Over Motel | Benessere in Brianza

Se hai bisogno di un motel Brianza che si trovi in posizione strategica e che dunque consenta di raggiungere facilmente città quali Milano, Bergamo, Monza e Lecco, l’Over Motel è l’hotel di Vimercate che fa al caso tuo. Questa importante struttura ricettiva  4 stelle infatti, è situata in posizione ideale allo scopo, e consente per questo di raggiungere in pochi minuti d’auto le suddette città, offrendo ai propri clienti tutta la libertà di poter soggiornare all’interno di un ambiente estremamente curato e nel quale la privacy è una questione prioritaria.

Qui infatti, è possibile usufruire di tantissimi servizi dedicati al benessere della persona e della coppia in genere, trattamenti che vanno dall’ hammam alla doccia idromassaggio, dalle vasche idromassaggio al solarium, disponibili direttamente all’interno delle camere in base alla tipologia di soluzione prescelta e dunque da poter vivere intensamente, senza dover condividere con altri questi momenti.

Il personale dell’Over Motel conosce bene l’esigenza del cliente di vedere rispettata la propria privacy, e per questo fa sì che il cliente una volta prenotata la propria camera posso fare direttamente accesso alla stessa parcheggiando l’auto all’interno del box privato che è esattamente adiacente alla camera persone per prenotata. Grazie all’apposita tenda motorizzata è inoltre possibile fare in modo da precludere la visuale dall’esterno e dunque avere una privacy ancora maggiore.

In base alla tipologia di camera prescelta variano dunque i servizi che è possibile trovare al suo interno, ed a prescindere dalla camera prescelta siamo sicuri che il tuo prossimo soggiorno all’Over Motel sarà all’insegna del benessere e del relax, grazie alla grande cura con la quale tutte le camere sono state allestite e grazie ai tantissimi comfort che la struttura mette a tua disposizione, tra i quali ricordiamo la TV digitale, l’aria condizionata, la cassaforte, la biancheria, il wi-fi gratuito ed il set da bagno.

Vendere un immobile di lusso a Monza

Vendere in maniera rapida e proficua un immobile di lusso è il desiderio di quanti ne sono in possesso e desiderano evitare lungaggini burocratiche ed estenuanti trattative. Vendere in maniera sicura significa però anche avere la certezza di aver correttamente provveduto ad effettuare tutti quegli adempimenti previsti dalla legge e che consentono di stare tranquilli anche a distanza di anni. Il mercato degli immobili di lusso inoltre, richiede una particolare attenzione per tutto ciò che riguarda la privacy e la riservatezza dei soggetti coinvolti nella compravendita, tema oggi sempre più caro a moltissime persone. Questi sono principalmente i motivi che dovrebbero indurre chiunque a scegliere con attenzione l’agenzia immobiliare cui rivolgersi per riuscire a concludere la vendita come sperato. L’immobiliare di Monza Franco Guerrieri è impegnata da oltre venti anni nel settore e conosce bene le necessità di quanti desiderano riuscire a concludere in maniera soddisfacente la vendita di un immobile di prestigio o dal grande valore storico o architettonico.

Per questo, il rinomato studio di intermediazione immobiliare Franco Guerrieri propone ai propri clienti delle specifiche ricerche di mercato che sono personalizzate in base al singolo caso, nonché l’analisi dei canali che risultano essere i più adeguati per la compravendita. Vengono inoltre avviate delle efficaci campagne pubblicitarie altamente targettizzate e sempre in grado di garantire l’assoluta privacy al cliente. Vengono prodotti inoltre dei report periodici che evidenziano quello che è l’andamento della strategia di vendita adottata e delle eventuali visite che sono state effettuate con dei potenziali acquirenti. Parliamo dunque di servizi dall’efficacia collaudata e affinata nel tempo, grazie ai quali è possibile riuscire a chiudere in tempi brevi la vendita del proprio immobile, coadiuvati da uno staff qualificato e sempre pronto ad offrire il proprio supporto. Lo studio Franco Guerrieri si trova a Monza in Via Italia 39, il recapito telefonico è lo 0392304893.

