Month: Ottobre 2021

Gli italiani amano l’auto: è il mezzo preferito

Gli italiani amano le loro automobili, e non solo per lo spirito da collezionisti. La macchina è infatti il mezzo di trasporto preferito per i normali spostamenti, anche se c’è qualche compromesso da fare in termini di sostenibilità. A dirlo è una recente ricerca realizzata da Arval Mobility Observatory, la piattaforma di ricerca e di scambio di informazioni nell’ambito della mobilità, in collaborazione con Doxa. 

Quattro ruote in pole position, sognando la mobilità green

Ma qual è il reale utilizzo dell’auto da parte degli italiani? Risponde il report, che evidenzia che  l’87% la usa almeno una volta a settimana, il 63% tutti i giorni o quasi. E se oggi il 77% dichiara di avere un veicolo diesel o benzina, per il futuro si prospetta una vera svolta green. E’ pari infatti al 64% la quota di coloro che sceglierà come prossima auto un veicolo ibrido (45%) o elettrico (19%).

Il futuro è sicuramente ecologico

Non ci sono dubbi sul futuro della mobilità, che dovrà essere necessariamente green. I nostri connazionali sono ferrati in materia di sostenibilità, tanto che il 66% è a conoscenza della proposta contenuta nel “Fit for 55”, il pacchetto di riforme dell’Unione Europea per ridurre le emissioni di gas serra presentato nel mese di luglio, che prevede, dal 2035, l’obbligo per le case costruttrici di produrre solo auto a zero emissioni. Non solo: perché addirittura l’82% dei rispondenti si dichiara favorevole. Il 66% degli intervistati ritiene che la maggior diffusione delle auto elettriche avrà un impatto positivo sull’ambiente. Alcune preoccupazioni sono tuttavia ancora presenti, come l’accessibilità economica (per il 78% degli intervistati) e la gestione del fine vita delle batterie (per l’87% del campione).
Una mobilità sostenibile, però, non passa solamente per le auto elettrificate. 8 intervistati su 10 ritengono che l’offerta combinata di differenti opzioni contribuisca a una mobilità più ecologica e l’82% auspica la diffusione di soluzioni che permettano la gestione integrata delle diverse possibilità di mobilità secondo un approccio MaaS (Mobility as a Service).

Auto di proprietà? Per un quinto anche no

Anche il tema della mobilità dolce è apprezzato dagli italiani, tanto che l’84% si dichiara a favore con la linea delle amministrazioni delle grandi città che incentiva le forme di mobilità alternative all’automobile, come ad esempio la creazione di piste ciclabili. Alla luce di ciò, superano la quota del 20% i rispondenti che pensano che in un prossimo futuro non avranno bisogno dell’auto di proprietà, ma che sceglieranno  formule di noleggio, mezzi alternativi come la bici o il car sharing.

Italiani collezionisti di libri, computer, fotografia e moda

Che la passione sia un tratto distintivo del carattere degli italiani è cosa nota. Quando poi si parla di passioni che durano nel tempo non siamo secondi a nessuno. Oltre il 94%, la percentuale più alta in Europa, ammette di coltivare almeno una passione nella propria vita, e allo stesso tempo, guidiamo la classifica tra gli europei, con una media di 4,7 passioni a testa. Gli italiani, inoltre, sono i più inclini a collezionare, soprattutto libri, computer, fotografia e moda. Il 42% dichiara infatti di avere almeno una collezione, e il 16% sta pensando di iniziarne una nuova. Sono alcuni risultati emersi dalla ricerca sulle passioni realizzata da Catawiki, la piattaforma di aste online per oggetti speciali, e condotta da YouGov in cinque paesi europei su più di 6.000 partecipanti. 

La top 5 italiana delle “passioni”

Sul podio delle passioni degli italiani spiccano i libri (44%) seguiti dal computer (32%) e la fotografia (26%). A conferma che l’Italia è anche un paese di ‘fashion victim’, seguono moda (23%), e borse e accessori (21%). Ma come nasce una passione e quando viene coltivata? Quasi la metà degli intervistati (49%) dichiara di “aver sempre avuto questa passione”, mentre il 21% “cercava un modo per occupare il tempo libero”. Coltivare una passione richiede impegno, dedizione e tempo: il 67% degli italiani lo fa almeno una volta alla settimana. E se cercare informazioni sul web o sui social è fondamentale per il 57% degli intervistati, il 30% guarda contenuti legati alla propria passione, oppure compra qualcosa in più (35%) e partecipa a eventi o esperienze live (20%)

