. In questo caso, lo scettro di Cupido se lo aggiudicano gli amici in comune, con il 35,7% delle coppie che si sono conosciute grazie a loro, così come accadeva ai loro genitori (42,1%).

Al secondo posto si classifica il luogo di lavoro (15,8%), mentre eventi o occasioni di incontro, come concerti, feste, o serate in discoteca, oppure luoghi pubblici, come le palestre, rappresentano il 13,4% dei casi.

Lo spirito romantico non ha ancora ceduto a un clic

Un dato che differisce tra le due generazioni, però, è che 30 anni fa, e nel 15,2% dei casi, le coppie si conoscevano da sempre, fino da bambini, al contrario di oggi in cui la percentuale ne rappresenta la metà (7,5%).

E se oggi in molte occasioni sono i social media a intervenire per connettere le future coppie, soprattutto Facebook e Instagram, una via di mezzo tra vita virtuale e vita reale la testimonia Marianna, della Community di Matrimonio.com. “Ci siamo visti la prima volta in un bar – spiega Marianna – poi ci siamo conosciuti su Facebook e ci siamo messi d’accordo per uscire. Mi venne a prendere e poi andammo a cena fuori”.

Insomma, per gli italiani galeotto no fu tanto quel match su Tinder ma quella cena a casa dell’amico. Forse lo spirito romantico non ha ancora ceduto del tutto a un clic.

Italiani over 65, meno social dei coetanei europei

Il divario tra l’utilizzo delle nuove tecnologie da parte della popolazione anziana rispetto al resto della popolazione, il cosiddetto grey digital, divide, ed è ancora marcato. Gli over 65 italiani sono molto meno social dei loro coetanei europei. Nel 2016 solo il 7% di loro utilizzava i social network, contro il 16% della media europea. Mentre il divario rispetto alle generazioni più giovani in Italia (39%) è in linea con la media europea (38%). Almeno, secondo uno studio condotto nell’ambito del progetto Ageing in a Networked Society, coordinato da Emanuela Sala, docente del dipartimento di Sociologia e ricerca sociale di Milano-Bicocca, e sostenuto da Fondazione Cariplo.

Il tempo medio di permanenza sul telefono è di 32 secondi

I ricercatori hanno analizzato un campione di oltre 32mila europei, tutti over 65. E se nel 2016 solo il 7% degli anziani italiani utilizzava i social network il trend è comunque in crescita rispetto al 2013, quando era il 3%.  Per studiare modalità e tempi di utilizzo delle nuove tecnologie, è stata installata una app di monitoraggio sugli smartphone di 30 volontari dell’associazione AUSER di Monza e Brianza di età compresa fra i 65 e 75 anni. L’analisi dei dati ha rivelato che ogni partecipante accede allo smartphone 127 volte al giorno per un totale di un’ora e 8 minuti. Nell’arco di un mese i partecipanti passano sullo smartphone in media complessivamente 35 ore. Tuttavia il tempo medio di permanenza sul telefono, ogni volta che vi accedono, è di 32 secondi.

WhatsApp è l’applicazione più utilizzata

Dall’indagine è emerso che WhatsApp è l’applicazione social di gran lunga più utilizzata dai partecipanti (52% del tempo totale passato sullo smartphone), seguita da Facebook (36%), YouTube (10%), LinkedIn (1%) e Instagram (1%).

I dati mostrano perciò come i partecipanti facciano un largo uso di siti di social network, e in particolare di piattaforme come WhatsApp e Facebook, che incrementano le possibilità connessione e interazione sociale tra gli utenti. Mentre non è stato rilevato un uso significativo di applicazioni legate allo shopping ed alla salute.

Nessuna relazione tra utilizzo dei social e riduzione della solitudine

Per analizzare l’effetto dell’utilizzo dello smartphone e delle applicazioni Facebook e WhatsApp sulla solitudine e sulle funzioni cognitive degli anziani, è stato inoltre condotto un esperimento sociale su quasi 150 anziani. Lo studio è stato eseguito dalla Fondazione Golgi Cenci di Abbiategrasso in collaborazione con i ricercatori di Milano-Bicocca. I ricercatori hanno studiato quanto l’utilizzo delle nuove tecnologie possa aiutare a combattere la solitudine e a mantenere integre le funzioni cognitive rispetto alle relazioni sociali tradizionali.

L’analisi preliminare dei dati ha rivelato che chi ha utilizzato lo smartphone per due mesi non ha però riportato miglioramenti significativamente diversi da coloro che sono stati impegnati in attività di socializzazione tradizionali.

