Riflessioni sull’inquinamento dell’acqua potabile

Quello dell’inquinamento dell’acqua è un problema che riguarda tantissime famiglie italiane. Non sempre infatti, l’acqua cui si ha accesso dal rubinetto di casa è perfettamente salubre e sicura.

Per questo motivo tante persone preferiscono comunque acquistare l’acqua minerale al supermercato sebbene questa abbia un costo al litro decisamente superiore.

L’alternativa invece, è quella di utilizzare ugualmente l’acqua del rubinetto di casa, con il dubbio però che questa possa in qualche modo influire negativamente sulla salute.

In altri casi invece, il problema è soltanto relativo al cattivo sapore dell’acqua, ed in particolar modo il più delle volte la causa è un forte sapore di cloro. Il cloro ha infatti un potente effetto disinfettante e viene per questo adoperato dalle società che gestiscono l’acqua pubblica (il cosiddetto acquedotto) al fine di renderla perfettamente potabile.

Si tratta di un fenomeno che, a detta degli esperti, è strettamente legato all’eccessiva urbanizzazione e allo sversamento nell’ambiente di pesticidi e altre sostanze inquinanti, che raggiungono fiumi e falde acquifere. Il risultato è che l’acqua che arriva al rubinetto di casa non sempre è perfettamente sicura e potabile.

Le cause dell’inquinamento dell’acqua

Vi sono delle cause che si celano dietro l’inquinamento che possiamo riscontrare nell’acqua cui abbiamo accesso dal rubinetto di casa. Tra queste:

  • Gli elementi inquinanti che vengono sversati e liberati nell’ambiente, inclusa la plastica.
  • Sostanze che vengono eliminate direttamente tramite lo scarico dei lavandini o WC come solventi e detergenti.
  • Rifiuti organici di vario tipo che non vengono smaltiti correttamente.

Queste cose vengono principalmente riscontrate dietro una cattiva qualità dell’acqua per quel che riguarda quella che giunge fino al rubinetto di casa. Si tratta di problemi noti, e molto in questo senso è stato fatto nel tempo per sensibilizzare gli utenti a smaltire correttamente ogni tipo di rifiuto, inclusi quelli liquidi. Nonostante questo, il fenomeno dell’inquinamento idrico è tutt’ora presente nei grandi centri urbani così come nei piccoli.

Differenti problematiche in base alla fonte di approvvigionamento

Non sempre comunque i problemi della qualità dell’acqua da bere sono dovuti agli stessi motivi. Molto dipende infatti da quella che è la fonte di approvvigionamento. Se l’acqua proviene ad esempio da un pozzo, così come solitamente avviene nelle zone rurali o di campagna, il problema è che l’acqua presenta pestidici e residui di sostanze adoperate in agricoltura.

In città invece, solitamente l’inquinamento dell’acqua è legato alla presenza di metalli pesanti nella stessa o di altri elementi che vengono rilasciati dalle tubature obsolete e ossidate, soprattutto per quel che riguarda il tratto finale che giunge a casa.

Ciascuna di queste problematiche può essere risolta adoperando uno specifico depuratore. Ne esistono per questo vari tipi e modelli, in base alla soluzione prescelta cambiano anche i prezzi, un aiuto può venire da questo portale dedicato ai prezzi dei depuratore acqua domestici.

Una necessità anche economica ed ambientale

Filtrare e depurare l’acqua che arriva dal rubinetto di casa ha più di un vantaggio anche dal punto di vista economico. L’acqua del rubinetto infatti, costa circa 50 volte meno rispetto quella che acquistiamo al supermercato in bottiglia.

Il risparmio medio per una famiglia composta da quattro persone è stimato in circa 500€ ogni anno, non poco. Consideriamo inoltre che andando a bere direttamente l’acqua del rubinetto andremmo di conseguenza a ridurre la produzione di plastica per il suo confezionamento.

Tutto questo incide non poco anche sul lavoro delle varie amministrazioni locali, le quali avrebbero meno rifiuti da dover smaltire o riciclare, con un conseguente miglioramento dell’efficienza della macchina comunale e dunque miglior livello dei servizi offerti ai cittadini.

Ciò si traduce anche in un minor rilascio di plastica nell’ambiente e dunque contribuisce ad un pianeta più pulito e sano, un traguardo al quale tutti dobbiamo ambire.

Over Motel | Benessere in Brianza

Se hai bisogno di un motel Brianza che si trovi in posizione strategica e che dunque consenta di raggiungere facilmente città quali Milano, Bergamo, Monza e Lecco, l’Over Motel è l’hotel di Vimercate che fa al caso tuo. Questa importante struttura ricettiva  4 stelle infatti, è situata in posizione ideale allo scopo, e consente per questo di raggiungere in pochi minuti d’auto le suddette città, offrendo ai propri clienti tutta la libertà di poter soggiornare all’interno di un ambiente estremamente curato e nel quale la privacy è una questione prioritaria.

Qui infatti, è possibile usufruire di tantissimi servizi dedicati al benessere della persona e della coppia in genere, trattamenti che vanno dall’ hammam alla doccia idromassaggio, dalle vasche idromassaggio al solarium, disponibili direttamente all’interno delle camere in base alla tipologia di soluzione prescelta e dunque da poter vivere intensamente, senza dover condividere con altri questi momenti.

