Riflessioni sull’inquinamento dell’acqua potabile

Quello dell’inquinamento dell’acqua è un problema che riguarda tantissime famiglie italiane. Non sempre infatti, l’acqua cui si ha accesso dal rubinetto di casa è perfettamente salubre e sicura.

Per questo motivo tante persone preferiscono comunque acquistare l’acqua minerale al supermercato sebbene questa abbia un costo al litro decisamente superiore.

L’alternativa invece, è quella di utilizzare ugualmente l’acqua del rubinetto di casa, con il dubbio però che questa possa in qualche modo influire negativamente sulla salute.

In altri casi invece, il problema è soltanto relativo al cattivo sapore dell’acqua, ed in particolar modo il più delle volte la causa è un forte sapore di cloro. Il cloro ha infatti un potente effetto disinfettante e viene per questo adoperato dalle società che gestiscono l’acqua pubblica (il cosiddetto acquedotto) al fine di renderla perfettamente potabile.

Si tratta di un fenomeno che, a detta degli esperti, è strettamente legato all’eccessiva urbanizzazione e allo sversamento nell’ambiente di pesticidi e altre sostanze inquinanti, che raggiungono fiumi e falde acquifere. Il risultato è che l’acqua che arriva al rubinetto di casa non sempre è perfettamente sicura e potabile.

Le cause dell’inquinamento dell’acqua

Vi sono delle cause che si celano dietro l’inquinamento che possiamo riscontrare nell’acqua cui abbiamo accesso dal rubinetto di casa. Tra queste:

  • Gli elementi inquinanti che vengono sversati e liberati nell’ambiente, inclusa la plastica.
  • Sostanze che vengono eliminate direttamente tramite lo scarico dei lavandini o WC come solventi e detergenti.
  • Rifiuti organici di vario tipo che non vengono smaltiti correttamente.

Queste cose vengono principalmente riscontrate dietro una cattiva qualità dell’acqua per quel che riguarda quella che giunge fino al rubinetto di casa. Si tratta di problemi noti, e molto in questo senso è stato fatto nel tempo per sensibilizzare gli utenti a smaltire correttamente ogni tipo di rifiuto, inclusi quelli liquidi. Nonostante questo, il fenomeno dell’inquinamento idrico è tutt’ora presente nei grandi centri urbani così come nei piccoli.

Differenti problematiche in base alla fonte di approvvigionamento

Non sempre comunque i problemi della qualità dell’acqua da bere sono dovuti agli stessi motivi. Molto dipende infatti da quella che è la fonte di approvvigionamento. Se l’acqua proviene ad esempio da un pozzo, così come solitamente avviene nelle zone rurali o di campagna, il problema è che l’acqua presenta pestidici e residui di sostanze adoperate in agricoltura.

In città invece, solitamente l’inquinamento dell’acqua è legato alla presenza di metalli pesanti nella stessa o di altri elementi che vengono rilasciati dalle tubature obsolete e ossidate, soprattutto per quel che riguarda il tratto finale che giunge a casa.

Ciascuna di queste problematiche può essere risolta adoperando uno specifico depuratore. Ne esistono per questo vari tipi e modelli, in base alla soluzione prescelta cambiano anche i prezzi, un aiuto può venire da questo portale dedicato ai prezzi dei depuratore acqua domestici.

Una necessità anche economica ed ambientale

Filtrare e depurare l’acqua che arriva dal rubinetto di casa ha più di un vantaggio anche dal punto di vista economico. L’acqua del rubinetto infatti, costa circa 50 volte meno rispetto quella che acquistiamo al supermercato in bottiglia.

Il risparmio medio per una famiglia composta da quattro persone è stimato in circa 500€ ogni anno, non poco. Consideriamo inoltre che andando a bere direttamente l’acqua del rubinetto andremmo di conseguenza a ridurre la produzione di plastica per il suo confezionamento.

Tutto questo incide non poco anche sul lavoro delle varie amministrazioni locali, le quali avrebbero meno rifiuti da dover smaltire o riciclare, con un conseguente miglioramento dell’efficienza della macchina comunale e dunque miglior livello dei servizi offerti ai cittadini.

Ciò si traduce anche in un minor rilascio di plastica nell’ambiente e dunque contribuisce ad un pianeta più pulito e sano, un traguardo al quale tutti dobbiamo ambire.

Over Motel | Benessere in Brianza

Se hai bisogno di un motel Brianza che si trovi in posizione strategica e che dunque consenta di raggiungere facilmente città quali Milano, Bergamo, Monza e Lecco, l’Over Motel è l’hotel di Vimercate che fa al caso tuo. Questa importante struttura ricettiva  4 stelle infatti, è situata in posizione ideale allo scopo, e consente per questo di raggiungere in pochi minuti d’auto le suddette città, offrendo ai propri clienti tutta la libertà di poter soggiornare all’interno di un ambiente estremamente curato e nel quale la privacy è una questione prioritaria.

