Month: Novembre 2021

Utilizzare l’auto a Milano: a noleggio o di proprietà?

Da una ricerca BVA Doxa sulla propensione all’utilizzo dell’auto per conto di Virtuo, realizzata a Milano su un campione di età compresa tra i 25 e i 74 anni, emerge un forte desiderio di tornare a viaggiare fuori città, complici probabilmente le festività natalizie. Che sia per spostarsi in città o viaggiare, utilizzare i servizi di sharing e i mezzi alternativi all’auto è un’abitudine entrata nel dna dei milanesi. Il 69% di chi vive a Milano si dichiara infatti disposto a rinunciare all’auto di proprietà a fronte di un servizio di noleggio auto a domicilio. In generale, però, la mobilità a impatto ridotto per ora sembra non avere incrinato profondamente il legame con l’automobile di proprietà. Tanto che secondo la ricerca il possesso dell’auto è ancora elevato: il 94% degli intervistati dichiara di averne una.

Uno su tre vorrebbe passare i week end fuori città

Compatibilmente con il ritorno alla normalità negli spostamenti, un milanese su 3 (33%) è pronto a rimettersi in auto anche più di prima per andare a passare i week end fuori città. Le destinazioni preferite? Le città d’arte (50%), ma anche gironzolare senza una meta fissa alla scoperta del Bel Paese (31%), soprattutto i più giovani (37%). Seguono la montagna (29%) e la scoperta della propria regione (22%). Il compagno di viaggio preferito? Il proprio partner (44%), seguito dalla famiglia (30%) e dai migliori amici (15%).

I milanesi utilizzano l’auto in media 4 giorni a settimana

Dalla ricerca emerge poi che i milanesi utilizzano l’auto in media 4 giorni a settimana, con circa la metà di loro (49%) che dichiara di utilizzarla al massimo 2 o 3 giorni alla settimana. L’utilizzo dell’auto, oltre che per commissioni varie (65%), è legato in particolar modo al tempo libero (61%) e per recarsi fuori città (59%), mentre l’uso prioritario per recarsi al lavoro raccoglie il 36% delle risposte, a cui si aggiunge il 20% di coloro che la usano per svolgere il proprio lavoro.

Mobilità: cresce l’interesse per le innovazioni

Dalla ricerca emerge che il rapporto con l’auto cambia anche perché in città per quasi 7 milanesi su 10 (67%) viene affiancata da un altro mezzo, che nel 55% dei casi è la bicicletta, tradizionale o elettrica.L’utilizzo dei mezzi di mobilità sharing coinvolge invece il 42% dei milanesi, che diventa il 64% nella fascia d’età 25-44 anni. Inoltre, i milanesi si dimostrano sempre più interessati alle innovazioni anche per quanto riguarda l’utilizzo dell’auto fuori città. Infatti, quasi 7 su 10 (69%) valutano in maniera positiva l’idea di rinunciare all’auto di proprietà se potessero noleggiarne una dal proprio smartphone, ritirandola nelle stazioni di ritiro in città, o facendosela consegnare sotto casa.

2022, i cybercriminali preparano minacce sempre più avanzate

Il 2022 vedrà un intensificarsi delle minacce persistenti avanzate (Apt), che diventeranno sempre più sofisticate e pericolose. A lanciare l’allarme sono gli esperti di Kaspersky, che segnalano che il prossimo anno ci saranno delle vere e proprie tendenze anche da parte dei cyber criminali: nelle previsioni tracciate dai ricercatori gioca un ruolo importante il crescente ruolo della politicizzazione nel cyberspazio, il ritorno degli attacchi di basso livello, la presenza di nuovi attori APT e la crescita degli attacchi alla supply chain. I cambiamenti avvenuti in tutto il mondo nel 2021 avranno un effetto diretto sullo sviluppo di attacchi sofisticati nel prossimo anno.

Nuovi attori Apt

Tra i pericoli segnalati dai ricercatori, c’è una maggiore vulnerabilità del settore privato. Come avverte la ricerca, “Il potenziale dei software di sorveglianza commerciale come l’accesso a grandi quantità di dati personali e obiettivi più ampi, lo rende un business redditizio per coloro che lo forniscono e uno strumento efficace nelle mani dei threat actor. Pertanto, gli esperti di Kaspersky ritengono che i fornitori di questi software si espanderanno nel cyberspazio e forniranno i loro servizi a nuovi threat actor di minacce avanzate, fino a quando i governi non inizieranno a regolamentarne l’uso”.

