Author: Jessica Morgani

Ecobonus 110%, nasce il marketplace digitale per lo scambio di crediti

Nasce il marketplace per il trasferimento dei crediti relativi al Superbonus. Il nuovo mercato dei crediti consente di sfruttare al meglio l’agevolazione prevista dal DL Rilancio, coniugando l’esigenza di liquidità o l’offerta di detrazioni eccedenti la tax capacity, ovvero il valore complessivo dei debiti tributari del soggetto cedente, con un possibile risparmio fiscale a beneficio del soggetto acquirente. Si tratta di una novità importante, perché i soggetti che ricevono il credito, come ad esempio le imprese edili, avranno a loro volta la facoltà di cessione. Il nuovo marketplace apre quindi la strada alla creazione di un mercato dove domanda e offerta si potranno incontrare al fine di scambiare crediti che potrebbero essere già stati oggetto di trasferimento tra soggetti una prima volta.

Cedere e acquistare come credito di imposta le detrazioni fiscali previste dalla normativa
La nascita del marketplace si inserisce nel quadro delle agevolazioni previste dal Decreto Rilancio, in particolare nell’ottica del nuovo Econobus 110%. Sul marketplace sarà infatti possibile cedere e acquistare, come credito di imposta, le detrazioni fiscali previste dalla normativa, creando, per la prima volta, un mercato dedicato ai crediti fiscali, per ora aperto a quelli riferiti all’Ecobonus, ma in futuro anche ad altre tipologie. In questo modo, sarà possibile agevolare la trasformazione in liquidità del credito a prezzi di mercato, accelerare la diffusione dell’utilizzo degli incentivi, e in ultima istanza, sostenere il settore dell’edilizia.
L’impatto positivo nell’ambito del Super Ecobonus

In alternativa alla fruizione diretta della detrazione la nuova normativa consente di optare per un contributo anticipato sotto forma di sconto dai fornitori dei beni o servizi, o per la cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante. L’impatto positivo del marketplace sul Super Ecobonus è quindi rilevante.

Sul marketplace possono infatti operare soggetti privati interessati alla vendita del credito Super Ecobonus per trasformarlo in liquidità o perché in assenza di sufficienti debiti fiscali da compensare. In particolare, società di costruzioni e relativa filiera, che ottengono il credito come contropartita degli interventi agevolabili.

Un nuovo mercato aperto a un ventaglio ampio ed eterogeneo di soggetti
“L’evoluzione normativa a cui abbiamo assistito ha abilitato un nuovo mercato aperto a un ventaglio molto ampio ed eterogeneo di soggetti, che in funzione delle loro esigenze potranno cedere o acquisire il credito in modo immediato, sicuro e indipendente anche successivamente alla prima cessione – afferma Alessandro Grandinetti, Markets and Clients Leader di PwC, il network internazionale di consulenza, revisione di bilancio e consulenza legale e fiscale -. La tecnologia, adeguati presidi tecnici e sinergia con il patrimonio informativo di CRIF (azienda globale specializzata in sistemi di informazioni creditizie e business information, servizi di outsourcing e processing e soluzioni per il credito) ne fanno una piattaforma innovativa ed efficiente pensata per garantire i più evoluti presidi a beneficio degli scambi”.

La mobilità post Covid, meno autobus e più auto e bici?

A comprendere le nuove priorità in materia di spostamenti urbani dopo il Covid ci ha pensato Bcg (Boston Consulting Group), con l’indagine How Covid-19 Will Shape Urban Mobility, che ha coinvolto 5.000 abitanti delle principali città negli Stati Uniti, Cina ed Europa occidentale. E a quanto risulta dall’indagine dopo il lockdown gli italiani sono secondi solo ai cinesi per utilizzo della macchina privata come mezzo principale, e terzi (dopo cinesi e statunitensi) per interesse nell’acquisto di un’auto. Tuttavia, nel medio termine il mezzo che vince è la bicicletta. Nei prossimi 12-18 mesi un quarto dei connazionali userà più che in passato le due ruote per spostarsi in città.