Qui infatti, è possibile usufruire di tantissimi servizi dedicati al benessere della persona e della coppia in genere, trattamenti che vanno dall’ hammam alla doccia idromassaggio, dalle vasche idromassaggio al solarium, disponibili direttamente all’interno delle camere in base alla tipologia di soluzione prescelta e dunque da poter vivere intensamente, senza dover condividere con altri questi momenti.

Il personale dell’Over Motel conosce bene l’esigenza del cliente di vedere rispettata la propria privacy, e per questo fa sì che il cliente una volta prenotata la propria camera posso fare direttamente accesso alla stessa parcheggiando l’auto all’interno del box privato che è esattamente adiacente alla camera persone per prenotata. Grazie all’apposita tenda motorizzata è inoltre possibile fare in modo da precludere la visuale dall’esterno e dunque avere una privacy ancora maggiore.

In base alla tipologia di camera prescelta variano dunque i servizi che è possibile trovare al suo interno, ed a prescindere dalla camera prescelta siamo sicuri che il tuo prossimo soggiorno all’Over Motel sarà all’insegna del benessere e del relax, grazie alla grande cura con la quale tutte le camere sono state allestite e grazie ai tantissimi comfort che la struttura mette a tua disposizione, tra i quali ricordiamo la TV digitale, l’aria condizionata, la cassaforte, la biancheria, il wi-fi gratuito ed il set da bagno.

Appartamenti di lusso a Vimercate

La struttura alberghiera Residence Privilege Apartments di Vimercate è quanto di più accogliente ed elegante possa desiderare chi ha necessità di soggiornare in una zona immersa nel verde dalla quale è semplice raggiungere Monza, Milano o Bergamo. Le camere dispongono infatti di ogni tipo di comfort ed offrono il massimo sia a quanti si spostano per motivi legati al business che a coloro i quali sono in vacanza e desiderano un relax profondo ed intenso. È possibile scegliere quella che si preferisce tra la tipologia di camera Classic e quella Executive: entrambe offrono veramente ogni tipo di comodità agli ospiti con la differenza che la seconda tipologia prevede appartamenti un pò più grandi ed in grado di ospitare fino a quattro persone, sebbene il livello di comfort e di dispositivi da sfruttare sia lo stesso.

Ad arricchire ancora di più questo hotel a Monza vi è il bellissimo parco da oltre 10 mila metri quadrati che la circonda e che consente agli ospiti di poter passeggiare liberamente, immersi nel verde, ed approfittarne per trascorrere del tempo a contatto con la natura. Quale migliore occasione, se non questa, di concedersi una pausa distensiva e rilassante dal lavoro o un momento di benessere tra un tour della zona e l’altro? La struttura inoltre, offre anche un servizio di transfer da e per gli aeroporti limitrofi, così da rendere più semplice anche questo tipo di spostamento, nonché un comodo servizio di lavanderia e stireria per quanti hanno necessità di mettere in ordine i propri capi. La pratica scrivania ed il Wi-Fi gratuito in camera consentono di potersi dedicare liberamente al proprio lavoro durante la propria permanenza in struttura, mentre l’angolo cottura e gli utensili permettono di poter cucinare liberamente, il che è un’ottima opportunità soprattutto per famiglie e tutti quegli ospiti che desiderano provvedere autonomamente ai pasti.

IWM Purificatori d’Acqua

Quotidianamente la nostra salute, ed il nostro corpo in generale, sono aggrediti da milioni di fattori esterni che incidono sul nostro benessere. Lo smog, i campi elettromagnetici, l’assunzione di farmaci ma anche ciò che mangiamo e beviamo, può incidere negativamente sull’organismo. Un modo utile a contrastare l’accumulo di sostanze nocive a cui siamo esposti è costituito dall’assunzione giornaliera di acqua sufficiente a depurarci dalle tossine.Al giorno d’oggi, sul mercato, esistono tantissimi tipi di acqua imbottigliata, ciascuna con caratteristiche tali da contrastare anche i classici problemi ai quali si può andare incontro sia con l’età, sia con il tipo di alimentazione che seguiamo. Ci sono acque che vantano un bassissimo contenuto di sodio, altre che garantiscono una maggiore presenza di calcio o magnesio, acque che stimolano la diuresi, che aiutano la digestione e così via.Ogni etichetta garantisce la purezza biologicamente controllata ed un basso residuo fisso, con costi a loro volta differenti. La possibilità di scelta è tanta, altrettanta è la confusione che spesso si innesca nella mente di chi deve scegliere l’acqua più adatta alle proprie esigenze. Esiste dunque una soluzione che eviti di doversi trovare a scegliere l’acqua migliore? Si esiste ed resa concreta dall’IWM, International Water Machines.Grazie ai depuratori prodotti da questa azienda leader nel trattamento delle acque potabili, si può avere a casa propria, direttamente dal proprio rubinetto, un’acqua purissima, con pH elevato e contenente i sali minerali necessari alla corretta idratazione del nostro organismo, con la certezza che in ciò che beviamo non siano presenti i sali inorganici inutili al nutrimento cellulare, che normalmente si depositerebbero nei reni. Ma non sono solo questi i vantaggi: un vantaggio da non trascurare sta anche nel risparmio a lungo termine che ne deriverebbe, se si pensa che per l’acqua in bottiglia la spesa è di circa 400 € al metro cubo mentre installando un purificatore acqua la spesa si riduce a 0,4 € al metro cubo!Sul sito dell’IWM è possibile visionare i diversi prodotti di depurazione dell’acqua, oppure è possibile chiamare il numero verde: 800 800 813 per avere a propria disposizione gentilezza, efficienza e celerità, nonché competenza.