Appartamenti di lusso a Vimercate

La struttura alberghiera Residence Privilege Apartments di Vimercate è quanto di più accogliente ed elegante possa desiderare chi ha necessità di soggiornare in una zona immersa nel verde dalla quale è semplice raggiungere Monza, Milano o Bergamo. Le camere dispongono infatti di ogni tipo di comfort ed offrono il massimo sia a quanti si spostano per motivi legati al business che a coloro i quali sono in vacanza e desiderano un relax profondo ed intenso. È possibile scegliere quella che si preferisce tra la tipologia di camera Classic e quella Executive: entrambe offrono veramente ogni tipo di comodità agli ospiti con la differenza che la seconda tipologia prevede appartamenti un pò più grandi ed in grado di ospitare fino a quattro persone, sebbene il livello di comfort e di dispositivi da sfruttare sia lo stesso.

Ad arricchire ancora di più questo hotel a Monza vi è il bellissimo parco da oltre 10 mila metri quadrati che la circonda e che consente agli ospiti di poter passeggiare liberamente, immersi nel verde, ed approfittarne per trascorrere del tempo a contatto con la natura. Quale migliore occasione, se non questa, di concedersi una pausa distensiva e rilassante dal lavoro o un momento di benessere tra un tour della zona e l’altro? La struttura inoltre, offre anche un servizio di transfer da e per gli aeroporti limitrofi, così da rendere più semplice anche questo tipo di spostamento, nonché un comodo servizio di lavanderia e stireria per quanti hanno necessità di mettere in ordine i propri capi. La pratica scrivania ed il Wi-Fi gratuito in camera consentono di potersi dedicare liberamente al proprio lavoro durante la propria permanenza in struttura, mentre l’angolo cottura e gli utensili permettono di poter cucinare liberamente, il che è un’ottima opportunità soprattutto per famiglie e tutti quegli ospiti che desiderano provvedere autonomamente ai pasti.

Serramenti blindati by R&T

R&T è una azienda di Cambiago (Mi) che si occupa della produzione di serramenti blindati per istituti di credito e qualsiasi altra realtà che necessiti di soluzioni antieffrazione. A differenza degli impianti d’allarme infatti, i quali possono essere manomessi o comunque resi inefficaci, i serramenti blindati rappresentano una protezione valida e solida, difficile (se non impossibile) da superare e per questo rappresentano un validissimo deterrente nei confronti dei malintenzionati, i quali preferiscono spostare le proprie “attenzioni” su obiettivi più vulnerabili. I serramenti blindati prodotti da R&T sono di grande qualità ed in grado di coniugare eleganza e solidità, ragion per cui oggi sono tanti gli istituti di credito che vi fanno riferimento per assicurare le proprie filiali presenti sull’interno territorio nazionale. Le collaborazioni avviate nel corso degli anni con detti istituti di credito e società che operano nel campo della sicurezza, confermano l’assoluta qualità delle realizzazioni R&T sia dal punto di vista dei risultati che per quel che riguarda l’aspetto estetico.

Ogni prodotto è inoltre assolutamente personalizzabile ed adattabile alle esigenze individuali, sia in fatto di dimensioni e finiture che per quanto riguarda la tipologia di lavorazione ed i colori. Sarà il cliente stesso a decidere, sulla base del livello di sicurezza che desidera ottenere, se preferisce serramenti interamente realizzati in alluminio o in alluminio combinato con acciaio, il quale sarà allocato all’interno dei profili andando a garantire un livello di antieffrazione ancora più importante. Per garantire tutta la sicurezza necessaria alla tua abitazione, attività commerciale o industria, la soluzione più efficace è quella di utilizzare i serramenti blindati R&T, così come fanno già da tempo tanti istituti di credito sparsi sul territorio nazionale. Per informazioni di qualsiasi tipo sui prodotti, o per ricevere un preventivo di spesa, puoi contattare il recapito telefonico 0295067431.