Prima fase di emergenza, crolla l’utilizzo di quasi tutti i mezzi di trasporto

Durante il lockdown, riporta Adnkronos, in Europa, Usa e Cina l’utilizzo di quasi tutti i mezzi di trasporto è crollato del 60%. Un po’ come è avvenuto in Italia, le bici private e lo spostamento a piedi sono state le modalità preferite dai cittadini di tutto il mondo, passate dal 21% al 59%. Anche il bike sharing è stato molto usato, soprattutto in Usa e Cina, grazie all’offerta di bici igienizzate e a prezzi più bassi, mentre in Europa ha registrato un calo della domanda. Allo stesso tempo, durante la prima fase della crisi sono crollati i viaggi in auto privata. Negli Stati Uniti i chilometri percorsi dai veicoli sono diminuiti di più del 65%, arrivando in alcuni stati a -80% a inizio aprile.

Post-lockdown, si cerca di non utilizzare i trasporti pubblici

Dopo la riapertura, in quasi tutti i Paesi del mondo le scelte di trasporto hanno subito cambiamenti profondi. Più della metà degli intervistati si dichiara attenta alla distanza sociale e alla pulizia, cercando modalità di viaggio senza contatti con altre persone. Se i cinesi sembrano più disposti a utilizzare i mezzi pubblici, in generale, dopo il lockdown, in tutti i Paesi una quota tra il 40% e il 60% manifesta la volontà di utilizzare i trasporti pubblici molto meno di frequente. Lo stesso vale per le altre modalità di mobilità condivisa, come il ride hailing e il car sharing, usate meno spesso, ma senza registrare cali bruschi come nel caso dei trasporti pubblici.

Prossimo futuro, mobilità privata o ritorno dei mezzi pubblici?

Nei prossimi 12-18 mesi, Bcg prevede due potenziali scenari. Il primo è la conferma della mobilità privata come modalità più usata, il secondo il grande ritorno dei mezzi pubblici, la cui riluttanza a usarli, che riguarda adesso il 50% degli intervistati, si ridurrà di circa la metà. Il secondo scenario sembra il più probabile, ma l’esito dipenderà dalla capacità dei fornitori di servizi di continuare con le misure di sanificazione, e altre misure di sicurezza, che garantiscano la riduzione dei rischi.

Come organizzare cene d’estate post-Covid

Con l’allentamento delle misure restrittive dettate dall’emergenza sanitaria possiamo tornare a ridare spazio alla convivialità, alle cene tra amici, per condividere in compagnia il cibo e un buon bicchiere di vino. Ma anche ora che siamo quasi alla normalità, con i bar e i ristoranti aperti, siamo davvero pronti a ricominciare a frequentare i locali? Nonostante i numeri dei contagi siano in calo, il virus sembra essere ancora in giro e certamente occorre fare molta attenzione. Non a caso, nelle ultime settimane si è parlato spesso di sindrome della capanna, un modo per indicare la difficoltà a uscire di casa dopo l’isolamento forzato. Come godere quindi della convivialità, ma in sicurezza?

Basta rispettare alcune semplici regole. Quelle proposte dalle Cesarine, le cuoche casalinghe della rete di Home Restaurant, che aprono le porte della propria casa ai viaggiatori provenienti da tutto il mondo.

La bella stagione favorisce la possibilità di allestire una cena all’aperto

Le Cesarine sanno come gestire al meglio e in sicurezza la situazione contingente, perché anche loro hanno ormai riaperto le loro case, balconi e giardini ai tanti appassionati della cucina italiana per cene tra amici, in famiglia o anche per divertenti cooking class di gruppo.