Anche un sito web … deve rispettare l’ambiente !

Che follia è questa ? Direte voi … beh, tanto follia non è. Pensateci bene: un sito lento, difficile da navigare, che si vede male su smartphone o tablet, cosa vi costringe a fare ? A guardarne un altro, direte voi. Vero ! Oppure ? Se avete bisogno di visionare proprio QUELLO ? A perdere tempo sul pc di casa, acceso, che consuma corrente. Facciamo un brevissimo calcolo: ipotizziamo che ci siano 1.000.000 di siti web visualizzati ogni giorno, e che mediamente ognuno di essi impiega 5 secondi per essere visualizzato … E’ ben diverso, secondo voi, rispetto ad una situazione dove magari il tempo medio di apertura è del doppio, ovvero 10 secondi ? Il consumo di elettricità è la metà !!! I siti oggi devono essere veloci, intuitivi, rapidi, smart … Poco tempo per navigare, ottenere l’informazione e chiudere il pc. Personalmente, i miei clienti li metto spesso in contatto con una web agency Monza, WebSenior. Sono molto bravi, affidabili, e davvero … ecologici ! Sviluppano siti web ma soprattutto li posizionano in modo adeguato sui motori di ricerca, perchè un sito web non visibile nelle prime due pagine di Google … è un sito web che non esiste ! Google o non Google, comunque, a noi interessa che il web scorra fluido, senza rallentamenti, che portano ad ore di accensione maggiore, consumi maggiori, guasti maggiori, rottami maggiori. Non sembra, ma tutto è collegato perfettamente.

Come sarà e quanto varrà l’IoT nel 2030?

L’IoT, l’Internet delle cose, entro il 2030 potrebbe generare tra i 5500 e i 12.600 miliardi di dollari a livello globale. Secondo lo studio di McKinsey ‘The Internet of Things: Catching up to an accelerating opportunity’, l’IoT sarà sempre più presente nella nostra vita, soprattutto nelle nostre case, negli uffici, e nell’ambito della salute. 
Quanto allo sviluppo di fabbriche intelligenti, smart city e veicoli autonomi, permane una certa cautela. Nonostante le stime al ribasso, l’applicazione dell’IoT nelle fabbriche resta però la più promettente in termini economici, e vale 1.400-3.300 mila miliardi di dollari, circa un quarto del totale. E permetterebbe di trovare quello che McKinsey chiama ‘il sacro Graal dei tecnici’: la manutenzione predittiva.

Produrre di più con meno risorse, ridurre gli sprechi e monitorare la salute 

Se l’agricoltura di precisione permetterebbe di produrre di più con meno risorse, aumentando la resa del 15-20%, la seconda applicazione dell’IoT per valore generato (550-1.760 miliardi) è la sanità. Nel 2030 il monitoraggio e il trattamento delle malattie potrebbe arrivare a valere il doppio rispetto alle applicazioni legate al benessere. I pazienti potranno utilizzare apparecchiature che rilevano e comunicano dati ai medici, lanciando allarmi in caso di anomalie.
L’impatto economico dell’IoT sulle città potrebbe invece essere di 1000-1700 miliardi di dollari. Dal monitoraggio della qualità dell’aria alla riduzione degli sprechi, dalla sicurezza all’energia, la fetta più consistente dell’IoT in città sarebbe però generata dalla ‘gestione del traffico centralizzata e adattiva’. 

L’IoT cambierà il modo di comprare e di trascorrere il tempo

L’IoT cambierà anche il modo di comprare. Già nei prossimi due anni più della metà delle catene di vendita al dettaglio potrebbe avere casse automatiche, con una copertura fino al 90% nel 2030.
McKinsey prevede però che ‘la chiave della futura esperienza’ sarà legata alla personalizzazione: offerte su misura in tempo reale, sconti, e consigli dedicati. Con telecamere e reti neurali poi ognuno potrebbe fornire informazioni sui suoi gusti. Tecnologie come questa potrebbero aumentare la spesa in negozio del 20-30%.
L’Iot in casa, invece, se dal punto di vista economico ha ricadute potenziali contenute (400-800 miliardi di dollari, il 7-8% del totale), ha un impatto enorme su come le persone trascorrono tempo e spendono denaro. Verrà utilizzato per automatizzare le faccende domestiche, per l’intrattenimento e il risparmio energetico.