Il personale dell’Over Motel conosce bene l’esigenza del cliente di vedere rispettata la propria privacy, e per questo fa sì che il cliente una volta prenotata la propria camera posso fare direttamente accesso alla stessa parcheggiando l’auto all’interno del box privato che è esattamente adiacente alla camera persone per prenotata. Grazie all’apposita tenda motorizzata è inoltre possibile fare in modo da precludere la visuale dall’esterno e dunque avere una privacy ancora maggiore.

In base alla tipologia di camera prescelta variano dunque i servizi che è possibile trovare al suo interno, ed a prescindere dalla camera prescelta siamo sicuri che il tuo prossimo soggiorno all’Over Motel sarà all’insegna del benessere e del relax, grazie alla grande cura con la quale tutte le camere sono state allestite e grazie ai tantissimi comfort che la struttura mette a tua disposizione, tra i quali ricordiamo la TV digitale, l’aria condizionata, la cassaforte, la biancheria, il wi-fi gratuito ed il set da bagno.

Appartamenti di lusso a Vimercate

La struttura alberghiera Residence Privilege Apartments di Vimercate è quanto di più accogliente ed elegante possa desiderare chi ha necessità di soggiornare in una zona immersa nel verde dalla quale è semplice raggiungere Monza, Milano o Bergamo. Le camere dispongono infatti di ogni tipo di comfort ed offrono il massimo sia a quanti si spostano per motivi legati al business che a coloro i quali sono in vacanza e desiderano un relax profondo ed intenso. È possibile scegliere quella che si preferisce tra la tipologia di camera Classic e quella Executive: entrambe offrono veramente ogni tipo di comodità agli ospiti con la differenza che la seconda tipologia prevede appartamenti un pò più grandi ed in grado di ospitare fino a quattro persone, sebbene il livello di comfort e di dispositivi da sfruttare sia lo stesso.

Ad arricchire ancora di più questo hotel a Monza vi è il bellissimo parco da oltre 10 mila metri quadrati che la circonda e che consente agli ospiti di poter passeggiare liberamente, immersi nel verde, ed approfittarne per trascorrere del tempo a contatto con la natura. Quale migliore occasione, se non questa, di concedersi una pausa distensiva e rilassante dal lavoro o un momento di benessere tra un tour della zona e l’altro? La struttura inoltre, offre anche un servizio di transfer da e per gli aeroporti limitrofi, così da rendere più semplice anche questo tipo di spostamento, nonché un comodo servizio di lavanderia e stireria per quanti hanno necessità di mettere in ordine i propri capi. La pratica scrivania ed il Wi-Fi gratuito in camera consentono di potersi dedicare liberamente al proprio lavoro durante la propria permanenza in struttura, mentre l’angolo cottura e gli utensili permettono di poter cucinare liberamente, il che è un’ottima opportunità soprattutto per famiglie e tutti quegli ospiti che desiderano provvedere autonomamente ai pasti.

IWM Purificatori d’Acqua

Quotidianamente la nostra salute, ed il nostro corpo in generale, sono aggrediti da milioni di fattori esterni che incidono sul nostro benessere. Lo smog, i campi elettromagnetici, l’assunzione di farmaci ma anche ciò che mangiamo e beviamo, può incidere negativamente sull’organismo. Un modo utile a contrastare l’accumulo di sostanze nocive a cui siamo esposti è costituito dall’assunzione giornaliera di acqua sufficiente a depurarci dalle tossine.Al giorno d’oggi, sul mercato, esistono tantissimi tipi di acqua imbottigliata, ciascuna con caratteristiche tali da contrastare anche i classici problemi ai quali si può andare incontro sia con l’età, sia con il tipo di alimentazione che seguiamo. Ci sono acque che vantano un bassissimo contenuto di sodio, altre che garantiscono una maggiore presenza di calcio o magnesio, acque che stimolano la diuresi, che aiutano la digestione e così via.Ogni etichetta garantisce la purezza biologicamente controllata ed un basso residuo fisso, con costi a loro volta differenti. La possibilità di scelta è tanta, altrettanta è la confusione che spesso si innesca nella mente di chi deve scegliere l’acqua più adatta alle proprie esigenze. Esiste dunque una soluzione che eviti di doversi trovare a scegliere l’acqua migliore? Si esiste ed resa concreta dall’IWM, International Water Machines.Grazie ai depuratori prodotti da questa azienda leader nel trattamento delle acque potabili, si può avere a casa propria, direttamente dal proprio rubinetto, un’acqua purissima, con pH elevato e contenente i sali minerali necessari alla corretta idratazione del nostro organismo, con la certezza che in ciò che beviamo non siano presenti i sali inorganici inutili al nutrimento cellulare, che normalmente si depositerebbero nei reni. Ma non sono solo questi i vantaggi: un vantaggio da non trascurare sta anche nel risparmio a lungo termine che ne deriverebbe, se si pensa che per l’acqua in bottiglia la spesa è di circa 400 € al metro cubo mentre installando un purificatore acqua la spesa si riduce a 0,4 € al metro cubo!Sul sito dell’IWM è possibile visionare i diversi prodotti di depurazione dell’acqua, oppure è possibile chiamare il numero verde: 800 800 813 per avere a propria disposizione gentilezza, efficienza e celerità, nonché competenza.