Sci e prodotti per gli sport invernali, un business da più 400 milioni all’anno

Un export che vale oltre 400 milioni all’anno. Si tratta del segmento sci e sport invernali, cresciuto dell’1% in un anno, di cui l’Italia esporta soprattutto calzature e scarponi da sci, teleferiche, seggiovie e sciovie, sci, e pattini.

E se le maggiori destinazioni dell’export italiano di prodotti per gli sport invernali sono Francia Austria e Stati Uniti le imprese della montagna italiane segnano una crescita del 4,4% in un anno, e le Olimpiadi Milano – Cortina 2026 saranno un’importante vetrina internazionale per far conoscere qualità e design del Made in Italy in questo settore.

Le maggiori destinazioni dell’export italiano

Si tratta di alcuni dati dello studio Sci e prodotti italiani per gli sport invernali nel mondo realizzato dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e da Promos Italia, la struttura per l’internazionalizzazione del sistema camerale italiano, su dati Istat 2018 e 2017. Per quanto riguarda le maggiori destinazioni dell’export italiano, al primo posto la Francia, con 84 milioni (+10,2%), seguita dall’Austria, con 58 milioni e gli Stati Uniti (54 milioni, +6,6%). In forte crescita Norvegia (+58,9%), Svezia (+47,3%) e Canada (+15,3%). E se la Francia è prima per calzature con suola e tomaia in gomma o plastica, (+12,5%), per attrezzature per lo sport invernale (+12,6%) e per i pattini da ghiaccio le tute da sci sono più apprezzate in Svizzera (1,2 milioni, +4,1%), le calzature da neve in cuoio naturale in Russia (da 120 mila euro a quasi un milione in un anno, +700,8%), e gli sci negli Stati Uniti (16 milioni, +5,7%).

Crescono le imprese italiane della montagna

Le imprese della montagna in Italia crescono del 4,4% in un anno, e del 19,7% in cinque. Tra rifugi (855), gestione di funicolari, ski-lift, seggiovie (216) e attività delle guide alpine (54) sono 1.125 le attività legate alla montagna, che e danno lavoro a 9mila persone.

Le prime regioni sono il Trentino Alto Adige, con 330 imprese (+18,7% in cinque anni) e oltre 3mila addetti, la Lombardia con 210 imprese (+12,9%, 1.115 occupati), il Piemonte, 174 (+35,9% e 1.038 addetti), e il Veneto con 165 (+6,5%, 1.235 addetti).

Tra le province ai primi posti Bolzano (173 imprese), Trento (157), Belluno (86) e Sondrio (74). E se Bolzano eccelle per ski-lift e seggiovie (50), Trento per rifugi di montagna (124), e Aosta per attività delle guide alpine (9).

Olimpiadi invernali, una vetrina internazionale sul Made in Italy

“Gli sport invernali comprendono settori significativi per il nostro Paese”, dichiara Alvise Biffi, membro di giunta della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Si tratta infatti di un comparto in cui le imprese nei territori italiani sono particolarmente specializzate, a partire dalla Lombardia e dal Nord Italia. E “Le Olimpiadi Milano – Cortina 2026 – aggiunge Zorzi – potranno essere un’ulteriore importante vetrina internazionale per far conoscere e apprezzare qualità e design del Made in Italy nel mondo”.

Mamme italiane e surgelati, il 99% li mette in tavola per i figli

Cambiano i tempi, certo, ma nn cambia l’attenzione delle mamme italiane nei confronti dei loro bambini. Anche e forse soprattutto quando si parla di alimentazione. Altrettanto vero è che si ha sempre meno tempo a disposizione per mettere in tavola menù vari e bilanciati, adatti per una crescita sana. Per fortuna, però, arrivano in soccorso i surgelati, sempre più utilizzati dalle mamme del Belpaese: il dato emerge da una ricerca Doxa per l’Istituto italiano alimenti surgelati su 400 mamme con figli tra i 3 e i 14: “Dalla ricerca è evidente che ormai il 99% delle mamme usa i prodotti surgelati – ha detto ad askanews  Vittorio Gagliardi, presidente di Iias – e una su due lo fa anche due tre volte a settimana: i surgelati non sono più un prodotto emergenziale, ma fanno parte della cucina italiana”.

Promossi a pieni voti

Che gli alimenti surgelati possano essere una soluzione adeguata (tra l’altro per legge non possono contenere conservanti) è confermato anche da un esperto come Claudio Maffeis, professore di Pediatria all’Università di Verona: “L’obiettivo dell’alimentazione nei bambini è garantire un accrescimento fisico e neuro-psicologico adeguato all’età – ci ha detto – in questo senso sono importanti qualità e quantità degli alimenti. A questo riguardo i surgelati possono essere una risorsa in quanto consentono di avere disponibilità di alcuni prodotti tutto l’anno e poi c’è la possibilità di misurare le energie e i nutrienti che si assumono con la porzione di alimento grazie alle etichette. Infine c’è la facilità d’uso che consente di variare con praticità l’alimentazione”.