IWM Purificatori d’Acqua

Quotidianamente la nostra salute, ed il nostro corpo in generale, sono aggrediti da milioni di fattori esterni che incidono sul nostro benessere. Lo smog, i campi elettromagnetici, l’assunzione di farmaci ma anche ciò che mangiamo e beviamo, può incidere negativamente sull’organismo. Un modo utile a contrastare l’accumulo di sostanze nocive a cui siamo esposti è costituito dall’assunzione giornaliera di acqua sufficiente a depurarci dalle tossine.Al giorno d’oggi, sul mercato, esistono tantissimi tipi di acqua imbottigliata, ciascuna con caratteristiche tali da contrastare anche i classici problemi ai quali si può andare incontro sia con l’età, sia con il tipo di alimentazione che seguiamo. Ci sono acque che vantano un bassissimo contenuto di sodio, altre che garantiscono una maggiore presenza di calcio o magnesio, acque che stimolano la diuresi, che aiutano la digestione e così via.Ogni etichetta garantisce la purezza biologicamente controllata ed un basso residuo fisso, con costi a loro volta differenti. La possibilità di scelta è tanta, altrettanta è la confusione che spesso si innesca nella mente di chi deve scegliere l’acqua più adatta alle proprie esigenze. Esiste dunque una soluzione che eviti di doversi trovare a scegliere l’acqua migliore? Si esiste ed resa concreta dall’IWM, International Water Machines.Grazie ai depuratori prodotti da questa azienda leader nel trattamento delle acque potabili, si può avere a casa propria, direttamente dal proprio rubinetto, un’acqua purissima, con pH elevato e contenente i sali minerali necessari alla corretta idratazione del nostro organismo, con la certezza che in ciò che beviamo non siano presenti i sali inorganici inutili al nutrimento cellulare, che normalmente si depositerebbero nei reni. Ma non sono solo questi i vantaggi: un vantaggio da non trascurare sta anche nel risparmio a lungo termine che ne deriverebbe, se si pensa che per l’acqua in bottiglia la spesa è di circa 400 € al metro cubo mentre installando un purificatore acqua la spesa si riduce a 0,4 € al metro cubo!Sul sito dell’IWM è possibile visionare i diversi prodotti di depurazione dell’acqua, oppure è possibile chiamare il numero verde: 800 800 813 per avere a propria disposizione gentilezza, efficienza e celerità, nonché competenza.

Anche un sito web … deve rispettare l’ambiente !

Che follia è questa ? Direte voi … beh, tanto follia non è. Pensateci bene: un sito lento, difficile da navigare, che si vede male su smartphone o tablet, cosa vi costringe a fare ? A guardarne un altro, direte voi. Vero ! Oppure ? Se avete bisogno di visionare proprio QUELLO ? A perdere tempo sul pc di casa, acceso, che consuma corrente. Facciamo un brevissimo calcolo: ipotizziamo che ci siano 1.000.000 di siti web visualizzati ogni giorno, e che mediamente ognuno di essi impiega 5 secondi per essere visualizzato … E’ ben diverso, secondo voi, rispetto ad una situazione dove magari il tempo medio di apertura è del doppio, ovvero 10 secondi ? Il consumo di elettricità è la metà !!! I siti oggi devono essere veloci, intuitivi, rapidi, smart … Poco tempo per navigare, ottenere l’informazione e chiudere il pc. Personalmente, i miei clienti li metto spesso in contatto con una web agency Monza, WebSenior. Sono molto bravi, affidabili, e davvero … ecologici ! Sviluppano siti web ma soprattutto li posizionano in modo adeguato sui motori di ricerca, perchè un sito web non visibile nelle prime due pagine di Google … è un sito web che non esiste ! Google o non Google, comunque, a noi interessa che il web scorra fluido, senza rallentamenti, che portano ad ore di accensione maggiore, consumi maggiori, guasti maggiori, rottami maggiori. Non sembra, ma tutto è collegato perfettamente.

La felicità secondo i lavoratori italiani: i più giovani sono i più insoddisfatti

Se si analizza la dimensione di felicità in generale, e la soddisfazione della vita, emerge che tra i rappresentanti della generazione Z solo il 19% si trova concorde a ritenere che la propria vita sia vicina al proprio ideale, contro il 28% dei Baby Boomers. Anche nella dimensione legata alla solitudine o all’isolamento si nota come siano maggiormente avvertiti dai giovani e dai giovanissimi rispetto agli adulti. Si passa infatti dal 21% fino al 10% (dai più giovani ai più anziani) di coloro che soffrono di questi problemi, e dal 42% al 57% di coloro che non si sentono particolarmente toccati dalla questione. Si tratta di alcuni dati rilasciati dall’associazione Ricerca Felicità sullo stato di salute della felicità e del benessere dei lavoratori, sia nella dimensione aziendale sia in quella individuale e sociale.