L’ufficio connesso e il cantiere più efficiente

Un ufficio in cui tutto è connesso renderebbe più efficiente la gestione degli spazi: le informazioni raccolte su movimenti e attività dei dipendenti permetterebbero di progettare meglio la configurazione degli spazi, e la realtà aumentata migliorerebbe la condivisione, anche da remoto.
Gli stessi principi, applicati sui cantieri, potrebbero aumentare la produttività del 5-10% e ridurre il costo delle materie prime del 5-9%.
Come dimostra McKinsey, riporta Agi, sono molti i fattori che potrebbero accelerare o frenare lo sviluppo dell’Iot. Quelli che il report chiama ‘abilitatori’ (il valore percepito, la tecnologia e la connettività) e le ‘barriere’: le imprese si concentrano troppo poco su progetti di trasformazione. E poi ci sono cybersecurity e privacy, senza le quali l’Iot si trasforma da opportunità in rischio.

Nel 2021 il mercato del Video Entertainment supera 1,3 miliardi

Il Video Entertainment italiano decolla, e negli ultimi 12 mesi oltrepassa quota 1,3 miliardi di euro. Si tratta di uno sviluppo che mutato profondamente la filiera produttiva e distributiva, aprendo a nuovi scenari competitivi. Rispetto a qualche anno fa, in cui la raccolta pubblicitaria era la prima fonte di remunerazione, oggi la sua componente principale è rappresentata dalla spesa dei consumatori (61%): la fruizione di contenuti in abbonamento o in acquisto singolo nel 2021 sfiora i 3 miliardi di euro, +21% sul 2020.  A fruire digitalmente di contenuti video sono 4 internet user italiani su 5 (+7%) e 1 su 2 dichiara di farlo anche a pagamento. È quanto emerge dall’Osservatorio Digital Content della School of Management del Politecnico di Milano.

La spesa è generata quasi totalmente da abbonamenti SVOD

Nel 2021 gli italiani hanno speso poco più di 800 milioni di euro per fruire di contenuti premium, +39% rispetto al 2020, quando il tasso di crescita era stato addirittura del +62%. La quasi totalità della spesa del consumatore italiano proviene dalla sottoscrizione di abbonamenti a piattaforme distributive (SVOD), mentre il modello TVOD, basato su acquisto o noleggio di singoli contenuti, seppur in crescita, genera una piccola percentuale della spesa complessiva.
Torna poi a crescere anche la raccolta pubblicitaria (ADV) associata alla distribuzione dei video d’intrattenimento. Dopo un 2020 di sostanziale stasi nel 2021 si registra infatti un incremento del +11% dell’advertising, per un valore complessivo di circa 510 milioni di euro.

Le sfide di uno scenario in continua evoluzione

Si tratta di un mercato ancora in forte espansione che non ha terminato il suo percorso evolutivo, e lo scenario continuerà a mutare in virtù delle sfide che i player dovranno affrontare nel prossimo futuro. Alcune sono di carattere endogeno, legate all’evoluzione dell’offerta, dei modelli di business, e allo sviluppo tecnologico. Un esempio, è il continuo ingresso sul mercato di nuovi player OTT generalisti, con un’offerta verticalizzata, o l’ampliamento dell’offerta di player esistenti su determinati contenuti. Inoltre, si assiste a un rafforzamento nel paniere di consumo dei video d’intrattenimento condivisi sui social, in particolare dei contenuti User Generated Content (UGC).

Nascono nuovi modelli di business

Nascono poi nuovi modelli di business volti a riproporre la logica di programmazione lineare applicata alla distribuzione in streaming, e cresce l’attenzione alla User Experience (UX), con investimenti in contenuti interattivi, esperienze personalizzate e funzionalità di visualizzazione sociale e condivisa (co-viewing o social-viewing). Tra le variabili esogene, il passaggio al nuovo digitale terrestre per la trasmissione dei canali TV consentirà un cambiamento delle abitudini di consumo degli italiani verso un approccio di fruizione on-demand sulle piattaforme OTT. Inoltre, il lancio del 5G, migliorando le performance di rete, contribuirà sia a rafforzare la fruizione digitale di contenuti video su dispositivi mobili sia a rafforzare le potenzialità e la diffusione del live streaming.

Quanto costa mantenere un figlio da 0 a 18 anni?

Quanto costa mantenere un figlio da 0 a 18 anni? La risposta è, in media, 175.642,72 euro. Si tratta della cifra che emerge da un rapporto dell’ONF- Osservatorio Nazionale Federconsumatori, ma è appunto una valutazione media: nel caso di una famiglia con alto reddito, ovvero oltre 70 mila euro l’anno, il costo lievita alla cifra record di 321.617,36 euro. Il costo poi è aumentato con la pandemia. Rispetto al 2018, l’incremento infatti è dell’1,2%. Secondo Federconsumatori, la diminuzione delle spese relative ai trasporti, così come di quelle sostenute per le attività sportive e ludiche, non è bastata ad ammortizzare l’aumento dei costi per l’abitazione e le utenze (+12% rispetto al 2018), per l’alimentazione (+8% rispetto al 2018) e per l’educazione e la cura (+6% rispetto al 2018).

