Month: Luglio 2019

Il riscaldamento globale brucia 80 milioni di posti di lavoro

Il caldo eccessivo è un rischio per la salute anche per i lavoratori, e in casi estremi può causare colpi di calore tali da risultare fatali. Il riscaldamento climatico si tradurrà quindi in uno stress termico che oltre a causare una perdita economica di 2.400 miliardi di dollari, comporterà 80 milioni di posti di lavoro in meno nel mondo entro il 2030. Lo stress termico riguarda una quantità di calore maggiore rispetto a quella che il corpo può tollerare senza subire danni fisiologici. E si verifica a temperature superiori a 35 gradi, accompagnate da un elevato tasso di umidità.

Proiezioni basate su un aumento della temperatura globale di 1,5 gradi

Lo rileva il rapporto Lavorare su un pianeta più caldo, effettuato dall’organismo delle Nazioni Unite, Organizzazione del lavoro. Le proiezioni del rapporto si basano su un aumento della temperatura globale di 1,5 gradi, e suggeriscono che entro il 2030 il 2,2% delle ore totali lavorate a livello mondiale andrebbe perso a causa delle alte temperature. Secondo il rapporto l’impatto dello stress termico sulla produttività lavorativa è un’ulteriore conseguenza del cambiamento climatico, che va ad aggiungersi agli altri effetti nefasti, quali la modificazione del regime delle piogge, la crescita del livello dei mari e la perdita della biodiversità.

Asia del Sud e Africa dell’Ovest le aree più colpite dallo stress termico

Globalmente le ricadute saranno ripartite in maniera diseguale tra i Paesi, le regioni che perderanno il maggior numero di ore di lavoro saranno l’Asia del Sud e l’Africa dell’Ovest, con una perdita entro il 2030 di circa 43,9 milioni di posti di lavoro. Le perdite economiche associate allo stress termico si uniranno quindi agli svantaggi economici già esistenti in questi Paesi. In particolare ai tassi elevati di lavoratori poveri, all’occupazione vulnerabile, all’agricoltura di sussistenza e all’assenza di protezione sociale.

I settori più danneggiati, agricoltura e costruzioni

Il settore che potrebbe essere più danneggiato da questo fenomeno è quello dell’agricoltura, che nel mondo occupa 940 milioni di persone. Qui lo stress termico potrebbe causare la perdita del 60% delle ore di lavoro. Ma anche il settore delle costruzioni subirà un forte impatto dal riscaldamento globale, con la perdita del 19% delle ore di lavoro. Gli altri ambiti a rischio, riferisce Ansa, sono i trasporti, il turismo, i beni e servizi ambientali.

Sulla base di queste stime l’Onu chiede dunque agli Stati nuovi sforzi per sviluppare, finanziare e attuare politiche nazionali per combattere i rischi di stress termico e proteggere i lavoratori. Ciò include la creazione di infrastrutture adeguate e migliori sistemi di allerta precoce durante le ondate di calore. E una migliore applicazione delle norme internazionali, come la sicurezza e la salute sul lavoro.

I consigli per ridurre i consumi degli elettrodomestici

Il caldo è arrivato, e frigorifero e condizionatore fanno impennare le bollette. Se il primo durante l’anno è responsabile di circa del 20-25% della spesa totale dell’energia elettrica, tra giugno e settembre aumenta i suoi consumi addirittura del 40-50%. Non è da meno il condizionatore, che con un’accensione per circa 50 minuti al giorno comporta un aumento medio del 10% sul consumo totale della casa, pari a 712 Wh, equivalenti a circa 5 euro al mese.

È quanto rivela Midori, la Pmi con sede all’Energy Center del Politecnico di Torino, che ha analizzato i dati raccolti tramite Ned, il dispositivo smart meter Made in Italy, da collegare al quadro elettrico di casa per monitorare i consumi dei principali elettrodomestici. Ma come contenere i consumi evitando gli sprechi?

Sceglierli di classe non inferiore alla A

La scelta dell’elettrodomestico giusto è prioritaria e decisiva, e sono da preferire quelli di nuova generazione e con classe energetica A, A+, A++ e A+++. Un frigorifero A+++, ad esempio, consuma in media il 60% in meno rispetto a un dispositivo in classe A, per un risparmio di circa 40 euro all’anno. Non bisogna però impostare però temperature troppo basse, che comportano un aumento esponenziale del consumo energetico, ed è opportuno tenerlo lontano da fonti di calore. Inoltre, occorre sbrinarlo periodicamente. Uno spessore di soli 5 mm di ghiaccio porta a consumare il 20% in più di elettricità. Per il condizionatore invece la differenza termica tra l’interno e l’esterno dell’abitazione non dovrebbe superare i 7-8 gradi.

Effettuare la manutenzione degli impianti

Un altro consiglio è quello di effettuare la manutenzione degli impianti. Un elettrodomestico mal funzionante consuma di più e può essere pericoloso. Il condizionatore, ad esempio, ha bisogno di una frequente revisione del filtro, che se troppo sporco o usurato porta l’impianto a consumare una maggior quantità di energia.

Procurandosi poi uno smart meter, è possibile rilevare i consumi della propria abitazione e scoprire il reale utilizzo dell’energia: in questo modo sui può imparare a risparmiare sulla bolletta fino al 20% all’anno.

Lavare a basse temperature o con la modalità “eco”

Per evitare che le ventole dei dispositivi quali pc e televisione lavorino eccessivamente, riporta Adnkronos, è poi sempre meglio non incassarli in spazi troppo ristretti, ma lasciarli “respirare”. Nel caso del frigo, l’eccessiva vicinanza al muro ostacola la fuoriuscita del calore dalla ventola e rende più difficile lo scambio d’aria con l’esterno, rischiando di danneggiarlo e aumentare i consumi.

E poiché in estate è importante stare attenti al consumo di acqua meglio avviare lavatrici e lavastoviglie quando sono a pieno carico, e con lavaggi a basse temperature per i panni, o scegliendo la modalità “eco” nel caso delle stoviglie. Escludendo il prelavaggio nella lavatrice e l’asciugatura nella lavastoviglie, si risparmia inoltre fino al 15% di energia, mentre un altro 30% di risparmio deriva dalla pulizia regolare del filtro e dall’uso di decalcificanti.