I Baby Boomers sono più sicuri dei propri meriti

L’associazione si è posta sei obiettivi d’indagine, felicità in generale, solitudine e isolamento, felicità al lavoro, senso di appartenenza, riconoscimento e discriminazione e lavoro e suo significato. E dai dati emerge che il 16% degli intervistati ritiene che l’affermazione “esprimo le mie emozioni senza essere giudicato” nell’ambiente di lavoro sia assolutamente falsa, mentre quasi il 30% si ritiene poco concorde con l’affermazione “i miei meriti vengono sempre riconosciuti”.

Tra i Baby Boomers però è significativamente più elevato il peso di coloro che ritengono riconosciuti in modo assolutamente adeguato i loro meriti rispetto alle altre generazioni (31% contro una media di 20/21%).

La dimensione del lavoro come crescita personale

Con la volontà di offrire strumenti al mondo del lavoro per allineare i propri valori con quelli dei propri collaboratori per una crescita corale, la dimensione del lavoro è stata analizzata da diversi punti di vista. Ad esempio, le affermazioni “mi fa capire le persone e il mondo che mi circonda” e “contribuisce alla mia crescita personale” sono state indicate come vere nel contesto nel proprio lavoro rispettivamente dal 27.9 % e dal 25,3%.

L’impatto dell’azienda e della carriera

Le affermazioni “soddisfa tutti i miei bisogni” e “ho una carriera piena di significato” sono invece ritenute false, ovvero per nulla riscontrabili nel proprio ambito lavorativo, dal 27,1% e dal 24%. Il 15,3% ritiene poi che l’affermazione “ha un impatto positivo per il mondo” riferita all’azienda in cui lavora sia assolutamente falsa, e alla domanda se il proprio lavoro “fa la differenza” solo il 7,6% crede sia assolutamente vero, contro il 13,5% che lo indica come assolutamente falso

7 Elettrodomestici, cambia la classificazione energetica: ma 30 milioni di italiani non lo sanno

Trenta milioni di italiani ancora non sanno che dal 1 marzo 2020 le etichette di classificazione energetica degli elettrodomestici sono cambiate. Proprio così: la classificazione a cui siamo stati abituati finora è infatti stata rivoluzionata in un’ottica di ottimizzazione della scala di valori, ma l’opinione pubblica non è adeguatamente informata. A dirlo è un’indagine commissionata da Facile.it agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat, che ha scoperto che il 69,4% degli italiani è ancora all’oscuro di questa novità. Traducendo in numeri le percentuali, significa che il bacino dei consumatori italiani che dichiara di non essere a conoscenza della cambiamento risulta pari a più di 30 milioni di individui.
Le ragioni del cambiamento

Questa piccola rivoluzione è stata introdotta poichè il “vecchio” sistema di etichette è stato ritenuto non più adatto a rappresentare le differenze tra gli elettrodomestici; ormai quasi tutti concentrati nelle classi migliori con conseguente confusione per i consumatori. Le nuove etichette si baseranno sempre su una scala di valori che va da A (classe più efficiente) a G (la meno efficiente), con la differenza che scomparirà il simbolo “+” e, soprattutto, si irrigidiranno i criteri con cui verranno assegnate le lettere. Ad esempio, un elettrodomestico oggi classificato in classe A+++, con le nuove etichette verrà reinserito con tutta probabilità nella classe B se non addirittura C. Per non ingenerare confusione, fino al 30 novembre 2021 le nuove etichette verranno affiancate a quelle vecchie, così i consumatori potranno gradualmente abituarsi al sistema di classificazione. Solo dal primo dicembre 2021 le vecchie etichette scompariranno del tutto.

L’importanza dell’etichetta

Per gli italiani, nel corso del tempo, la classificazione energetica è diventata una discriminante fondamentale per scegliere un elettrodomestico piuttosto che un altro. In base ai dati della ricerca, il 95% degli intervistati dichiara che questa sia un’informazione importante ed è addirittura esplicitamente descritta come molto importante dal 55,9% del campione. L’indagine condotta per Facile.it ha approfondito anche le ragioni per le quali i consumatori valutano molto importante (o, al contrario, poco o per nulla utile) considerare la classe energetica dell’elettrodomestico prima di acquistarlo. Fra chi dà grande importanza alla classificazione le ragioni principali sono risultate essere il risparmio – sia esso economico (63% del campione) o energetico (32%) – e la convinzione che basarsi sulla classificazione energetica per compiere l’acquisto sia in qualche modo utile a salvaguardare l’ambiente (25%). Per gli oltre 1.100.000 italiani che non considerano utile la classificazione, invece, i motivi dichiarati sono la volontà di spendere meno per lo specifico acquisto o, anche, l’ammissione di non capire realmente fino in fondo quale sia il significato della classificazione riportata nell’etichetta.