Prima regola, mettere a disposizione degli ospiti all’ingresso della casa gel disinfettante e salviette monouso, e piccoli asciugamani in bagno. E chiedere agli ospiti di disinfettare le scarpe con apposito prodotto all’arrivo in casa.

Dove sia possibile, poi, allestire una cena all’aperto, che sia sul balcone, il terrazzo o il giardino. In soccorso ci viene la bella stagione.

Servire il cibo già impiattato, e il pane già tagliato

La terza regola, o suggerimento delle esperte, è quella di apparecchiare la tavola lasciando un metro tra ogni ospite. Questo, ovviamente, a meno che non si tratti di congiunti.

Quarta regola fondamentale: niente buffet e finger food. Molto meglio servire a tavola il cibo già preparato nel piatto, evitando quindi piatti comuni da cui servirsi utilizzando posate di servizio, che verrebbero toccate da tutti. Anche il pane va servito già tagliato in piattini singoli per ogni commensale. In alternativa si possono servire piccoli panini.

Preoccuparsi anche di ciò che si mangia Un altro consiglio è quello di scegliere una persona incaricata di servire acqua e vino, così che sia sempre la stessa mano a toccare le bottiglie. Se invece ci si dovesse trovare in un ambiente chiuso, evitare di puntare il condizionatore direttamente verso la tavola. Con questi accorgimenti organizzare cene a casa sarà più facile e sicuro. E anche chi non se la sente di frequentare i locali pubblici potrà tornare a mangiare in compagnia. Il nono consiglio? È quello di preoccuparsi anche di ciò che si mangia. Ovvero, scegliere prodotti locali, stagionali, cucinarli con amore e con serietà. Magari mettendo in pratica quelle tante ricette sperimentate durante il lockdown.

In crescita le truffe online legate alle superofferte di smartphone

Sembrano offerte allettanti sull’acquisto degli ultimi modelli dei cellulari più desiderati, ma nascondono vere e proprie truffe ai danni degli utenti. Secondo i dati dei ricercatori di Avast, la società di antivirus, negli ultimi mesi questo tipo di trappola online ha avuto un notevole aumento a livello globale. Complice dell’impennata l’uso da parte dei truffatori della tecnica Seo (Search Engine Optimization), che permette l’indicizzazione e il posizionamento di un’informazione o contenuto di un sito web sui motori di ricerca. La visualizzazione dei siti fraudolenti viene quindi posta tra i primi risultati. E grazie a queste e ad altre tecniche, come l’inserimento di recensioni false e l’estrema cura nella grafica dei siti fraudolenti, spesso associati a brand famosi, i truffatori sono riusciti ad adescare un gran numero di vittime: circa 4 milioni e mezzo nel mondo.

In Italia, 140 mila utenti caduti nella trappola

Secondo i dati di Avast i principali bersagli sono gli utenti polacchi, brasiliani e francesi, ma anche gli italiani, che con circa 140 mila utenti minacciati si collocano a metà della classifica mondiale.

Il copione della truffa è sempre lo stesso, riporta Askanews. L’utente “viene attirato sul sito fraudolento grazie all’ottima indicizzazione sui motori di ricerca, e dopo aver compilato un falso questionario che chiede di rispondere ad alcune domande, si ritrova vincitore di uno degli ultimi e costosissimi modelli di smartphone – spiegano gli esperti di Avast -. Per ricevere il premio basterà compilare un format con le informazioni di contatto e pagare un prezzo simbolico di pochi euro”.

Fornire le proprie informazioni personali e di credito a siti fake

Ed ecco compiersi la truffa: l’utente non solo non riceverà mai lo smartphone desiderato, ma avrà fornito ai cybercriminali le proprie informazioni personali e di credito. A differenza delle campagne di phishing, “più facili da riconoscere e analizzare grazie al codice sorgente – continuano gli esperti – questo tipo di truffe che usano siti fake possono fornire agli aggressori non solo le credenziali degli utenti, ma anche dei ricavi economici”.

