Month: Novembre 2020

Il 5G e le nuove skill dei profili professionali più richiesti

Tutti sanno che l’arrivo del 5G influenzerà le capacità dei dispositivi di connettersi in maniera più veloce alla rete, ma uno degli aspetti forse meno dibattuti relativi al nuovo standard riguarda il mondo del lavoro, e non tanto il modo con cui il 5G cambierà lo scenario produttivo, di beni o di servizi, ma le nuove professionalità, che dovranno essere portatrici di capacità e skill tecniche differenti da quelle odierne. Di fatto, nonostante la pandemia, da maggio a settembre 2020 negli Stati Uniti il 5G ha “aggiunto” 106 mila posti di lavoro, stando ai dati del National Spectrum Consortium e del Progressive Policy Institute. E in Italia? Quali saranno i nuovi profili professionali nell’era del 5G?

Competenze più vicine al mondo IT

Le previsioni sul cambiamento del lavoro in relazione al 5G si susseguono velocemente. Per un meccanico, ad esempio, il 5G aprirà alla necessità di avvicinare la sua professione a quella di chi ha realizzato l’automobile, per tenersi al passo con i tempi e servire meglio e più rapidamente i nuovi clienti. Con un paio di visori di realtà aumentata lo stesso meccanico potrà infatti “vedere” gli elementi danneggiati del veicolo senza fare grandi sforzi, ordinare i pezzi mancanti e, infine, procedere con la mano d’opera, così da ottimizzare tempi e costi. Ciò richiederà competenze diverse da quelle di oggi, più vicine al mondo IT che a quello della meccanica pura.

Intelligenza Artificiale, big data, cloud, blockchain, e cybersecurity

Se l’Italia, tra i primi paesi europei per estensione del 5G nelle aree urbane, vedeva già nell’ultimo biennio un aumento di professioni in ambito tecnologico legate al 5G, il 2020 ha segnato un evidente rallentamento, seppur la ricerca di profili tecnici sia destinata a risalire nel 2021. Tra le professioni più richieste ci sono quelle legate alla gestione di progetti di Intelligenza Artificiale, big data, cloud, blockchain, ma anche cybersecurity, considerata l’opportunità per hacker e criminali di sfruttare il 5G come nuovo vettore di attacco IoT. questo, nel merito del boom, già presente, di oggetti interconnessi sia sul piano industriale sia privato, riporta Ansa.

Aumento di figure tecniche in settori come sanità, farmaceutico, istruzione e PA Ma a crescere, ed è la vera novità, saranno i ruoli più legati alla creazione di contenuti interattivi, per dare uno slancio finale a quelle piattaforme di realtà aumentata, virtuale e mista (come gli ologrammi) che sinora hanno mancato un utilizzo su larga scala. Anche per l’assenza di connessioni veloci in grado di supportarne le vere potenzialità. Inoltre, secondo l’analista di Idc, Ritu Jyoti, uno degli effetti della pandemia sarà l’aumento di figure tecniche in quei settori dove prima erano poco presenti, come il sanitario, il farmaceutico, l’istruzione e la Pubblica amministrazione, per la gestione di tecnologie innovative, abilitanti il lavoro da remoto e la predizione delle emergenze nella vita civile.

13 anni di ecobonus, prodotti oltre 42 miliardi di investimenti

In 13 anni l’ecobonus ha portato più di 42 miliardi di investimenti per interventi di riqualificazione energetica, di cui 3,5 miliardi solo nel 2019, con un risparmio complessivo di circa 17.700 GWh/anno, di cui poco più di 1.250 GWh/anno nel 2019. A tracciare l’andamento a oltre 10 anni dall’introduzione di questa facilitazione è il 9° “Rapporto annuale sull’efficienza energetica” e l’11° “Rapporto annuale sulle detrazioni fiscali per interventi di risparmio energetico e utilizzo di fonti di energia rinnovabili negli edifici esistenti”, entrambi elaborati dall’Enea.  Introdotta dal 2007, questa detrazione fiscale – insieme ad altri incentivi – ha prodotto nel 2019 risparmi per 250 milioni sulla bolletta energetica nazionale e una riduzione delle emissioni di CO2 di oltre 2,9 milioni di tonnellate.

Ottime performance anche per altri incentivi

I rapporti dell’Enea hanno inoltre messo in luce che nel 2019 si sono ottenuti risultati molto positivi anche per altre tipologie di incentivo. Ad esempio, il conto termico, destinato principalmente a iniziative per l’efficienza e per le rinnovabili nella PA, ha registrato un balzo in avanti del 68% rispetto al periodo 2013-2018 con 114 mila richieste totali e un incremento del 29% rispetto al 2018 delle incentivazioni ottenute con un totale pari a 433 milioni di euro. I certificati bianchi, volti ad incentivare l’efficienza nelle imprese, hanno consentito di risparmiare oltre 3,1 Mtep/anno dal 2011. Al 2019 l’obiettivo di risparmio energetico, indicato dal Piano d’Azione Nazionale per l’Efficienza Energetica e dalla Strategia Energetica Nazionale, è stato centrato al 77,2%: a livello settoriale, il residenziale ha già superato il target indicato, l’industria è ben oltre la metà del percorso (61,9%), i trasporti hanno superato la metà dell’obiettivo (50,4%), mentre il terziario, PA compresa, è a meno di un terzo dal target (29,4%).

In un anno 395mila interventi di efficienza energetica

Dai dati sull’ecobonus 2019, emerge che lo scorso anno le famiglie italiane hanno effettuato oltre 395 mila interventi di efficienza energetica, prevalentemente per sostituire i serramenti (1,3 miliardi di spesa), installare caldaie a condensazione e pompe di calore per il riscaldamento invernale (circa 1 miliardo di euro), coibentare solai e pareti (oltre 650 milioni), la riqualificazione globale degli immobili (231 milioni) e le schermature solari (133 milioni). Sempre nel 2019, attraverso il bonus casa (detrazione al 50%) sono stati effettuati circa 600 mila interventi con un risparmio complessivo che supera gli 840 GWh/anno. Tali interventi assumono maggior peso se si tiene conto che in Europa il patrimonio edilizio è responsabile di circa il 40% dei consumi complessivi di energia e del 36% delle emissioni di gas serra.