Anche un sito web … deve rispettare l’ambiente !

Che follia è questa ? Direte voi … beh, tanto follia non è. Pensateci bene: un sito lento, difficile da navigare, che si vede male su smartphone o tablet, cosa vi costringe a fare ? A guardarne un altro, direte voi. Vero ! Oppure ? Se avete bisogno di visionare proprio QUELLO ? A perdere tempo sul pc di casa, acceso, che consuma corrente. Facciamo un brevissimo calcolo: ipotizziamo che ci siano 1.000.000 di siti web visualizzati ogni giorno, e che mediamente ognuno di essi impiega 5 secondi per essere visualizzato … E’ ben diverso, secondo voi, rispetto ad una situazione dove magari il tempo medio di apertura è del doppio, ovvero 10 secondi ? Il consumo di elettricità è la metà !!! I siti oggi devono essere veloci, intuitivi, rapidi, smart … Poco tempo per navigare, ottenere l’informazione e chiudere il pc. Personalmente, i miei clienti li metto spesso in contatto con una web agency Monza, WebSenior. Sono molto bravi, affidabili, e davvero … ecologici ! Sviluppano siti web ma soprattutto li posizionano in modo adeguato sui motori di ricerca, perchè un sito web non visibile nelle prime due pagine di Google … è un sito web che non esiste ! Google o non Google, comunque, a noi interessa che il web scorra fluido, senza rallentamenti, che portano ad ore di accensione maggiore, consumi maggiori, guasti maggiori, rottami maggiori. Non sembra, ma tutto è collegato perfettamente.

Gli italiani riscoprono i giochi a tavolo

Anche, o forse soprattutto a causa dell’emergenza sanitaria che ci ha fatto trascorrere molto più tempo in casa, negli ultimi due anni abbiamo assistito a una decisa ripresa dell’acquisto dei giochi “classici”. Giochi da tavolo, di ruolo, miniature e carte, tutto accomunati dall’essere decisamente reali e per niente virtuali. Insomma, sono ritornati in auge i giochi di una volta: tanto che la Fiera di Modena ospita nel suo quartier fieristico la kermesse Play – Festival del Gioco, con oltre 150 espositori, sessanta associazioni coinvolte, una cinquantina di ospiti tra cui star internazionali del gioco da tavolo, 2.500 tavoli pronti per giocare, 7.000 sedie, migliaia di titoli tra grandi classici, ultime novità e anteprime mondiali, incontri e convegni sul ruolo fondamentale del gioco nella nostra vita, più di 300 eventi in programma con grandi ospiti. Non stupisce pertanto che le vendite dei giochi siano in crescita del 30% negli ultimi due anni, anche per la pandemia ovviamente.

Quanto vale il comparto del gioco

Le stime di settore, riferisce Ansa, parlano di un tasso di crescita composto annuo pari al +13% da qui al 2025 (secondo il Global Board Games Market Report 2021), anno in cui il mercato mondiale raggiungerà i 21,65 miliardi di dollari. Il mercato dei giochi da tavolo nel nostro Paese ha un valore stimato di 100 milioni di euro ed è in continua ascesa con una proposta di 800 nuovi titoli l’anno, sintomo di grande vivacità del comparto.

I perchè di un successo (che fa bene)

Ma c si spiega questo boom dei giochi da tavolo? “I board game offrono uno stimolo in più a incontrarsi di persona, ad aggregarsi, in tempi in cui tutto si fa online; ma soprattutto stimolano la fantasia, la creatività e rilassano la mente, impegnandola: si è così concentrati che la tensione si allenta. Inoltre sono economici, costano intorno ai 30-40 euro, come una cena fuori, solo che non si esauriscono in una serata. C’è poi la competizione e un sano rispetto delle regole: è rarissimo vedere qualcuno barare” – spiega Andrea Ligabue, ludologo, game designer e direttore artistico di Play, che sottolinea anche come il gioco da tavolo aiuti a creare un legame con i più piccoli: “Insegna a rispettare le regole e l’avversario, ma soprattutto consente di giocare con gli adulti ad armi pari. In tanti giochi narrativi o di destrezza, i bambini mettono in crisi più di un genitore garantendo risate e relax”.

Per gli italiani il cibo è emozione e sensazioni 

Mangiare non è solo soddisfare l’appetito, ma rappresenta una vera e propria esperienza multisensoriale, che non abbraccia solo il gusto, ma tutti e cinque i sensi, perché il cibo è vita, conforto e speranza. Ma quali sono i cibi che danno più emozioni e sensazioni? Alla domanda risponde la ricerca su cibo, emozioni e sensazioni condotta in Italia da Uber Eats. Innanzitutto, per il 56% degli intervistati il cibo conta ‘molto’, ed è quindi un elemento fondamentale che fa la differenza, sollecitando le sensazioni più disparate nel nostro umore e nei nostri palati. Ma quale significato viene attribuito all’atto del ‘mangiare’? Per il 71% degli intervistati non il semplice appetito, ma il fatto di consumare cibi nutrienti e al tempo stesso gustosi.