Pmi manifattura in controtendenza: solo 5% taglierà posti di lavoro

Le Pmi del settore manifatturiero sono in controtendenza: in questo 2021 iniziato all’insegna dell’incertezza per l’occupazione solo il 5% degli imprenditori prevede di ridurre drasticamente il personale. Il 13% attende invece il superamento del blocco dei licenziamenti per ridurre l’organico, che nel 94% dei casi va da 1 a 5 dipendenti. Ma un’impresa su 3 ha in previsione nuove assunzioni. È quanto emerge dall’indagine congiunturale condotta da Confimi Industria, la Confederazione dell’industria manifatturiera privata italiana, per analizzare l’andamento del secondo semestre 2020 e le previsioni per i primi sei mesi del 2021.

Il 32% di imprenditori prevede nuove assunzioni

Secondo lo studio le previsioni per il 2021 lasciano ben sperare: il 59% degli intervistati dal sondaggio dichiara infatti di mantenere stabile il proprio organico, e il 32% di imprenditori prevede nuove assunzioni. Lo studio rileva inoltre che se nella seconda parte del 2020 il ricorso agli ammortizzatori sociali ha riguardato una impresa su due, nei prossimi mesi il numero scenderà, interessando solo il 31% degli intervistati. Per quanto riguarda lo smart working, a oggi lo utilizzano il 25% delle Pmi, riporta Adnkronos, e nei prossimi mesi continueranno a utilizzarlo solo parzialmente. I primi sei mesi del 202I per il 60% delle Pmi non porterà grandi cambiamenti, solo 1 imprenditore su 5 è ottimista, prevedendo un leggero incremento (fino al 3%) di ordini e produzione.

Nel 2020 fatturato in crescita per il 34% e in forte calo per il 22%

Nel 2020 il Centro studi di Confimi Industria evidenzia un fatturato stabile per il 44% delle Pmi manifatturiere, e in crescita per il 34% degli intervistati, che segnalano fino al 10% in più rispetto al semestre precedente. Si tratta di performance legate per lo più ai risultati dei settori meccanici e dell’edilizia. Forte diminuzione dei fatturati invece per il 22% delle Pmi coinvolte dall’indagine, soprattutto del settore dei servizi e il comparto alimentare.

Contrazione degli ordini internazionali e della produzione

Secondo il Centro studi di Confidi Industria, il 26% del campione intervistato prevede però una contrazione degli ordini internazionali fino al -10%. Un vero danno per le Pmi manifatturiere, che nel 33% dei casi si rivolgono a un mercato europeo. Anche in termini di produzione il 2020 evidenzia scostamenti nelle diverse categorie: +27% per la meccanica, -10% il tessile, -39% l’alimentare. Tra il 1° e il 2° semestre del 2020 crollo poi degli ordinativi per le filiere sanità e servizi, che registrano una riduzione degli ordini oltre il 10%, rispettivamente nel 45% e nel 34% dei casi. Ma gli industriali italiani non si scoraggiano, e prevedono nuovi investimenti per migliorare i processi di produzione, i processi informatici, la trasformazione digitale, e la formazione del personale.

Lo smart working abbassa le difese aziendali

L’adozione massiccia di modalità lavorative da remoto si ripercuote sulla sicurezza dei dati informatici compromettendo le difese aziendali. In base ai dati della Polizia Postale e delle Comunicazioni, riferite alle attività svolte nel corso del 2020, le frodi basate sul social engineering vedono stabili i numeri delle frodi realizzate attraverso la compromissione di caselle di posta elettronica (Bec fraud), ma allo stesso tempo i numeri risultano influenzati dall’epidemia del Covid-19. Sia per lo stato di difficoltà psicologica o logistica di lavoratori e amministratori aziendali sia per l’adozione su larga scala di processi di smart working. L’aumento di comunicazioni commerciali a distanza favorisce infatti l’esposizione al rischio di attacchi informatici, soprattutto tramite campagne di phishing.