Il vincolo del tempo

La passione significa felicità per il 70% degli intervistati, ma il tempo è uno dei maggiori vincoli per poterla vivere a pieno. Quasi il 60% afferma di perdere la cognizione del tempo quando è impegnato con la propria passione, e il 56% ha dichiarato che ne coltiverebbe di nuove se avesse più tempo. Più della metà vorrebbe trasformare la propria passione in un lavoro, e meno di 1 su 5, il 19%, ha la fortuna di farlo già. Ma per gli italiani passione significa anche condivisione. Nonostante la sfera personale rimanga preminente, la condivisione è importante per il 37% degli italiani, e il 57% dichiara che “tutti sono a conoscenza” della loro passione.

Quanto costa avere una passione?

Il 35% spende in media 117 euro al mese per acquistare oggetti legati alla propria passione, riporta Ansa. E l’indagine mostra che gli italiani sono i più inclini a risparmiare per la loro passione (37%). La pandemia ha cambiato il tempo che gli italiani dedicano alle passioni, ma non le abitudini di spesa, consentendo di “rinnovare le nostre passioni” (45%) o di “iniziarne di nuove” (28%), come la lettura.
Una grande percentuale di connazionali, quasi uno su cinque, (19%), dall’inizio della pandemia considera anche la possibilità di vivere della propria passione.

Generazione Z: monogamia sì, ma senza matrimonio

La Generazione Z, ovvero gli under 24, sono determinati a trovare ‘la persona giusta’ e credono nella monogamia, u po’ meno nel matrimonio. Spesso, prima di creare una famiglia, ai giovani viene detto di dimenticarsi delle relazioni affettive libere, contribuendo a dipingere il matrimonio come quel periodo della vita in cui ‘finisce il divertimento’ e si impone la realtà della vita. Nonostante questo, secondo un’indagine condotta da Ashley Madison, la piattaforma online di love affaire extraconiugali, emerge che gli iscritti sotto i 24 anni sono alla ricerca della loro metà, ma in modo diverso da come ci si potrebbe aspettare.

Il 59% degli under 24 si aspetta un rapporto di totale esclusività

La maggior parte degli iscritti alla piattaforma appartenenti alla Gen Z è single e il 55% dichiara di non volersi sposare. Questo però non significa che non aspirino a un partner con cui impegnarsi per tutta la vita: infatti, il 41% degli utenti under 24 cerca una relazione monogama, e il 59% si aspetta di avere un rapporto di totale esclusività. Al contrario, gli iscritti di età più matura si sono rivolti alla piattaforma per trovare un love affaire extraconiugale, dimostrando che ne hanno abbastanza della monogamia. Tanto che il 49% di loro preferirebbe avere una relazione aperta, contro solo il 32% degli iscritti della Gen Z.

Sposarsi: una formalità burocratica che toglie poesia

“I ragazzi che appartengono alla Generazione Z sono molto più pratici e concreti di quanto possiamo immaginare – commenta la psicologa Marinella Cozzolino, Presidente dell’Associazione Italiana di sessuologia -. Non sono poco romantici, ma semplicemente, non vedono nel matrimonio il coronamento di un sogno d’amore. È più probabile che per loro il matrimonio sia una formalità burocratica che toglie poesia invece di aggiungerla. Di contro – aggiunge Cozzolino – le persone più mature ritengono difficile separarsi, spesso per questioni economiche o sociali. Inoltre in alcuni contesti separarsi è ancora considerato una vergogna”.

Nella non-monogamia consensuale i rischi superano i benefici

Il 45% degli iscritti appartenenti alla Gen Z afferma che la monogamia è la tipologia di relazione ideale, mentre solo il 33% degli iscritti più maturi è dello stesso parere. Mentre gli under 24 pensano all’esclusività romantica, le generazioni più mature sono infatti amareggiate per aver scoperto che il matrimonio non è la favola perfetta per cui si sono impegnati a vita, e gli iscritti più maturi hanno cominciato ad apprezzare l’idea di relazioni aperte o poliamorose. Il 71% preferirebbe, infatti, una relazione più fluida rispetto a quella monogama, facendo leva su tre principali benefici: nuove esperienze eccitanti, meno pressione sul coniuge, più libertà di esprimersi. Secondo la Gen Z, riporta Italpress, quando si tratta di non-monogamia consensuale, i rischi superano i benefici, e sono preoccupati della gelosia (77%), del dolore emotivo (50%) e dei problemi di autostima (41%) che potrebbero derivare dall’avere più partner.