Cioccolata, pizza e tiramisù i cibi della felicità

Mentre si assapora un cibo ‘che piace’ la sensazione dominante è la felicità (71%), seguita da piacere (64%) e serenità (61%).Quanto alla tipologia di cibo più associato alla felicità, vince la cioccolata, sul podio con pizza e tiramisù. Alla domanda ‘quali sensazioni può trasmettere l’odore di una pietanza’, la risposta che ha segnato più preferenze (61%) è ‘i ricordi felici legati al passato’, seguita da ‘la nostalgia dell’infanzia’ (56%) e ‘luoghi e persone legate a quel piatto’ (52%).
Meno importanza viene attribuita al senso del tatto, che il 36% degli intervistati considera poco importante. Ovviamente la parte del corpo più coinvolta nell’esperienza tattile legata la cibo è il palato (29%), seguito da labbra (25%) e mani (24%).

Anche l’occhio vuole la sua parte

Il 31% degli intervistati considera il fattore estetico un elemento molto importante quando si tratta di alimenti, mentre per il 9% ‘non conta nulla’. Un piatto di colore caldo suscita energia (54%), calore (47%) e sicurezza (39%), sensazioni che evocano i primi giorni di vita.  Quanto alle pietanze di colore freddo ispirano tranquillità (54%), appagamento (47%) e contentezza (33%). Il cibo dolce poi consente di esprimere gioia (61%), dolcezza (55%) e consolazione (51%), mentre il cibo salato è associato a felicità (62%), senso di rigenerazione (55%) e relax (49%).
Una categoria a parte è il cibo croccante, che mentre viene consumato genera un senso di ricarica (59%), piacere (53%) e soddisfazione (46%).

Un pranzo gustoso ordinato a casa

In Italia è il pranzo il pasto più importante della giornata (35%), e il luogo preferito in cui consumare il cibo è ‘casa propria’ (34%), seguita da casa di amici o parenti (24%), locali o ristoranti (27%) e all’aperto (15%). Sebbene valori nutrizionali (54%) o prezzo (49%) siano elementi importanti al momento della scelta di un alimento, il fattore che più di altri spinge a prendere una decisione è il gusto (63%). Un’altra condizione che implica aspetti emotivi è la modalità con cui si preferisce consumare il cibo. Il 41% degli intervistati preferisce consumare il pasto ordinando da casa, mentre il 25% preferisce mangiare fuori e il 22% opta per mettersi ai fornelli.

Tutto sulla Gen Z

La generazione Z, i nati tra il 1996 e il 2010 si avvicina ai 20 anni e mostra alcune caratteristiche proprie. Non sono più ragazzini e si interessano a musica (61%), cibo (53%), cinema/film (51%), cucina (50%), tecnologia (49%), viaggi (48%), gaming (47%), cibo e bevande salutari (44%), sport (41%) e scienza (41%). E tra loro dilaga l’abitudine di guardare anime e K-pop in lingua originale o inglese, anche in Italia. L’istantanea della Gen Z di tutto il mondo, anticipata da Ansa Lifestyle, l’ha scattata l’inglese GWI con un report basato su un campione di circa 205.000 persone di 47 paesi.

Amore romantico e sostenibilità

Dichiarano di avere la mente aperta (57%), voler esplorare il mondo (55%), conoscere nuove culture (49%), sapere cosa succede nel mondo (46%) ed essere i primi a provare cose nuove (39%). Ma l’amore è un capitolo in evoluzione: il dating online perde appeal e la Gen Z sta riscrivendo le regole degli incontri online. Smistano piattaforme e siti di incontri puntando a una maggiore conoscenza e romanticismo.  E l’ambiente è la loro grande sfida: il 45% di loro era più ottimista durante i lockdown e da allora sono sempre più preoccupati. Sono anche la Generazione della sostenibilità, hanno una coscienza ecologica e vogliono fare shopping più rispettoso dell’ambiente.

Meno alcol, ma salute mentale in calo

Rispetto a ogni altra generazione la Gen Z beve meno alcol: negli States al 31% dei ventunenni non piace ubriacarsi e al 38% non piace il sapore dell’alcol. Ma solo un ragazzo su tre parla delle sue difficoltà psicologiche in famiglia, e i problemi di salute mentale continuano a crescere di anno in anno (+30% tra il 2018 e il 2021). Per loro comunque è tempo di TikTok. Fuori dalla Cina l’amore per l’App ByteDance (di proprietà di TikTok) è salito del 47 % nel 2020 e ancora sta crescendo. Instagram si usa di più per condividere foto e video e trovare informazioni su prodotti e brand. La Generazione Z è la prima inoltre a guardare più TV online: nel primo trimestre 2021 spende in media un’ora e mezza al giorno a guardare trasmissioni in streaming.