Otto mamme su dieci li utilizzano

La ricerca segnala che ben 8 mamme su 10 li utilizzano, considerandoli anche una grandissima comodità. Dietro questi comportamenti d’acquisto c’è ormai la consapevolezza che questi alimenti conservati a -18 gradi sono equiparabili sotto il profilo nutrizionale a quelli freschi: lo sanno 6 mamme su 10, che diventano 7 su 10 nel caso di alimenti al naturale, come pesce, carne e verdure. “Le mamme sanno perfettamente che a livello nutrizionale sono paragonabili ai prodotti freschi se non superioritra l’altro i prodotti più utilizzati dalle mamme sono quelli suggeriti dai nutrizionisti che sono vegetali e pesce, ricordandoci sempre che bisogna cercare di far contenti il figlio” dice ancora Gagliardi.

I prodotti preferiti in tavola e nel carrello

I prodotti preferiti nel reparto surgelati, e che finiscono nel carrello della spesa, sono patate (75%, fritte o elaborate), pesce panato (73%), crepes e sofficini (70%) seguiti da verdure naturali (60%) e pizza (59%). Se però si guardano i dati sulla frequenza di consumo di surgelati (almeno 2-3 volte a settimana) la classifica vede al primo posto le verdure al naturale e in mix (46%) seguite da primi piatti a base di pasta, contorni, vellutate (35%) e dal pesce al naturale (34%).

Italia, nel 2019 record di eco-investimenti: un settore che crea lavoro

Investimenti in prodotti e tecnologie green da record, anche nel nostro Paese. A decretarlo è GreenItaly 2019: il decimo rapporto della Fondazione Symbola e di Unioncamere, promosso in collaborazione con Conai, Ecopneus e Novamont, con la partnership di Si.Camera e Ecocerved e con il patrocinio del ministero dell’Ambiente. Gli ecoinvestimenti, infatti, nel 2019 toccano un valore pari a 21,5%: una percentuale che corrisponde a quasi 300mila imprese che hanno investito in questa direzione.

Imprese attive nella sostenibilità

In Italia, le imprese dell’industria e dei servizi con dipendenti che hanno investito nel periodo 2015-2018, o prevedono di farlo entro la fine del 2019 in prodotti e tecnologie green per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di CO2 sono circa 432mila. In percentuale, si tratta di circa un’impresa su tre (il 31,2% su tutte le aziende al di fuori del settore agricolo) all’interno del panorama nazionale. Il settore manifatturiero è quello che ha la percentuale più alta: 35,8%

Green job, tante opportunità

Questa tendenza in atto ha un importante riverbero anche sul mondo del lavoro, creandolo. Come riporta adnkronos, nel 2018 il numero dei green job in Italia ha superato la soglia dei 3 milioni: 3.100.000 unità, il 13,4% del totale dell’occupazione complessiva (nel 2017 era il 13%). L’occupazione green nel 2018 è cresciuta rispetto al 2017 di oltre 100mila unità, con un incremento del +3,4% rispetto al +0,5% delle altre figure professionali. 

I giovani imprenditori i più sensibili

Un altro dato interessante emerso dal rapporto è che sono soprattutto i giovani imprenditori i più attenti ai temi della sostenibilità e dell’ecologia. Tra le imprese guidate da under 35, infatti, il 47% ha compiuto eco-investimenti, contro il 23 delle over 35. Non solo: gli imprenditori più attenti a questi temi dimostrano di possedere anche uno slancio oltre i confini nazionali. Infatti, riporta l’analisi, le aziende di questa GreenItaly hanno un dinamismo sui mercati esteri superiore al resto del sistema produttivo italiano: con specifico riferimento alle imprese manifatturiere (5-499 addetti), il 51% delle eco-investitrici ha segnalato un aumento dell’export nel 2018, contro il più ridotto 38% di quelle che non hanno investito.

Bravi anche in innovazione

Il rapporto, infine, evidenzia anche un altro aspetto significativo: queste imprese innovano più delle altre. Il 79% ha sviluppato attività di innovazione, contro il 61% delle non investitrici. Nella gran parte dei casi, poi, si tratta di progetti per attivare misure legate al programma Impresa 4.0.