Diminuisce il reddito annuo delle famiglie italiane

La pandemia ha inoltre contribuito ad ampliare un fenomeno già in costante crescita, la diminuzione del reddito annuo delle famiglie italiane. Rispetto al 2019 si è registrata infatti una contrazione considerevole sia della spesa (-9%) sia del reddito annuale dei nuclei familiari (-2,8%), con esiti rovinosi per le famiglie, in particolar modo se monogenitoriali e appartenenti al primo quintile di reddito, ossia la fascia reddituale più bassa.

La spesa varia a seconda del reddito

A seconda del reddito, la spesa per crescere un figlio fino alla maggiore età varia infatti notevolmente. Una famiglia bi-genitoriale, la tipologia familiare presa a campione per l’indagine, con un reddito annuo di 22.500 euro per mantenere un figlio fino a 18 anni spende in media 118.234,15 euro.
Per la stessa tipologia di famiglia, ma con un reddito medio (34.000 euro/anno) la spesa totale per crescere un figlio fino alla maggiore età aumenta fino a 175.642,72 euro. Per le famiglie ad alto reddito, ovvero oltre i 70.000 euro/anno, mantenere un figlio fino a 18 anni ha un costo medio di 321.617,36 euro.

Fare un figlio è un lusso riservato a pochi

Secondo Federconsumatori, “questi dati mettono in evidenza come, oggi più che mai, fare un figlio stia diventando un lusso riservato a pochi, che sempre meno italiani sono in grado di permettersi. Non stupisce che nel 2021, in Italia, si è registrato il minimo storico di nascite”.
Infatti, riporta Agi, seppur rappresentino un passo in avanti, i bonus e le agevolazioni disposti dal Governo, come l’Assegno di natalità, il Bonus mamma domani, l’Assegno unico figli, e il Bonus asilo nido, non sono ancora sufficienti a invertire tale tendenza. Ecco perché è necessario avviare politiche a tutela della famiglia, della natalità e soprattutto del lavoro, per garantire condizioni migliori alle famiglie, oggi costrette a continui sacrifici, e dare un nuovo impulso al ringiovanimento del Paese.

Utilizzare l’auto a Milano: a noleggio o di proprietà?

Da una ricerca BVA Doxa sulla propensione all’utilizzo dell’auto per conto di Virtuo, realizzata a Milano su un campione di età compresa tra i 25 e i 74 anni, emerge un forte desiderio di tornare a viaggiare fuori città, complici probabilmente le festività natalizie. Che sia per spostarsi in città o viaggiare, utilizzare i servizi di sharing e i mezzi alternativi all’auto è un’abitudine entrata nel dna dei milanesi. Il 69% di chi vive a Milano si dichiara infatti disposto a rinunciare all’auto di proprietà a fronte di un servizio di noleggio auto a domicilio. In generale, però, la mobilità a impatto ridotto per ora sembra non avere incrinato profondamente il legame con l’automobile di proprietà. Tanto che secondo la ricerca il possesso dell’auto è ancora elevato: il 94% degli intervistati dichiara di averne una.

Uno su tre vorrebbe passare i week end fuori città

Compatibilmente con il ritorno alla normalità negli spostamenti, un milanese su 3 (33%) è pronto a rimettersi in auto anche più di prima per andare a passare i week end fuori città. Le destinazioni preferite? Le città d’arte (50%), ma anche gironzolare senza una meta fissa alla scoperta del Bel Paese (31%), soprattutto i più giovani (37%). Seguono la montagna (29%) e la scoperta della propria regione (22%). Il compagno di viaggio preferito? Il proprio partner (44%), seguito dalla famiglia (30%) e dai migliori amici (15%).

I milanesi utilizzano l’auto in media 4 giorni a settimana

Dalla ricerca emerge poi che i milanesi utilizzano l’auto in media 4 giorni a settimana, con circa la metà di loro (49%) che dichiara di utilizzarla al massimo 2 o 3 giorni alla settimana. L’utilizzo dell’auto, oltre che per commissioni varie (65%), è legato in particolar modo al tempo libero (61%) e per recarsi fuori città (59%), mentre l’uso prioritario per recarsi al lavoro raccoglie il 36% delle risposte, a cui si aggiunge il 20% di coloro che la usano per svolgere il proprio lavoro.

Mobilità: cresce l’interesse per le innovazioni

Dalla ricerca emerge che il rapporto con l’auto cambia anche perché in città per quasi 7 milanesi su 10 (67%) viene affiancata da un altro mezzo, che nel 55% dei casi è la bicicletta, tradizionale o elettrica.L’utilizzo dei mezzi di mobilità sharing coinvolge invece il 42% dei milanesi, che diventa il 64% nella fascia d’età 25-44 anni. Inoltre, i milanesi si dimostrano sempre più interessati alle innovazioni anche per quanto riguarda l’utilizzo dell’auto fuori città. Infatti, quasi 7 su 10 (69%) valutano in maniera positiva l’idea di rinunciare all’auto di proprietà se potessero noleggiarne una dal proprio smartphone, ritirandola nelle stazioni di ritiro in città, o facendosela consegnare sotto casa.