Un’offerta che sembra troppo bella per essere vera

Non è tutto. Molte di queste campagne riescono a eludere il controllo dei software antivirus perché dirottano gli utenti su diverse pagine prima di mostrare il contenuto malevolo. Gli esperti di Avast ricordano che “se si cerca online qualcosa di specifico e ci si imbatte in un’offerta che sembra troppo bella per essere vera, probabilmente non lo è. È necessario quindi fare attenzione a non condividere le proprie informazioni finanziarie online, e non farsi allettare da offerte economiche troppo basse per essere vere. In generale poi, l’utilizzo di un buon software antivirus è comunque fondamentale per proteggersi da queste e altri tipi di minacce online”.

Aeroporti in crisi, persi 45 milioni di passeggeri in tre mesi

Secondo dati Assaeroporti a marzo gli scali italiani hanno perso 12 milioni di passeggeri, ad aprile 16 milioni, e a maggio, stando alle prime proiezioni, 17 milioni.

In tre mesi il sistema aeroportuale nazionale registra quindi una contrazione di 45 milioni di passeggeri rispetto a un anno fa.

“I provvedimenti finora adottati dal Governo per far fronte alla situazione di profonda crisi derivata dall’emergenza sanitaria da Covid-19 hanno completamente trascurato i gestori aeroportuali, costretti a chiedere la cassa integrazione per oltre 10.000 dipendenti delle società di gestione”, denuncia l’associazione di categoria. Che ravvisa nei dati “il peggior calo di sempre”.

Scali di minori dimensioni a rischio sopravvivenza

“Siamo in presenza di tre mesi di blocco totale del trasporto aereo –  afferma il presidente di Assaeroporti Fabrizio Palenzona -. Le prossime settimane saranno decisive per porre le basi della ripartenza di un settore strategico per il nostro Paese”.

La crisi sta avendo un forte impatto sul settore, e rischia di compromettere la realizzazione dei piani di investimento previsti per lo sviluppo del sistema aeroportuale nazionale.

“Alcuni scali, soprattutto quelli di minori dimensioni che svolgono un ruolo importante per lo sviluppo dei territori e per la mobilità di cittadini e imprese, sono a rischio sopravvivenza – sottolinea Assaeroporti -. Migliaia di posti di lavoro sono in pericolo così come un’enorme fetta dell’indotto turistico”.

I comparti turistico e aeroportuale muovono complessivamente circa il 17% del PIL nazionale, e senza adeguati interventi di sostegno, sostiene Assaeroporti, “le ricadute si profilano drammatiche”.

Rilanciare Alitalia? Si, ma non a costo di misure protezionistiche

Assaeroporti accoglie favorevolmente la scelta di rilanciare Alitalia, ma sottolinea fermamente “come l’eventuale adozione da parte del Governo di misure protezionistiche e selettive, tese a disincentivare la presenza di compagnie low cost nel nostro Paese, determinerà un cambio di scenario e il ritorno a un trasporto aereo d’elite”.

Una circostanza negativa, riporta Italpress, già verificata 15 anni fa, quando, con la legge sui requisiti di sistema, “si tentò di salvare Alitalia con i risultati nefasti che sono sotto gli occhi di tutti – conferma l’associazione -. A maggior ragione oggi che Alitalia rappresenta, rispetto ad allora, non il 50% del traffico passeggeri, ma circa il 13% del totale, si corre solo il rischio di danneggiare pesantemente il trasporto aereo nel suo complesso”.

“Assicurare un mercato concorrenziale e garantire la mobilità di passeggeri e merci”

Per questo l’Associazione degli aeroporti italiani chiede al Governo “di assicurare un mercato concorrenziale che garantisca la mobilità di passeggeri e merci. Quello del trasporto aereo è un settore determinante per la ripresa socio economica dell’Italia, che deve essere sostenuto attraverso misure a favore dell’intera filiera. In particolare – continua Assaeroporti – occorre mettere a disposizione delle imprese aeroportuali risorse accessibili, attraverso la creazione di un fondo dedicato, che compensi i gestori e gli altri operatori del settore per i danni subiti e consenta di ripartire guardando al futuro, preservando i livelli occupazionali e garantendo la realizzazione degli investimenti”.