Occupazione, +134mila contratti a tempo indeterminato nel secondo trimestre 2019

Nel secondo trimestre del 2019 l’occupazione è in crescita, e sono 134mila in più i contratti a tempo indeterminato, mentre sono 45mila in meno quelli a tempo determinato. Questa tendenza continua a essere influenzata da un elevato livello di trasformazioni a tempo indeterminato (+159mila), contribuendo in modo complementare ad accrescere il numero di posizioni a tempo indeterminato e a diminuire quello delle posizioni a termine. L’incidenza delle trasformazioni sul totale degli ingressi a tempo indeterminato (attivazioni e trasformazioni) nel secondo trimestre dell’anno raggiunge il 22,4%, il secondo valore più alto dopo quello del primo trimestre (28,7%). È quanto emerge dalla Nota trimestrale diffusa dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali, l’Istat, l’Inps, l’Inail e l’Anpal.

Incremento congiunturale per le posizioni lavorative dipendenti

Dopo undici trimestri di crescita anche su base annua la dinamica delle posizioni a tempo determinato risulta per la seconda volta negativa (- 92mila). Tale andamento si accentua nei dati Inps-Uniemens (- 198mila nel secondo trimestre 2019), che comprendono anche il lavoro in somministrazione e a chiamata. Le posizioni lavorative dipendenti invece, nei dati destagionalizzati, presentano un incremento congiunturale. Nel secondo trimestre 2019, in base alle comunicazioni obbligatorie, le attivazioni sono state 2 milioni 535mila, e le cessazioni 2 milioni 446mila, determinando un saldo positivo di 89mila posizioni di lavoro dipendente.

Aumento maggiore per i servizi, moderato per industria e costruzioni

La crescita riguarda tutti i settori di attività economica, soprattutto i servizi (+76mila), mentre l’industria in senso stretto (+7mila) e le costruzioni (+5mila) mostrano incrementi meno rilevanti.

Andamenti simili si riscontrano nelle posizioni lavorative dei dipendenti del settore privato extra-agricolo (Istat, Rilevazione Oros), dove la variazione congiunturale di +0,3% (+36mila posizioni) è dovuta a un aumento più contenuto nell’industria in senso stretto (+0,1%, +3mila posizioni) rispetto ai servizi (+0,3%, +29 mila) e alle costruzioni (+0,5%, +4mila), riporta Adnkronos.

“Un segnale importante soprattutto per i giovani”

”Cresce in modo costante e duraturo da oltre un anno il lavoro a tempo indeterminato così come certificato dalle comunicazioni obbligatorie censite dal Ministero del Lavoro – commenta il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo -. Oggi il trend è confermato con 134mila contratti a tempo indeterminato in più nel secondo trimestre del 2019 rispetto al trimestre precedente. Questo è un segnale importante soprattutto per i giovani che vivono con difficoltà l’accesso al mondo del lavoro – continua Catalfo -. L’aumento del lavoro a tempo indeterminato significa dare loro una prospettiva di vita diversa rispetto al passato”.

Over Motel | Benessere in Brianza

Se hai bisogno di un motel Brianza che si trovi in posizione strategica e che dunque consenta di raggiungere facilmente città quali Milano, Bergamo, Monza e Lecco, l’Over Motel è l’hotel di Vimercate che fa al caso tuo. Questa importante struttura ricettiva  4 stelle infatti, è situata in posizione ideale allo scopo, e consente per questo di raggiungere in pochi minuti d’auto le suddette città, offrendo ai propri clienti tutta la libertà di poter soggiornare all’interno di un ambiente estremamente curato e nel quale la privacy è una questione prioritaria.

Qui infatti, è possibile usufruire di tantissimi servizi dedicati al benessere della persona e della coppia in genere, trattamenti che vanno dall’ hammam alla doccia idromassaggio, dalle vasche idromassaggio al solarium, disponibili direttamente all’interno delle camere in base alla tipologia di soluzione prescelta e dunque da poter vivere intensamente, senza dover condividere con altri questi momenti.

Il personale dell’Over Motel conosce bene l’esigenza del cliente di vedere rispettata la propria privacy, e per questo fa sì che il cliente una volta prenotata la propria camera posso fare direttamente accesso alla stessa parcheggiando l’auto all’interno del box privato che è esattamente adiacente alla camera persone per prenotata. Grazie all’apposita tenda motorizzata è inoltre possibile fare in modo da precludere la visuale dall’esterno e dunque avere una privacy ancora maggiore.

In base alla tipologia di camera prescelta variano dunque i servizi che è possibile trovare al suo interno, ed a prescindere dalla camera prescelta siamo sicuri che il tuo prossimo soggiorno all’Over Motel sarà all’insegna del benessere e del relax, grazie alla grande cura con la quale tutte le camere sono state allestite e grazie ai tantissimi comfort che la struttura mette a tua disposizione, tra i quali ricordiamo la TV digitale, l’aria condizionata, la cassaforte, la biancheria, il wi-fi gratuito ed il set da bagno.