Bec fraud collegati al tema-Covid, un business da oltre 25 milioni di euro

Pertanto, alcuni Bec fraud risultano specificamente collegati al tema-Covid perché relativi direttamente a frodi commerciali nell’acquisto di mascherine e dispositivi sanitari. In pochi mesi, oltre a un costante numero di casi “minori”, ovvero nell’ordine delle decine di migliaia di euro, sono state frodate 48 grandi e medie imprese, per un ammontare complessivo di oltre 25 milioni di euro. Per fortuna, quasi 15 milioni sono stati già recuperati in seguito all’intervento della Polizia Postale e delle Comunicazioni.

Le due modalità più ricorrenti? Email malevole e siti-clone

Al 10 dicembre 2020 la Polizia Postale ha complessivamente identificato e indagato 674 persone, di cui 24 tratte in arresto. Nell’analogo periodo del 2019 erano state indagate complessivamente 531 persone, di cui 8 in stato di arresto. L’obiettivo criminale del trafugamento dei dati personali e delle credenziali di accesso a servizi finanziari, utili alla disposizione di pagamenti in frode, è stato raggiunto attraverso massive campagne di phishing, consumate mediante le due modalità in assoluto più ricorrenti, oppure riferisce Askanews, l’invio di email contenenti allegati malevoli e l’impiego di siti-clone.

Nel 2020 identificate e indagate 3741 persone

Parallelamente, il procacciamento di codici one-time, token virtuali e password dispositive è avvenuto mediante il ricorso all’insidiosa variante vocale del phishing, il cosiddetto vishing, e al ricorso a tecniche di sim-swap, una tipologia di frode informatica particolarmente avanzata che si articola in vari passaggi. L’attività investigativa realizzata dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni, funzionale al contrasto di questi fenomeni criminali, ha permesso di identificare e indagare 3741 persone, a fronte dei 3473 denunciati nello stesso periodo dell’anno precedente.

Richieste di prestiti, a novembre -24,5%

Anche a novembre il numero di richieste di finanziamenti da parte delle famiglie italiane registra una forte contrazione: quelli finalizzati all’acquisto di beni e servizi calano del -22,4% in un anno e i prestiti personali del -27,4%. Quasi la metà delle richieste di prestiti finalizzati però si è concentrata nell’ultima settimana del mese, in concomitanza del Black Friday, che ha fatto segnare un incremento del +13% rispetto alla media delle settimane precedenti. Dall’ultimo aggiornamento prodotto da CRIF emerge poi la crescente tendenza a privilegiare gli acquisti online, tanto che le richieste di credito riconducibili alle piattaforme di e-commerce hanno fatto registrare un +19% rispetto alla media delle settimane precedenti. Ulteriore evidenza dello studio riguarda la contrazione del valore medio dei finanziamenti richiesti, che nell’aggregato di prestiti personali e finalizzati nell’ultimo mese di osservazione si attesta a 8.644 euro, -3,4% rispetto a novembre 2019.

Mutui e surroghe ancora in territorio negativo

Dopo la battuta d’arresto di ottobre, anche a novembre le richieste di mutui e surroghe restano in territorio negativo, facendo segnare una flessione del -11,4% rispetto al corrispondente mese del 2019. Nel complesso, dopo la fase di lockdown della scorsa primavera, le richieste di mutuo erano tornate a crescere in modo solido a partire dal mese di giugno (+26,7% nel III trimestre dell’anno), riassestandosi su volumi superiori a quelli pre-crisi. Con la seconda ondata di contagi da inizio ottobre si è assistito a una improvvisa inversione di tendenza che ha nuovamente frenato la domanda.

L’andamento dell’importo medio

Più in dettaglio, per quanto riguarda i prestiti finalizzati l’importo medio richiesto si attesta a 5.934 euro (-3,7%), mentre per i prestiti personali è pari a 12.765 euro (-1,1%). Relativamente ai prestiti finalizzati, il 61% delle richieste riguarda importi al di sotto dei 5.000 euro, così come per i prestiti personali, per i quali la quota delle richieste è il 30,8% del totale (Fonte: EURISC – Il Sistema CRIF di Informazioni Creditizie). In merito alla durata dei contratti di finanziamento, per quanto riguarda i prestiti finalizzati le richieste privilegiano piani di rimborso inferiori ai 12 mesi (22,9%), mentre per i prestiti personali le preferenze si stanno indirizzando sempre più su durate superiori ai 5 anni (45,2%).