Meglio il lavoro in ufficio o da remoto? La Fase 2 impone un bilancio

Con la Fase 2 si riparte, e in questo periodo che somiglia a una nuova rinascita si pensa anche a un bilancio. Ad esempio sulla novità dello smart working, su quanto si è potuto apprezzare del lavoro da remoto e su cosa manca del lavoro in ufficio. Secondo una ricerca di InfoJobs, delle 5 cose che più mancano del lavoro in presenza al primo posto gli italiani indicano la socialità del luogo di lavoro, e il confronto quotidiano con i colleghi (27%). Mentre tra gli aspetti più positivi del lavoro a distanza il risparmio di tempo per gli spostamenti casa-ufficio (49%).

I benefici di lavorare fuori casa

Per quanto riguarda i benefici di lavorare fuori da casa al secondo posto gli italiani indicano la comodità della propria postazione (11%), e al terzo il piacere di prepararsi alla giornata con outfit e make-up (10%). Una chiacchierata tra colleghi, con i clienti e i fornitori (8%), si posiziona in quarta posizione, mentre al quinto posto la pausa caffè o il pranzo con i colleghi (7%). Insomma, in uno scenario post Covid-19 lo smart working viene visto come un’opportunità, ma non come una possibile alternativa al lavoro in presenza. Ma fra opportunità e difficoltà un dato è certo, l’Italia ha cominciato a lavorare da remoto, provando una nuova modalità che impatterà anche nel futuro, riporta Ansa.

Sì al lavoro agile, ma solo 1 o 2 giorni a settimana

Lo smart working è ancora un banco di prova per aziende e dipendenti. Il 71% infatti dice sì al lavoro agile, ma solo per 1 o 2 giorni a settimana. Percentuale che sale all’89% per le donne con figli, e al 55% per gli uomini che vivono sotto lo stesso tetto con la prole. Il 14% degli intervistati vede però nello smart working una maggiore responsabilizzazione del team e una maggiore fiducia da parte dei capi. Mentre la produttività rimane invariata per oltre la metà del campione. Solo un 7% dichiara un calo legato soprattutto alla difficoltà di gestire i figli che necessitano di attenzione (33% per le donne con figli conviventi).

Le 5 cose più belle dello smart working

Ma quali sono le 5 cose più belle dello smart working? Dopo il risparmio di tempo per gli spostamenti casa-ufficio, al secondo posto c’è la flessibilità di orari (19,5%), al terzo la possibilità di gestire insieme esigenze personali e lavorative (17% e 30% per donne con figli), al quarto la mancanza di distrazioni (11%), e al quinto le videocall in sostituzione dei meeting in presenza (3%).

Che si preferisca lavorare a casa o fuori, tra le abitudini che si vorrebbero conservare anche dopo la fine dell’emergenza rientra comunque l’incremento del livello tecnologico in azienda e in casa (37%), e un miglior bilanciamento tra vita professionale e privata (28%). Un aspetto particolarmente importante per le donne con figli conviventi (34%) e gli uomini nella medesima situazione (24%).

Skype lancia Meet Now per videochiamare senza registrazione

Skype lancia un’opzione che consente di fare videochiamate senza avere un account sulla piattaforma, e senza dover scaricare l’app. La novità si chiama Meet Now e si propone come uno strumento gratuito per fare video-riunioni. Basta un clic per creare un link da condividere con i partecipanti, tramite il quale collegarsi e dar vita alla videochiamata senza registrazioni. Il link non ha scadenza, quindi può essere usato in modo continuativo per le riunioni.

