Month: Marzo 2021

La felicità secondo i lavoratori italiani: i più giovani sono i più insoddisfatti

Se si analizza la dimensione di felicità in generale, e la soddisfazione della vita, emerge che tra i rappresentanti della generazione Z solo il 19% si trova concorde a ritenere che la propria vita sia vicina al proprio ideale, contro il 28% dei Baby Boomers. Anche nella dimensione legata alla solitudine o all’isolamento si nota come siano maggiormente avvertiti dai giovani e dai giovanissimi rispetto agli adulti. Si passa infatti dal 21% fino al 10% (dai più giovani ai più anziani) di coloro che soffrono di questi problemi, e dal 42% al 57% di coloro che non si sentono particolarmente toccati dalla questione. Si tratta di alcuni dati rilasciati dall’associazione Ricerca Felicità sullo stato di salute della felicità e del benessere dei lavoratori, sia nella dimensione aziendale sia in quella individuale e sociale.

I Baby Boomers sono più sicuri dei propri meriti

L’associazione si è posta sei obiettivi d’indagine, felicità in generale, solitudine e isolamento, felicità al lavoro, senso di appartenenza, riconoscimento e discriminazione e lavoro e suo significato. E dai dati emerge che il 16% degli intervistati ritiene che l’affermazione “esprimo le mie emozioni senza essere giudicato” nell’ambiente di lavoro sia assolutamente falsa, mentre quasi il 30% si ritiene poco concorde con l’affermazione “i miei meriti vengono sempre riconosciuti”.

Tra i Baby Boomers però è significativamente più elevato il peso di coloro che ritengono riconosciuti in modo assolutamente adeguato i loro meriti rispetto alle altre generazioni (31% contro una media di 20/21%).

La dimensione del lavoro come crescita personale

Con la volontà di offrire strumenti al mondo del lavoro per allineare i propri valori con quelli dei propri collaboratori per una crescita corale, la dimensione del lavoro è stata analizzata da diversi punti di vista. Ad esempio, le affermazioni “mi fa capire le persone e il mondo che mi circonda” e “contribuisce alla mia crescita personale” sono state indicate come vere nel contesto nel proprio lavoro rispettivamente dal 27.9 % e dal 25,3%.

L’impatto dell’azienda e della carriera

Le affermazioni “soddisfa tutti i miei bisogni” e “ho una carriera piena di significato” sono invece ritenute false, ovvero per nulla riscontrabili nel proprio ambito lavorativo, dal 27,1% e dal 24%. Il 15,3% ritiene poi che l’affermazione “ha un impatto positivo per il mondo” riferita all’azienda in cui lavora sia assolutamente falsa, e alla domanda se il proprio lavoro “fa la differenza” solo il 7,6% crede sia assolutamente vero, contro il 13,5% che lo indica come assolutamente falso

7 Elettrodomestici, cambia la classificazione energetica: ma 30 milioni di italiani non lo sanno

Trenta milioni di italiani ancora non sanno che dal 1 marzo 2020 le etichette di classificazione energetica degli elettrodomestici sono cambiate. Proprio così: la classificazione a cui siamo stati abituati finora è infatti stata rivoluzionata in un’ottica di ottimizzazione della scala di valori, ma l’opinione pubblica non è adeguatamente informata. A dirlo è un’indagine commissionata da Facile.it agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat, che ha scoperto che il 69,4% degli italiani è ancora all’oscuro di questa novità. Traducendo in numeri le percentuali, significa che il bacino dei consumatori italiani che dichiara di non essere a conoscenza della cambiamento risulta pari a più di 30 milioni di individui.
Le ragioni del cambiamento

Questa piccola rivoluzione è stata introdotta poichè il “vecchio” sistema di etichette è stato ritenuto non più adatto a rappresentare le differenze tra gli elettrodomestici; ormai quasi tutti concentrati nelle classi migliori con conseguente confusione per i consumatori. Le nuove etichette si baseranno sempre su una scala di valori che va da A (classe più efficiente) a G (la meno efficiente), con la differenza che scomparirà il simbolo “+” e, soprattutto, si irrigidiranno i criteri con cui verranno assegnate le lettere. Ad esempio, un elettrodomestico oggi classificato in classe A+++, con le nuove etichette verrà reinserito con tutta probabilità nella classe B se non addirittura C. Per non ingenerare confusione, fino al 30 novembre 2021 le nuove etichette verranno affiancate a quelle vecchie, così i consumatori potranno gradualmente abituarsi al sistema di classificazione. Solo dal primo dicembre 2021 le vecchie etichette scompariranno del tutto.

L’importanza dell’etichetta

Per gli italiani, nel corso del tempo, la classificazione energetica è diventata una discriminante fondamentale per scegliere un elettrodomestico piuttosto che un altro. In base ai dati della ricerca, il 95% degli intervistati dichiara che questa sia un’informazione importante ed è addirittura esplicitamente descritta come molto importante dal 55,9% del campione. L’indagine condotta per Facile.it ha approfondito anche le ragioni per le quali i consumatori valutano molto importante (o, al contrario, poco o per nulla utile) considerare la classe energetica dell’elettrodomestico prima di acquistarlo. Fra chi dà grande importanza alla classificazione le ragioni principali sono risultate essere il risparmio – sia esso economico (63% del campione) o energetico (32%) – e la convinzione che basarsi sulla classificazione energetica per compiere l’acquisto sia in qualche modo utile a salvaguardare l’ambiente (25%). Per gli oltre 1.100.000 italiani che non considerano utile la classificazione, invece, i motivi dichiarati sono la volontà di spendere meno per lo specifico acquisto o, anche, l’ammissione di non capire realmente fino in fondo quale sia il significato della classificazione riportata nell’etichetta.