2022, i cybercriminali preparano minacce sempre più avanzate

Il 2022 vedrà un intensificarsi delle minacce persistenti avanzate (Apt), che diventeranno sempre più sofisticate e pericolose. A lanciare l’allarme sono gli esperti di Kaspersky, che segnalano che il prossimo anno ci saranno delle vere e proprie tendenze anche da parte dei cyber criminali: nelle previsioni tracciate dai ricercatori gioca un ruolo importante il crescente ruolo della politicizzazione nel cyberspazio, il ritorno degli attacchi di basso livello, la presenza di nuovi attori APT e la crescita degli attacchi alla supply chain. I cambiamenti avvenuti in tutto il mondo nel 2021 avranno un effetto diretto sullo sviluppo di attacchi sofisticati nel prossimo anno.

Nuovi attori Apt

Tra i pericoli segnalati dai ricercatori, c’è una maggiore vulnerabilità del settore privato. Come avverte la ricerca, “Il potenziale dei software di sorveglianza commerciale come l’accesso a grandi quantità di dati personali e obiettivi più ampi, lo rende un business redditizio per coloro che lo forniscono e uno strumento efficace nelle mani dei threat actor. Pertanto, gli esperti di Kaspersky ritengono che i fornitori di questi software si espanderanno nel cyberspazio e forniranno i loro servizi a nuovi threat actor di minacce avanzate, fino a quando i governi non inizieranno a regolamentarne l’uso”.

I dispositivi mobili più vulnerabili

Sui nostri smartphone abbiamo tutta la nostra vita: questi device contengono moltissimi dati sensibili e per questo  sono sempre stati un obiettivo interessante per gli attaccanti. Nel 2021 sono stati osservati più attacchi zero-day in-the-wild su iOS rispetto al passato. A differenza di un PC o Mac, dove l’utente ha la possibilità di installare un pacchetto di sicurezza, su iOS questi prodotti sono limitati o non esistono. Questo crea delle enormi opportunità per le Apt.

Lo smart working stimola gli attacchi

Mai come in questi ultimi mesi si è sviluppato lo smart working che, oltre a essere una nuova modalità di lavoro per le imprese, è anche un nuovo terreno di “caccia” per i cybercriminali. Questo perchè gli hacker hanno la possibilità di utilizzare i computer di casa, non protetti o senza patch, dei dipendenti che lavorano da remoto per penetrare nelle reti aziendali. Insieme a questi, continueranno a essere impiegate anche le tecniche di ingegneria sociale per il furto delle credenziali. Allo stesso modo, si intensificheranno gli attacchi contro la sicurezza del cloud e dei servizi in outsourcing. Numerose aziende stanno incorporando architetture di cloud computing e software basati su microservizi e in esecuzione su infrastrutture di terze parti, che sono più inclini agli attacchi. Di conseguenza, nel prossimo anno le aziende diventeranno obiettivi primari per attacchi sofisticati.

Cala il credito alle imprese: -9 miliardi di prestiti nell’ultimo anno

Nel periodo più ‘nero’ della pandemia gli impieghi bancari lordi erogati alle imprese sono aumentati di oltre 40 miliardi. Grazie al ‘Cura Italia’, al ‘Decreto Liquidità’ e al ‘Garanzia Italia’, tra la fine di febbraio e novembre 2020, mese in cui si tocca il picco, ovvero 741 miliardi, gli impieghi bancari al lordo delle insolvenze avevano subito un’impennata che ha permesso di invertire una tendenza negativa che durava ininterrottamente dall’agosto del 2011. Successivamente, il flusso dei prestiti alle imprese è tornato a scendere, e tra il mese di novembre dell’anno scorso e il mese di agosto 2021 il flusso si è contratto di 22 miliardi, portando lo stock complessivo dei prestiti a quota 732,2 miliardi. In pratica, a partire da novembre 2020 i prestiti bancari alle imprese sono tornati a scendere.

Negli ultimi 10 anni il crollo è stato di -267,6 miliardi di euro

Solo nell’ultimo anno, da agosto 2020 e agosto 2021, la riduzione è stata di quasi 9 miliardi di euro, precisamente, 8,9 miliardi di euro. Questo, nonostante durante l’anno in corso i principali istituti di credito italiani abbiano registrato utili importanti, e in alcuni casi anche miliardari. Da quanto emerge dai dati indicati dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, se poi si allarga l’arco temporale di osservazione di questo fenomeno agli ultimi 10 anni, il crollo è stato pesantissimo: pari a -267,6 miliardi di euro. Almeno in quest’ultimo anno, sottolinea la Cgia, è però difficile comprendere le ragioni di questa tendenza.