Le funzionalità di Meet Now sono quelle di Skype, tra cui la possibilità di registrare la videochiamata e rivederla in seguito, sfocare l’immagine prima dell’inizio della riunione, e condividere lo schermo con gli altri partecipanti per mostrare presentazioni e documenti, riporta Ansa.

La società di Microsoft insegue Zoom

In questo modo Skype insegue l’ultimo arrivato, la app Zoom, che in tempi di quarantena e telelavoro ha visto crescere in modo esponenziale la popolarità, nonostante qualche incidente sulla privacy. Da quando è iniziato il lockdown con l’obbligo per molte aziende di lavorare in modalità smart working, le applicazioni per le videochiamate hanno avuto una crescita inaspettata. Ad approfittarne è stata soprattutto Zoom, che grazie alla sua semplicità d’utilizzo è diventata in poco tempo una delle preferite da parte di lavoratori in tutto il Mondo.

Accedere alla riunione senza creare un account

Il motivo del successo di Zoom è abbastanza semplice: non bisogna registrarsi e basta premere su un link per accedere alla conference call o alla riunione. In questi ultimi giorni, però, Zoom ha iniziato a mostrare anche i primi problemi, soprattutto sul lato della privacy e della sicurezza. Meet Now è perciò la risposta di Skype a Zoom, perché ora con la nuova funzionalità per creare o partecipare a una videochiamata non bisogna essere registrati alla piattaforma, ma basta accedere alla web-app da browser e premere su un link. In pochissimi secondi si accede alla riunione senza la necessità di creare un account.

Come funziona?

Basta avere un dispositivo con un browser e una buona connessione a Internet, Meet Now non è un’applicazione da scaricare, ma è una web-app a cui accedere. Per attivare la funzionalità bisogna infatti accedere alla pagina web tramite il browser e premere sul bottone Crea una riunione gratuita, quindi aspettare qualche secondo che venga creato il collegamento alla riunione. Una volta stabilito il collegamento si ottiene un link che può essere condiviso con i propri colleghi premendo sul tasto Condividi invito. Quindi cliccare su Avvia chiamata per iniziare la riunione.

Nel caso in cui non si è i creatori della chiamata, ma semplici invitati, basta cliccare sul link ricevuto e la call si avvierà direttamente sulla pagina del browser.

Le aziende trascurano la sicurezza mobile

Molte organizzazioni continuano a mettere a rischio la sicurezza mobile delle proprie attività. La terza edizione del Mobile Security Index di Verizon conferma che circa 4 intervistati su 10 (43%) ha riferito che nell’ultimo anno le proprie aziende hanno trascurato la sicurezza mobile, raddoppiando così le probabilità di subire una violazione. I motivi sono la mancanza di tempo (62%), la convenienza (52%) e il profitto (46%). Lo studio mette poi in evidenza come il 39% degli intervistati abbia subito una compromissione relativa alla mobile security. E se il 66% delle organizzazioni ha subito un danno il cui impatto è stato definito grave, per il 55% le ripercussioni sono state durature.

Il 20% delle organizzazioni ha subito un danno causato da un hotspot Wi-Fi non autorizzato

Il 20% delle organizzazioni che ha subito un danno alla sicurezza mobile, inoltre, ha affermato di essere stato coinvolto da un hotspot Wi-Fi non autorizzato o non sicuro, e il 31%  ha ammesso di aver subito un danno riguardante un dispositivo IoT.

“Le organizzazioni di tutte le dimensioni e di tutti i settori si affidano ai dispositivi mobile per eseguire gran parte delle operazioni quotidiane – ha affermato Bryan Sartin, executive director, global security services di Verizon – quindi la sicurezza di questi device è una priorità”. Ma le varie tipologie di dispositivi, le diverse applicazioni e il continuo incremento di device IoT complicano ulteriormente le cose.