Musica hip hop dal mondo e fiuto per gli affari
Mentre le altre generazioni ascoltano musica che corrisponde al decennio in cui sono cresciute, la Gen Z ha rotto anche questa regola. L’hip-hop è il suo genere preferito, e le sue scelte si modellano sui gusti dei coetanei. Dallo scambio culturale, in Europa e USA è esploso l’amore per il K-pop coreano. Quasi 4 ragazzi della Gen Z su 10 però lavorano e si descrivono ambiziosi (40%), avventurosi (42%) e sicuri di sé (47%). Avere successo o essere finanziariamente sicuri sono in cima alla lista dei loro valori e l’elenco dei 30 under 30 più ricchi di Forbes si è infoltito. Inoltre, chi tra loro investe aumenta. Attratti principalmente da fondi, azioni e criptovalute, dal quarto trimestre 2020 il numero di chi possiede risparmi/investimenti è aumentato del 27%.

Bullismo anche al lavoro: si diffonde il workplace bullying

Si parla di bullismo e cyber bullismo in relazione ai giovani, ma quasi mai in relazione al lavoro. Eppure proprio all’interno degli ambienti lavorativi si sta diffondendo una nuova forma di vessazione. La conferma giunge dall’approfondimento condotto da Espresso Communication per Great Place to Work Italia.
Si tratta del workplace bullying, un comportamento sociale violento e ripetuto nel tempo attuato nei confronti di colleghi e collaboratori. Secondo il portale d’informazione americano HR Executive, che riprende i dati del Workplace Bullying Institute, oltre 7 dipendenti su 10 (75%) dichiarano di essere stati bersagli o di aver assistito ad atti di bullismo sul posto di lavoro, per un totale di oltre 79 milioni persone coinvolte solo negli Stati Uniti.

Abusi verbali, condotte offensive, intimidazioni o aggressioni

Questo fenomeno, che può includere abusi verbali, condotte offensive, intimidazioni o aggressioni, può causare sia danni fisici sia un crescente stato di angoscia mentale, nonché un alto tasso di assenteismo e rotazione dei dipendenti, bassa produttività, e di conseguenza, danni alla reputazione di un’azienda.
Il workplace bullying non è però un fenomeno che riguarda solo gli Stati Uniti, ma anche l’Europa. In Italia non ci sono studi con dati statistici, ma questo non significa che non sia diffuso.

In Uk, secondo il portale britannico People Management, più di un quarto dei collaboratori coinvolti in un sondaggio afferma di essere stato vittima di vessazioni all’interno del proprio workplace. E secondo l’Irish Times il 9% dei lavoratori irlandesi ha subito atti di bullismo.

Un topic d’interesse anche sui social

Gli effetti psicologici correlati a queste esperienze negative risultano devastanti: i professionisti coinvolti hanno maggiori probabilità di avvertire problemi di salute mentale, come ansia e depressione.
All’interno di questo scenario è nata la figura del responsabile d’azienda, chiamato ad ascoltare il proprio team operativo per trovare soluzioni mirate a mantenere ottimale il benessere organizzativo dell’ambiente di lavoro. Del resto, il bullismo sul lavoro risulta un topic d’interesse anche sui social: l’hashtag #workplacebullying conta oltre 19mila contenuti pubblicati su Instagram per raccontare questo problema attraverso il web.

“La pandemia ha rafforzato una problematica già esistente”

“La pandemia ha ulteriormente rafforzato una problematica già esistente – afferma Beniamino Bedusa, presidente Great Place to Work Italia -. All’interno di ogni workplace è fondamentale avere, anzi percepire, un clima aziendale e organizzativo produttivo e stimolante. Per questo motivo, i capi d’azienda sono e saranno sempre più importanti. I collaboratori necessitano di essere ascoltati: solo così è possibile trovare soluzioni mirate, tempestive ed efficaci per contrastare un fenomeno che si sta diffondendo a macchia d’olio in buona parte dell’universo professionale e lavorativo. A tal proposito – aggiunge Bedusa – sono numerosi gli esempi di aziende virtuose che si impegnano quotidianamente per contrastare la problematica: queste imprese, oltre ad ascoltare le singole persone, le supportano all’interno degli ambienti di lavoro e creano iniziative, policy e benefit per occuparsi del loro benessere”.

Dop economy, nel 2020 vale 16,6 miliardi. Export a 9,5 miliardi

Nel 2020 la Dop economy ‘tiene’, e nonostante la pandemia raggiunge 16,6 miliardi di valore alla produzione (-2%) e 9,5 miliardi di export (-0,1%), pari al 20% delle esportazioni nazionali di settore. A confermare questi numeri è l’analisi del XIX Rapporto Ismea- Qualivita sul settore italiano dei prodotti Dop Igp. Che evidenzia come nell’anno segnato dalla pandemia il comparto valga il 19% del fatturato complessivo del settore agroalimentare nazionale.
Questo, grazie al contributo delle grandi produzioni certificate, anche se non mancano elementi che confermano il forte dinamismo del sistema delle Indicazioni Geografiche italiane, fra cui l’affermarsi di categorie come le paste alimentari o i prodotti della panetteria e pasticceria.