Erogare liquidità alle imprese non è più un grande ‘affare’ per le banche

Nonostante le garanzie pubbliche messe in campo e rifinanziate anche per il 2022, pare che a seguito delle misure restrittive in materia di valutazione del credito introdotte a livello europeo dopo le crisi 2008-2009 e 2012-2013, per gli istituti di credito erogare liquidità alle imprese non costituisce più un grande ‘affare’. Nel mercato creditizio del nostro Paese, riporta Ansa, il ruolo delle grandi banche secondo l’Ufficio studi della Cgia è determinante. Secondo la Banca d’Italia, nel 2020 erano 11 gli istituti di credito classificati come significativi, e a questi era riconducibile l’80%o circa delle attività complessive del sistema.

Il Lazio registra la contrazione più significativa in termini percentuali

Sebbene il fenomeno riguardi un po’ tutte le regioni italiane, tra le regioni più importanti del Paese è il Lazio la realtà che ha registrato la contrazione in termini percentuali più significativa sia nell’ultimo anno, ovvero da agosto 2020 ad agosto 2021, sia nell’ultimo decennio (agosto 2011 su agosto 2021). Nel primo caso la riduzione degli impieghi bancari lordi alle imprese è scesa di 6,2 miliardi (-7,8%), nel secondo caso, di 42,2 miliardi (-36,5%).

Gli italiani amano l’auto: è il mezzo preferito

Gli italiani amano le loro automobili, e non solo per lo spirito da collezionisti. La macchina è infatti il mezzo di trasporto preferito per i normali spostamenti, anche se c’è qualche compromesso da fare in termini di sostenibilità. A dirlo è una recente ricerca realizzata da Arval Mobility Observatory, la piattaforma di ricerca e di scambio di informazioni nell’ambito della mobilità, in collaborazione con Doxa. 

Quattro ruote in pole position, sognando la mobilità green

Ma qual è il reale utilizzo dell’auto da parte degli italiani? Risponde il report, che evidenzia che  l’87% la usa almeno una volta a settimana, il 63% tutti i giorni o quasi. E se oggi il 77% dichiara di avere un veicolo diesel o benzina, per il futuro si prospetta una vera svolta green. E’ pari infatti al 64% la quota di coloro che sceglierà come prossima auto un veicolo ibrido (45%) o elettrico (19%).

Il futuro è sicuramente ecologico

Non ci sono dubbi sul futuro della mobilità, che dovrà essere necessariamente green. I nostri connazionali sono ferrati in materia di sostenibilità, tanto che il 66% è a conoscenza della proposta contenuta nel “Fit for 55”, il pacchetto di riforme dell’Unione Europea per ridurre le emissioni di gas serra presentato nel mese di luglio, che prevede, dal 2035, l’obbligo per le case costruttrici di produrre solo auto a zero emissioni. Non solo: perché addirittura l’82% dei rispondenti si dichiara favorevole. Il 66% degli intervistati ritiene che la maggior diffusione delle auto elettriche avrà un impatto positivo sull’ambiente. Alcune preoccupazioni sono tuttavia ancora presenti, come l’accessibilità economica (per il 78% degli intervistati) e la gestione del fine vita delle batterie (per l’87% del campione).
Una mobilità sostenibile, però, non passa solamente per le auto elettrificate. 8 intervistati su 10 ritengono che l’offerta combinata di differenti opzioni contribuisca a una mobilità più ecologica e l’82% auspica la diffusione di soluzioni che permettano la gestione integrata delle diverse possibilità di mobilità secondo un approccio MaaS (Mobility as a Service).

Auto di proprietà? Per un quinto anche no

Anche il tema della mobilità dolce è apprezzato dagli italiani, tanto che l’84% si dichiara a favore con la linea delle amministrazioni delle grandi città che incentiva le forme di mobilità alternative all’automobile, come ad esempio la creazione di piste ciclabili. Alla luce di ciò, superano la quota del 20% i rispondenti che pensano che in un prossimo futuro non avranno bisogno dell’auto di proprietà, ma che sceglieranno  formule di noleggio, mezzi alternativi come la bici o il car sharing.

Italiani collezionisti di libri, computer, fotografia e moda

Che la passione sia un tratto distintivo del carattere degli italiani è cosa nota. Quando poi si parla di passioni che durano nel tempo non siamo secondi a nessuno. Oltre il 94%, la percentuale più alta in Europa, ammette di coltivare almeno una passione nella propria vita, e allo stesso tempo, guidiamo la classifica tra gli europei, con una media di 4,7 passioni a testa. Gli italiani, inoltre, sono i più inclini a collezionare, soprattutto libri, computer, fotografia e moda. Il 42% dichiara infatti di avere almeno una collezione, e il 16% sta pensando di iniziarne una nuova. Sono alcuni risultati emersi dalla ricerca sulle passioni realizzata da Catawiki, la piattaforma di aste online per oggetti speciali, e condotta da YouGov in cinque paesi europei su più di 6.000 partecipanti. 

