Mese: Febbraio 2022

Bullismo anche al lavoro: si diffonde il workplace bullying

Si parla di bullismo e cyber bullismo in relazione ai giovani, ma quasi mai in relazione al lavoro. Eppure proprio all’interno degli ambienti lavorativi si sta diffondendo una nuova forma di vessazione. La conferma giunge dall’approfondimento condotto da Espresso Communication per Great Place to Work Italia.
Si tratta del workplace bullying, un comportamento sociale violento e ripetuto nel tempo attuato nei confronti di colleghi e collaboratori. Secondo il portale d’informazione americano HR Executive, che riprende i dati del Workplace Bullying Institute, oltre 7 dipendenti su 10 (75%) dichiarano di essere stati bersagli o di aver assistito ad atti di bullismo sul posto di lavoro, per un totale di oltre 79 milioni persone coinvolte solo negli Stati Uniti.

Abusi verbali, condotte offensive, intimidazioni o aggressioni

Questo fenomeno, che può includere abusi verbali, condotte offensive, intimidazioni o aggressioni, può causare sia danni fisici sia un crescente stato di angoscia mentale, nonché un alto tasso di assenteismo e rotazione dei dipendenti, bassa produttività, e di conseguenza, danni alla reputazione di un’azienda.
Il workplace bullying non è però un fenomeno che riguarda solo gli Stati Uniti, ma anche l’Europa. In Italia non ci sono studi con dati statistici, ma questo non significa che non sia diffuso.

In Uk, secondo il portale britannico People Management, più di un quarto dei collaboratori coinvolti in un sondaggio afferma di essere stato vittima di vessazioni all’interno del proprio workplace. E secondo l’Irish Times il 9% dei lavoratori irlandesi ha subito atti di bullismo.

Un topic d’interesse anche sui social

Gli effetti psicologici correlati a queste esperienze negative risultano devastanti: i professionisti coinvolti hanno maggiori probabilità di avvertire problemi di salute mentale, come ansia e depressione.
All’interno di questo scenario è nata la figura del responsabile d’azienda, chiamato ad ascoltare il proprio team operativo per trovare soluzioni mirate a mantenere ottimale il benessere organizzativo dell’ambiente di lavoro. Del resto, il bullismo sul lavoro risulta un topic d’interesse anche sui social: l’hashtag #workplacebullying conta oltre 19mila contenuti pubblicati su Instagram per raccontare questo problema attraverso il web.

“La pandemia ha rafforzato una problematica già esistente”

“La pandemia ha ulteriormente rafforzato una problematica già esistente – afferma Beniamino Bedusa, presidente Great Place to Work Italia -. All’interno di ogni workplace è fondamentale avere, anzi percepire, un clima aziendale e organizzativo produttivo e stimolante. Per questo motivo, i capi d’azienda sono e saranno sempre più importanti. I collaboratori necessitano di essere ascoltati: solo così è possibile trovare soluzioni mirate, tempestive ed efficaci per contrastare un fenomeno che si sta diffondendo a macchia d’olio in buona parte dell’universo professionale e lavorativo. A tal proposito – aggiunge Bedusa – sono numerosi gli esempi di aziende virtuose che si impegnano quotidianamente per contrastare la problematica: queste imprese, oltre ad ascoltare le singole persone, le supportano all’interno degli ambienti di lavoro e creano iniziative, policy e benefit per occuparsi del loro benessere”.

Dop economy, nel 2020 vale 16,6 miliardi. Export a 9,5 miliardi

Nel 2020 la Dop economy ‘tiene’, e nonostante la pandemia raggiunge 16,6 miliardi di valore alla produzione (-2%) e 9,5 miliardi di export (-0,1%), pari al 20% delle esportazioni nazionali di settore. A confermare questi numeri è l’analisi del XIX Rapporto Ismea- Qualivita sul settore italiano dei prodotti Dop Igp. Che evidenzia come nell’anno segnato dalla pandemia il comparto valga il 19% del fatturato complessivo del settore agroalimentare nazionale.
Questo, grazie al contributo delle grandi produzioni certificate, anche se non mancano elementi che confermano il forte dinamismo del sistema delle Indicazioni Geografiche italiane, fra cui l’affermarsi di categorie come le paste alimentari o i prodotti della panetteria e pasticceria.

L’export Dop Igp equivale al 20% delle esportazioni agrifood

Le esportazioni dei prodotti Dop Igp hanno un peso del 20% nell’export agroalimentare italiano, e raggiungono 5,6 miliardi, per un -1,3% su base annua e un trend del +71% dal 2010.
Risentono degli effetti della pandemia soprattutto i mercati extra-UE (-4,3%), mentre cresce l’export in UE (+4,1%) con incrementi a doppia cifra per i Paesi scandinavi e del Nord Europa. Ma i mercati principali si confermano Germania (770 milioni), Usa (647 milioni), Francia (520 milioni) e Regno Unito (268 milioni). Il valore complessivo è frutto anche di un andamento diverso fra i comparti cibo e vino, con il cibo che con 3,92 miliardi registra un incremento del valore esportato del +1,6%, e il vino, che con 5,57 miliardi mostra un calo del -1,3%.

Crescite importanti per Puglia e Sardegna

Tutte le regioni e le province italiane registrano un impatto economico delle filiere Dop Igp, anche se si conferma la concentrazione del valore nel Nord Italia.
Fra le prime venti province per valore, ben undici sono delle regioni del Nord-Est, a partire dalle prime tre, Treviso, Parma e Verona, che registrano un impatto territoriale oltre il miliardo. Nel 2020 solo l’area Sud e Isole mostra un incremento complessivo del valore rispetto all’anno precedente (+7,5%), con crescite importanti soprattutto per Puglia e Sardegna.

Due realtà a confronto, agroalimentare e vitivinicolo 

L’agroalimentare italiano Dop Igp Stg, riporta Italpress, coinvolge oltre 86mila operatori, 165 Consorzi autorizzati e 46 organismi di controllo. Nel 2020 raggiunge 7,3 miliardi di valore alla produzione, per un -3,8% in un anno e un trend del +29% dal 2010. Stabile il valore al consumo a 15,2 miliardi, per un andamento del +34% sul 2010. Il vitivinicolo italiano Dop Igp coinvolge invece oltre 113mila operatori, 121 Consorzi autorizzati e 12 organismi di controllo. Nel 2020 registra 24,3 milioni di ettolitri di vino Ig imbottigliato (+1,7% in un anno), con le Dop che rappresentano il 68% della produzione e le Igp il 32%.
Il valore della produzione sfusa di vini Ig è di 3,2 miliardi, mentre all’imbottigliato è 9,3 miliardi (-0,6%), con le Dop che ricoprono un peso economico pari all’81%.