L’export Dop Igp equivale al 20% delle esportazioni agrifood

Le esportazioni dei prodotti Dop Igp hanno un peso del 20% nell’export agroalimentare italiano, e raggiungono 5,6 miliardi, per un -1,3% su base annua e un trend del +71% dal 2010.
Risentono degli effetti della pandemia soprattutto i mercati extra-UE (-4,3%), mentre cresce l’export in UE (+4,1%) con incrementi a doppia cifra per i Paesi scandinavi e del Nord Europa. Ma i mercati principali si confermano Germania (770 milioni), Usa (647 milioni), Francia (520 milioni) e Regno Unito (268 milioni). Il valore complessivo è frutto anche di un andamento diverso fra i comparti cibo e vino, con il cibo che con 3,92 miliardi registra un incremento del valore esportato del +1,6%, e il vino, che con 5,57 miliardi mostra un calo del -1,3%.

Crescite importanti per Puglia e Sardegna

Tutte le regioni e le province italiane registrano un impatto economico delle filiere Dop Igp, anche se si conferma la concentrazione del valore nel Nord Italia.
Fra le prime venti province per valore, ben undici sono delle regioni del Nord-Est, a partire dalle prime tre, Treviso, Parma e Verona, che registrano un impatto territoriale oltre il miliardo. Nel 2020 solo l’area Sud e Isole mostra un incremento complessivo del valore rispetto all’anno precedente (+7,5%), con crescite importanti soprattutto per Puglia e Sardegna.

Due realtà a confronto, agroalimentare e vitivinicolo 

L’agroalimentare italiano Dop Igp Stg, riporta Italpress, coinvolge oltre 86mila operatori, 165 Consorzi autorizzati e 46 organismi di controllo. Nel 2020 raggiunge 7,3 miliardi di valore alla produzione, per un -3,8% in un anno e un trend del +29% dal 2010. Stabile il valore al consumo a 15,2 miliardi, per un andamento del +34% sul 2010. Il vitivinicolo italiano Dop Igp coinvolge invece oltre 113mila operatori, 121 Consorzi autorizzati e 12 organismi di controllo. Nel 2020 registra 24,3 milioni di ettolitri di vino Ig imbottigliato (+1,7% in un anno), con le Dop che rappresentano il 68% della produzione e le Igp il 32%.
Il valore della produzione sfusa di vini Ig è di 3,2 miliardi, mentre all’imbottigliato è 9,3 miliardi (-0,6%), con le Dop che ricoprono un peso economico pari all’81%.

Privacy, condizione essenziale per le imprese di tutto il mondo

E stato da poco diffuso il Data Privacy Benchmark Study 2022, il report annuale di Cisco dedicato alle pratiche sulla privacy adottate dalle aziende di tutto il mondo. La prima evidenza del rapporto è sostanzialmente che la privacy è diventata una condizione essenziale per ogni tipologia di business, una convenzione condivisa dal 90% dei 4.900 professionisti di 27 Paesi intervistati.

I risultati in Italia

Per quanto riguarda l’Italia, il 93% degli intervistati non si sente sicuro ad acquistare beni e servizi da un’azienda che non sa proteggere i suoi dati in modo adeguato, mentre l’85% sottolinea, all’interno del processo di acquisto, l’importanza delle certificazioni sulla privacy fornite da enti esterni. Sempre in Italia inoltre, il 97% dei professionisti ha dichiarato che la privacy è ormai parte integrante della loro cultura, con un buon 94% che confessa addirittura di riferire con regolarità una o più metriche sulla privacy ai loro consigli di amministrazione. Le aziende, dal canto loro, continuano a investire in questo settore stimando un ritorno mediamente del doppio rispetto all’investimento iniziale (1,8 in più).

Cresce il ritorno sull’investimento della privacy

Il ritorno sull’investimento (ROI) della privacy è in crescita per il terzo anno consecutivo, con maggiori benefici per le aziende di piccole e medie dimensioni. Più del 60% ritiene che la privacy aggiunga un grande valore alle aziende, permette di ridurre i ritardi nelle vendite, di mitigare l’impatto dovuto dalle violazioni dei dati, di abilitare il processo di innovazione, di operare con maggiore efficenza, di consolidare la fiducia dei clienti e di attirare nuovi clienti.

“Con il 94% delle aziende che dichiara di riferire con regolarità le metriche sulla privacy al management e ai consigli di amministrazione e con un aumento medio dell’investimento del 13%, non c’è ormai più alcun dubbio che la privacy sia un elemento essenziale per il business di tutte le aziende”, spiega Harvey Jang, Cisco Vice President and Chief Privacy Officer. “E’ parte delle competenze vitali e delle responsabilità fondamentali per i professionisti della security. Il report di quest’anno ha confermato che allineare la privacy con la security crea maggiori vantaggi finanziari rispetto ad altri modelli”.

Promossa la legislazione sulla privacy

Ma non è tutto. Stando a quanto rilevato dal Data Privacy Benchmark Study 2022, la legislazione sulla privacy è stata accolta in maniera positiva dall’83% degli intervistati di tutti i 27 Paesi coinvolti, anche se il rispetto di queste leggi spesso comporta sforzi e costi significativi: catalogare i dati, mantenere le registrazioni delle attività di elaborazione, implementare i controlli e rispondere alle richieste degli utenti, tanto per fare qualche esempio.