La top 5 italiana delle “passioni”

Sul podio delle passioni degli italiani spiccano i libri (44%) seguiti dal computer (32%) e la fotografia (26%). A conferma che l’Italia è anche un paese di ‘fashion victim’, seguono moda (23%), e borse e accessori (21%). Ma come nasce una passione e quando viene coltivata? Quasi la metà degli intervistati (49%) dichiara di “aver sempre avuto questa passione”, mentre il 21% “cercava un modo per occupare il tempo libero”. Coltivare una passione richiede impegno, dedizione e tempo: il 67% degli italiani lo fa almeno una volta alla settimana. E se cercare informazioni sul web o sui social è fondamentale per il 57% degli intervistati, il 30% guarda contenuti legati alla propria passione, oppure compra qualcosa in più (35%) e partecipa a eventi o esperienze live (20%)

Il vincolo del tempo

La passione significa felicità per il 70% degli intervistati, ma il tempo è uno dei maggiori vincoli per poterla vivere a pieno. Quasi il 60% afferma di perdere la cognizione del tempo quando è impegnato con la propria passione, e il 56% ha dichiarato che ne coltiverebbe di nuove se avesse più tempo. Più della metà vorrebbe trasformare la propria passione in un lavoro, e meno di 1 su 5, il 19%, ha la fortuna di farlo già. Ma per gli italiani passione significa anche condivisione. Nonostante la sfera personale rimanga preminente, la condivisione è importante per il 37% degli italiani, e il 57% dichiara che “tutti sono a conoscenza” della loro passione.

Quanto costa avere una passione?

Il 35% spende in media 117 euro al mese per acquistare oggetti legati alla propria passione, riporta Ansa. E l’indagine mostra che gli italiani sono i più inclini a risparmiare per la loro passione (37%). La pandemia ha cambiato il tempo che gli italiani dedicano alle passioni, ma non le abitudini di spesa, consentendo di “rinnovare le nostre passioni” (45%) o di “iniziarne di nuove” (28%), come la lettura.
Una grande percentuale di connazionali, quasi uno su cinque, (19%), dall’inizio della pandemia considera anche la possibilità di vivere della propria passione.

Generazione Z: monogamia sì, ma senza matrimonio

La Generazione Z, ovvero gli under 24, sono determinati a trovare ‘la persona giusta’ e credono nella monogamia, u po’ meno nel matrimonio. Spesso, prima di creare una famiglia, ai giovani viene detto di dimenticarsi delle relazioni affettive libere, contribuendo a dipingere il matrimonio come quel periodo della vita in cui ‘finisce il divertimento’ e si impone la realtà della vita. Nonostante questo, secondo un’indagine condotta da Ashley Madison, la piattaforma online di love affaire extraconiugali, emerge che gli iscritti sotto i 24 anni sono alla ricerca della loro metà, ma in modo diverso da come ci si potrebbe aspettare.

Il 59% degli under 24 si aspetta un rapporto di totale esclusività

La maggior parte degli iscritti alla piattaforma appartenenti alla Gen Z è single e il 55% dichiara di non volersi sposare. Questo però non significa che non aspirino a un partner con cui impegnarsi per tutta la vita: infatti, il 41% degli utenti under 24 cerca una relazione monogama, e il 59% si aspetta di avere un rapporto di totale esclusività. Al contrario, gli iscritti di età più matura si sono rivolti alla piattaforma per trovare un love affaire extraconiugale, dimostrando che ne hanno abbastanza della monogamia. Tanto che il 49% di loro preferirebbe avere una relazione aperta, contro solo il 32% degli iscritti della Gen Z.

Sposarsi: una formalità burocratica che toglie poesia

“I ragazzi che appartengono alla Generazione Z sono molto più pratici e concreti di quanto possiamo immaginare – commenta la psicologa Marinella Cozzolino, Presidente dell’Associazione Italiana di sessuologia -. Non sono poco romantici, ma semplicemente, non vedono nel matrimonio il coronamento di un sogno d’amore. È più probabile che per loro il matrimonio sia una formalità burocratica che toglie poesia invece di aggiungerla. Di contro – aggiunge Cozzolino – le persone più mature ritengono difficile separarsi, spesso per questioni economiche o sociali. Inoltre in alcuni contesti separarsi è ancora considerato una vergogna”.

Nella non-monogamia consensuale i rischi superano i benefici

Il 45% degli iscritti appartenenti alla Gen Z afferma che la monogamia è la tipologia di relazione ideale, mentre solo il 33% degli iscritti più maturi è dello stesso parere. Mentre gli under 24 pensano all’esclusività romantica, le generazioni più mature sono infatti amareggiate per aver scoperto che il matrimonio non è la favola perfetta per cui si sono impegnati a vita, e gli iscritti più maturi hanno cominciato ad apprezzare l’idea di relazioni aperte o poliamorose. Il 71% preferirebbe, infatti, una relazione più fluida rispetto a quella monogama, facendo leva su tre principali benefici: nuove esperienze eccitanti, meno pressione sul coniuge, più libertà di esprimersi. Secondo la Gen Z, riporta Italpress, quando si tratta di non-monogamia consensuale, i rischi superano i benefici, e sono preoccupati della gelosia (77%), del dolore emotivo (50%) e dei problemi di autostima (41%) che potrebbero derivare dall’avere più partner.