I dispositivi mobili più vulnerabili

Sui nostri smartphone abbiamo tutta la nostra vita: questi device contengono moltissimi dati sensibili e per questo  sono sempre stati un obiettivo interessante per gli attaccanti. Nel 2021 sono stati osservati più attacchi zero-day in-the-wild su iOS rispetto al passato. A differenza di un PC o Mac, dove l’utente ha la possibilità di installare un pacchetto di sicurezza, su iOS questi prodotti sono limitati o non esistono. Questo crea delle enormi opportunità per le Apt.

Lo smart working stimola gli attacchi

Mai come in questi ultimi mesi si è sviluppato lo smart working che, oltre a essere una nuova modalità di lavoro per le imprese, è anche un nuovo terreno di “caccia” per i cybercriminali. Questo perchè gli hacker hanno la possibilità di utilizzare i computer di casa, non protetti o senza patch, dei dipendenti che lavorano da remoto per penetrare nelle reti aziendali. Insieme a questi, continueranno a essere impiegate anche le tecniche di ingegneria sociale per il furto delle credenziali. Allo stesso modo, si intensificheranno gli attacchi contro la sicurezza del cloud e dei servizi in outsourcing. Numerose aziende stanno incorporando architetture di cloud computing e software basati su microservizi e in esecuzione su infrastrutture di terze parti, che sono più inclini agli attacchi. Di conseguenza, nel prossimo anno le aziende diventeranno obiettivi primari per attacchi sofisticati.

Cala il credito alle imprese: -9 miliardi di prestiti nell’ultimo anno

Nel periodo più ‘nero’ della pandemia gli impieghi bancari lordi erogati alle imprese sono aumentati di oltre 40 miliardi. Grazie al ‘Cura Italia’, al ‘Decreto Liquidità’ e al ‘Garanzia Italia’, tra la fine di febbraio e novembre 2020, mese in cui si tocca il picco, ovvero 741 miliardi, gli impieghi bancari al lordo delle insolvenze avevano subito un’impennata che ha permesso di invertire una tendenza negativa che durava ininterrottamente dall’agosto del 2011. Successivamente, il flusso dei prestiti alle imprese è tornato a scendere, e tra il mese di novembre dell’anno scorso e il mese di agosto 2021 il flusso si è contratto di 22 miliardi, portando lo stock complessivo dei prestiti a quota 732,2 miliardi. In pratica, a partire da novembre 2020 i prestiti bancari alle imprese sono tornati a scendere.

Negli ultimi 10 anni il crollo è stato di -267,6 miliardi di euro

Solo nell’ultimo anno, da agosto 2020 e agosto 2021, la riduzione è stata di quasi 9 miliardi di euro, precisamente, 8,9 miliardi di euro. Questo, nonostante durante l’anno in corso i principali istituti di credito italiani abbiano registrato utili importanti, e in alcuni casi anche miliardari. Da quanto emerge dai dati indicati dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, se poi si allarga l’arco temporale di osservazione di questo fenomeno agli ultimi 10 anni, il crollo è stato pesantissimo: pari a -267,6 miliardi di euro. Almeno in quest’ultimo anno, sottolinea la Cgia, è però difficile comprendere le ragioni di questa tendenza.

Erogare liquidità alle imprese non è più un grande ‘affare’ per le banche

Nonostante le garanzie pubbliche messe in campo e rifinanziate anche per il 2022, pare che a seguito delle misure restrittive in materia di valutazione del credito introdotte a livello europeo dopo le crisi 2008-2009 e 2012-2013, per gli istituti di credito erogare liquidità alle imprese non costituisce più un grande ‘affare’. Nel mercato creditizio del nostro Paese, riporta Ansa, il ruolo delle grandi banche secondo l’Ufficio studi della Cgia è determinante. Secondo la Banca d’Italia, nel 2020 erano 11 gli istituti di credito classificati come significativi, e a questi era riconducibile l’80%o circa delle attività complessive del sistema.

Il Lazio registra la contrazione più significativa in termini percentuali

Sebbene il fenomeno riguardi un po’ tutte le regioni italiane, tra le regioni più importanti del Paese è il Lazio la realtà che ha registrato la contrazione in termini percentuali più significativa sia nell’ultimo anno, ovvero da agosto 2020 ad agosto 2021, sia nell’ultimo decennio (agosto 2011 su agosto 2021). Nel primo caso la riduzione degli impieghi bancari lordi alle imprese è scesa di 6,2 miliardi (-7,8%), nel secondo caso, di 42,2 miliardi (-36,5%).