I numeri della crescita della Blockchain

Nel 2021 a livello globale si contano 370 iniziative di Blockchain e Distributed Ledger sviluppate da aziende e pubbliche amministrazione (+39% rispetto al 2020), che portano a 1.615 il totale dei casi censiti dal 2016. I settori più attivi sono quello finanziario, con il 38% dei progetti, e la Pubblica Amministrazione (16%), seguiti dai Media (7%), e l’Agrifood (6%).
Le applicazioni di questa tecnologia, nata nel 2008 con Bitcoin, si stanno evolvendo velocemente in diverse direzioni, ma tutte hanno in comune la spinta verso una nuova versione del Web. La Blockchain, infatti, è alla base della ‘next web revolution’, il Web3, una sorta di Internet ‘decentralizzato’, la naturale evoluzione dell’attuale Web ‘centralizzato’ dominato dalle big tech. Sono alcune evidenze emerse della ricerca dell’Osservatorio Blockchain e Distributed Ledger della School of Management del Politecnico di Milano.

I progetti in Italia

In Italia gli investimenti delle aziende nel 2021 sono pari a 28 milioni di euro, più o meno stabili rispetto ai 23 milioni del 2020. Il settore più attivo si conferma quello finanziario e assicurativo, con il 50% degli investimenti, seguono la PA (15%), in forte crescita anche grazie allo sviluppo dell’Italian Blockchain Service Infrastructure, l’agroalimentare (11%) e le utility (10%). Il mercato italiano è focalizzato soprattutto sullo sviluppo di progetti pilota e sull’evoluzione di quelli già in produzione: solo il 13% degli investimenti riguarda Proof of Concept o attività di formazione.
Se l’adozione delle aziende stenta ancora a decollare, i consumatori italiani sono sempre più orientati all’utilizzo delle applicazioni Blockchain, in particolare le criptovalute: il 12% degli italiani ha già acquistato Bitcoin o altre criptocurrencies e il 17% è interessato a farlo in futuro.

L’Internet of Value

Seppure la tecnologia sia nata per permettere lo scambio di valore peer-to-peer in assenza di intermediari, l’utilizzo della Blockchain si è diversificato a molte applicazioni. Innanzitutto, quelle basate sullo scambio di valore del cosiddetto Internet of Value: criptovalute, stablecoin e CBDC, le monete virtuali promosse dalle banche centrali. A livello internazionale, i progetti di Internet of Value censiti sono 180, il 24% del totale (+85%). Un secondo ambito di applicazione è quello dei progetti in cui i processi di business tradizionali vengono replicati utilizzando tecnologie Blockchain. A livello internazionale si contano circa 500 progetti implementativi sviluppati da aziende e pubbliche amministrazioni, il 67% del totale (-19%).

 Il Decentralized web

Nel mondo del Decentralized web, la Blockchain permette di creare l’infrastruttura che abilita nuove soluzioni di business indipendenti, spesso basate su applicazioni decentralizzate (le cosiddette DApp) o gli Nft, token unici che rappresentano una proprietà privata digitale.  Sono 71 i progetti di Decentralized web sviluppati a livello internazionale, il 9% del totale di quelli censiti, tra DApp e Nft. L’ecosistema di applicazioni decentralizzate più interessante continua a essere quello del DeFi (Decentralized Finance), sviluppate su piattaforme permissionless per l’offerta di servizi e prodotti finanziari. Il totale del valore investito in queste applicazioni nel 2021 ha superato i 250 miliardi di dollari (+1.250%).

Come sarà e quanto varrà l’IoT nel 2030?

L’IoT, l’Internet delle cose, entro il 2030 potrebbe generare tra i 5500 e i 12.600 miliardi di dollari a livello globale. Secondo lo studio di McKinsey ‘The Internet of Things: Catching up to an accelerating opportunity’, l’IoT sarà sempre più presente nella nostra vita, soprattutto nelle nostre case, negli uffici, e nell’ambito della salute. 
Quanto allo sviluppo di fabbriche intelligenti, smart city e veicoli autonomi, permane una certa cautela. Nonostante le stime al ribasso, l’applicazione dell’IoT nelle fabbriche resta però la più promettente in termini economici, e vale 1.400-3.300 mila miliardi di dollari, circa un quarto del totale. E permetterebbe di trovare quello che McKinsey chiama ‘il sacro Graal dei tecnici’: la manutenzione predittiva.

Produrre di più con meno risorse, ridurre gli sprechi e monitorare la salute 

Se l’agricoltura di precisione permetterebbe di produrre di più con meno risorse, aumentando la resa del 15-20%, la seconda applicazione dell’IoT per valore generato (550-1.760 miliardi) è la sanità. Nel 2030 il monitoraggio e il trattamento delle malattie potrebbe arrivare a valere il doppio rispetto alle applicazioni legate al benessere. I pazienti potranno utilizzare apparecchiature che rilevano e comunicano dati ai medici, lanciando allarmi in caso di anomalie.
L’impatto economico dell’IoT sulle città potrebbe invece essere di 1000-1700 miliardi di dollari. Dal monitoraggio della qualità dell’aria alla riduzione degli sprechi, dalla sicurezza all’energia, la fetta più consistente dell’IoT in città sarebbe però generata dalla ‘gestione del traffico centralizzata e adattiva’. 