Gli attacchi non riguardano un ambito specifico

Secondo Sartin “tutti devono essere consapevoli e attenti in materia di mobile security per proteggere se stessi e i propri clienti”.

Poiché gli attacchi mobile non riguardano uno specifico ambito, l’edizione 2020 del Mobile Security Index di Verizon include analisi aggiuntive di alcuni settori, tra cui servizi finanziari, healthcare, manufacturing, settore pubblico, vendita al dettaglio e Pmi. Il report, riporta Askanews, analizza anche l’importanza della mobile security per tecnologie chiave come cloud e IoT, e il modo in cui lo sviluppo del 5G impatterà sulla sicurezza.

La tecnologia mobile sarà lo strumento principale per accedere ai servizi cloud Secondo l’80% delle organizzazioni, entro cinque anni la tecnologia mobile sarà lo strumento principale per accedere ai servizi cloud. Dunque, è questo il momento di rafforzare la mobile security. La domanda è cosa dovrebbero fare le organizzazioni? L’indagine, che mette in evidenza i quattro vettori principali per gli attacchi (utenti, app, dispositivi e reti), include una serie di suggerimenti su come le organizzazioni possano tutelarsi dalle minacce alla sicurezza mobile, tra cui la definizione di un focus security first, lo sviluppo e l’applicazione di policy, e la crittografia dei dati su reti non protette

Il cupido del nuovo millennio colpisce sul web?

Le app di incontri, come Tinder, e i social media come Facebook e Instagram, sono il nuovo cupido. O forse no, e i tempi non sono cambiati molto rispetto al passato. Ma come si conoscono le coppie italiane di oggi, e come si sono conosciuti i loro genitori? Secondo il sondaggio del portale del settore nuziale Matrimonio.com, condotto in 15 Paesi di Europa, America e Asia, esiste un cupido del nuovo millennio. Le risposte ottenute dalle coppie sposate nel 2019 testimoniano che rispetto al passato la tecnologia oggi ricopre un ruolo decisivo anche in campo sentimentale. Ma in Italia un po’ meno che all’estero.

Canada, UK e USA guidano la classifica delle coppie nate su Internet

Secondo la ricerca, in Italia il 6,1% ha conosciuto la propria dolce metà attraverso app o siti di incontri. Rispetto ad altri Paesi, però, la rivoluzione del Cupido tecnologico da noi colpisce molto meno. E Canada (27,3%), Regno Unito (23,7%) e Stati Uniti (22,6%) sono i tre Paesi sul podio per numero di coppie nate grazie al web. Secondo la classifica delle percentuali di coppie sposate nel 2019 incontrate attraverso siti di incontri o applicazioni, al 4° posto dopo gli Usa si trova la Francia (19%), seguita da Spagna (11,9%), Brasile (9,6%), Cile (6,4%), Italia (6,1%), Portogallo (5,1%), Messico (5,6%), e Colombia (5,0 %).

In Italia si preferisce ancora la “vecchia maniera”

In Italia, al contrario dei nostri cugini francesi e spagnoli, e nonostante la tendenza tecnologica in forte crescita, continuano a essere i luoghi sociali i principali spettatori della romantica scintilla. Le coppie italiane, quindi, sembrano conoscersi ancora alla “vecchia maniera”. In questo caso, lo scettro di Cupido se lo aggiudicano gli amici in comune, con il 35,7% delle coppie che si sono conosciute grazie a loro, così come accadeva ai loro genitori (42,1%).

Al secondo posto si classifica il luogo di lavoro (15,8%), mentre eventi o occasioni di incontro, come concerti, feste, o serate in discoteca, oppure luoghi pubblici, come le palestre, rappresentano il 13,4% dei casi.

Lo spirito romantico non ha ancora ceduto a un clic

Un dato che differisce tra le due generazioni, però, è che 30 anni fa, e nel 15,2% dei casi, le coppie si conoscevano da sempre, fino da bambini, al contrario di oggi in cui la percentuale ne rappresenta la metà (7,5%).