L’IoT cambierà il modo di comprare e di trascorrere il tempo

L’IoT cambierà anche il modo di comprare. Già nei prossimi due anni più della metà delle catene di vendita al dettaglio potrebbe avere casse automatiche, con una copertura fino al 90% nel 2030.
McKinsey prevede però che ‘la chiave della futura esperienza’ sarà legata alla personalizzazione: offerte su misura in tempo reale, sconti, e consigli dedicati. Con telecamere e reti neurali poi ognuno potrebbe fornire informazioni sui suoi gusti. Tecnologie come questa potrebbero aumentare la spesa in negozio del 20-30%.
L’Iot in casa, invece, se dal punto di vista economico ha ricadute potenziali contenute (400-800 miliardi di dollari, il 7-8% del totale), ha un impatto enorme su come le persone trascorrono tempo e spendono denaro. Verrà utilizzato per automatizzare le faccende domestiche, per l’intrattenimento e il risparmio energetico.

L’ufficio connesso e il cantiere più efficiente

Un ufficio in cui tutto è connesso renderebbe più efficiente la gestione degli spazi: le informazioni raccolte su movimenti e attività dei dipendenti permetterebbero di progettare meglio la configurazione degli spazi, e la realtà aumentata migliorerebbe la condivisione, anche da remoto.
Gli stessi principi, applicati sui cantieri, potrebbero aumentare la produttività del 5-10% e ridurre il costo delle materie prime del 5-9%.
Come dimostra McKinsey, riporta Agi, sono molti i fattori che potrebbero accelerare o frenare lo sviluppo dell’Iot. Quelli che il report chiama ‘abilitatori’ (il valore percepito, la tecnologia e la connettività) e le ‘barriere’: le imprese si concentrano troppo poco su progetti di trasformazione. E poi ci sono cybersecurity e privacy, senza le quali l’Iot si trasforma da opportunità in rischio.

Nel 2021 il mercato del Video Entertainment supera 1,3 miliardi

Il Video Entertainment italiano decolla, e negli ultimi 12 mesi oltrepassa quota 1,3 miliardi di euro. Si tratta di uno sviluppo che mutato profondamente la filiera produttiva e distributiva, aprendo a nuovi scenari competitivi. Rispetto a qualche anno fa, in cui la raccolta pubblicitaria era la prima fonte di remunerazione, oggi la sua componente principale è rappresentata dalla spesa dei consumatori (61%): la fruizione di contenuti in abbonamento o in acquisto singolo nel 2021 sfiora i 3 miliardi di euro, +21% sul 2020.  A fruire digitalmente di contenuti video sono 4 internet user italiani su 5 (+7%) e 1 su 2 dichiara di farlo anche a pagamento. È quanto emerge dall’Osservatorio Digital Content della School of Management del Politecnico di Milano.

La spesa è generata quasi totalmente da abbonamenti SVOD

Nel 2021 gli italiani hanno speso poco più di 800 milioni di euro per fruire di contenuti premium, +39% rispetto al 2020, quando il tasso di crescita era stato addirittura del +62%. La quasi totalità della spesa del consumatore italiano proviene dalla sottoscrizione di abbonamenti a piattaforme distributive (SVOD), mentre il modello TVOD, basato su acquisto o noleggio di singoli contenuti, seppur in crescita, genera una piccola percentuale della spesa complessiva.
Torna poi a crescere anche la raccolta pubblicitaria (ADV) associata alla distribuzione dei video d’intrattenimento. Dopo un 2020 di sostanziale stasi nel 2021 si registra infatti un incremento del +11% dell’advertising, per un valore complessivo di circa 510 milioni di euro.

Le sfide di uno scenario in continua evoluzione

Si tratta di un mercato ancora in forte espansione che non ha terminato il suo percorso evolutivo, e lo scenario continuerà a mutare in virtù delle sfide che i player dovranno affrontare nel prossimo futuro. Alcune sono di carattere endogeno, legate all’evoluzione dell’offerta, dei modelli di business, e allo sviluppo tecnologico. Un esempio, è il continuo ingresso sul mercato di nuovi player OTT generalisti, con un’offerta verticalizzata, o l’ampliamento dell’offerta di player esistenti su determinati contenuti. Inoltre, si assiste a un rafforzamento nel paniere di consumo dei video d’intrattenimento condivisi sui social, in particolare dei contenuti User Generated Content (UGC).

Nascono nuovi modelli di business

Nascono poi nuovi modelli di business volti a riproporre la logica di programmazione lineare applicata alla distribuzione in streaming, e cresce l’attenzione alla User Experience (UX), con investimenti in contenuti interattivi, esperienze personalizzate e funzionalità di visualizzazione sociale e condivisa (co-viewing o social-viewing). Tra le variabili esogene, il passaggio al nuovo digitale terrestre per la trasmissione dei canali TV consentirà un cambiamento delle abitudini di consumo degli italiani verso un approccio di fruizione on-demand sulle piattaforme OTT. Inoltre, il lancio del 5G, migliorando le performance di rete, contribuirà sia a rafforzare la fruizione digitale di contenuti video su dispositivi mobili sia a rafforzare le potenzialità e la diffusione del live streaming.