E se oggi in molte occasioni sono i social media a intervenire per connettere le future coppie, soprattutto Facebook e Instagram, una via di mezzo tra vita virtuale e vita reale la testimonia Marianna, della Community di Matrimonio.com. “Ci siamo visti la prima volta in un bar – spiega Marianna – poi ci siamo conosciuti su Facebook e ci siamo messi d’accordo per uscire. Mi venne a prendere e poi andammo a cena fuori”.

Insomma, per gli italiani galeotto no fu tanto quel match su Tinder ma quella cena a casa dell’amico. Forse lo spirito romantico non ha ancora ceduto del tutto a un clic.

Italiani over 65, meno social dei coetanei europei

Il divario tra l’utilizzo delle nuove tecnologie da parte della popolazione anziana rispetto al resto della popolazione, il cosiddetto grey digital, divide, ed è ancora marcato. Gli over 65 italiani sono molto meno social dei loro coetanei europei. Nel 2016 solo il 7% di loro utilizzava i social network, contro il 16% della media europea. Mentre il divario rispetto alle generazioni più giovani in Italia (39%) è in linea con la media europea (38%). Almeno, secondo uno studio condotto nell’ambito del progetto Ageing in a Networked Society, coordinato da Emanuela Sala, docente del dipartimento di Sociologia e ricerca sociale di Milano-Bicocca, e sostenuto da Fondazione Cariplo.

Il tempo medio di permanenza sul telefono è di 32 secondi

I ricercatori hanno analizzato un campione di oltre 32mila europei, tutti over 65. E se nel 2016 solo il 7% degli anziani italiani utilizzava i social network il trend è comunque in crescita rispetto al 2013, quando era il 3%.  Per studiare modalità e tempi di utilizzo delle nuove tecnologie, è stata installata una app di monitoraggio sugli smartphone di 30 volontari dell’associazione AUSER di Monza e Brianza di età compresa fra i 65 e 75 anni. L’analisi dei dati ha rivelato che ogni partecipante accede allo smartphone 127 volte al giorno per un totale di un’ora e 8 minuti. Nell’arco di un mese i partecipanti passano sullo smartphone in media complessivamente 35 ore. Tuttavia il tempo medio di permanenza sul telefono, ogni volta che vi accedono, è di 32 secondi.

WhatsApp è l’applicazione più utilizzata

Dall’indagine è emerso che WhatsApp è l’applicazione social di gran lunga più utilizzata dai partecipanti (52% del tempo totale passato sullo smartphone), seguita da Facebook (36%), YouTube (10%), LinkedIn (1%) e Instagram (1%).

I dati mostrano perciò come i partecipanti facciano un largo uso di siti di social network, e in particolare di piattaforme come WhatsApp e Facebook, che incrementano le possibilità connessione e interazione sociale tra gli utenti. Mentre non è stato rilevato un uso significativo di applicazioni legate allo shopping ed alla salute.

Nessuna relazione tra utilizzo dei social e riduzione della solitudine

Per analizzare l’effetto dell’utilizzo dello smartphone e delle applicazioni Facebook e WhatsApp sulla solitudine e sulle funzioni cognitive degli anziani, è stato inoltre condotto un esperimento sociale su quasi 150 anziani. Lo studio è stato eseguito dalla Fondazione Golgi Cenci di Abbiategrasso in collaborazione con i ricercatori di Milano-Bicocca. I ricercatori hanno studiato quanto l’utilizzo delle nuove tecnologie possa aiutare a combattere la solitudine e a mantenere integre le funzioni cognitive rispetto alle relazioni sociali tradizionali.

L’analisi preliminare dei dati ha rivelato che chi ha utilizzato lo smartphone per due mesi non ha però riportato miglioramenti significativamente diversi da coloro che sono stati impegnati in attività di socializzazione tradizionali.