I tassi vantaggiosi non bastano a incoraggiare gli italiani

Gli italiani non trovano stimolo nemmeno da condizioni di offerta particolarmente vantaggiose, con la media degli spread online per mutui a tasso variabile stabile nel III trimestre dell’anno allo 0,8% e allo 0,4% per il tasso fisso. Le preoccupazioni delle famiglie trovano conferma anche nell’analisi delle moratorie per la sospensione delle rate, tanto che quasi la metà dei contratti di finanziamento che hanno beneficiato della sospensione del pagamento delle rate riguarda infatti un mutuo immobiliare. In compenso a novembre risulta in crescita (+1,5%) l’importo medio, che si è attestato a 134.599 euro. Ma nel complesso il 72,1% delle richieste presenta un valore inferiore ai 150.000 euro.

Il 5G e le nuove skill dei profili professionali più richiesti

Tutti sanno che l’arrivo del 5G influenzerà le capacità dei dispositivi di connettersi in maniera più veloce alla rete, ma uno degli aspetti forse meno dibattuti relativi al nuovo standard riguarda il mondo del lavoro, e non tanto il modo con cui il 5G cambierà lo scenario produttivo, di beni o di servizi, ma le nuove professionalità, che dovranno essere portatrici di capacità e skill tecniche differenti da quelle odierne. Di fatto, nonostante la pandemia, da maggio a settembre 2020 negli Stati Uniti il 5G ha “aggiunto” 106 mila posti di lavoro, stando ai dati del National Spectrum Consortium e del Progressive Policy Institute. E in Italia? Quali saranno i nuovi profili professionali nell’era del 5G?

Competenze più vicine al mondo IT

Le previsioni sul cambiamento del lavoro in relazione al 5G si susseguono velocemente. Per un meccanico, ad esempio, il 5G aprirà alla necessità di avvicinare la sua professione a quella di chi ha realizzato l’automobile, per tenersi al passo con i tempi e servire meglio e più rapidamente i nuovi clienti. Con un paio di visori di realtà aumentata lo stesso meccanico potrà infatti “vedere” gli elementi danneggiati del veicolo senza fare grandi sforzi, ordinare i pezzi mancanti e, infine, procedere con la mano d’opera, così da ottimizzare tempi e costi. Ciò richiederà competenze diverse da quelle di oggi, più vicine al mondo IT che a quello della meccanica pura.

Intelligenza Artificiale, big data, cloud, blockchain, e cybersecurity

Se l’Italia, tra i primi paesi europei per estensione del 5G nelle aree urbane, vedeva già nell’ultimo biennio un aumento di professioni in ambito tecnologico legate al 5G, il 2020 ha segnato un evidente rallentamento, seppur la ricerca di profili tecnici sia destinata a risalire nel 2021. Tra le professioni più richieste ci sono quelle legate alla gestione di progetti di Intelligenza Artificiale, big data, cloud, blockchain, ma anche cybersecurity, considerata l’opportunità per hacker e criminali di sfruttare il 5G come nuovo vettore di attacco IoT. questo, nel merito del boom, già presente, di oggetti interconnessi sia sul piano industriale sia privato, riporta Ansa.

Aumento di figure tecniche in settori come sanità, farmaceutico, istruzione e PA Ma a crescere, ed è la vera novità, saranno i ruoli più legati alla creazione di contenuti interattivi, per dare uno slancio finale a quelle piattaforme di realtà aumentata, virtuale e mista (come gli ologrammi) che sinora hanno mancato un utilizzo su larga scala. Anche per l’assenza di connessioni veloci in grado di supportarne le vere potenzialità. Inoltre, secondo l’analista di Idc, Ritu Jyoti, uno degli effetti della pandemia sarà l’aumento di figure tecniche in quei settori dove prima erano poco presenti, come il sanitario, il farmaceutico, l’istruzione e la Pubblica amministrazione, per la gestione di tecnologie innovative, abilitanti il lavoro da remoto e la predizione delle emergenze nella vita civile.

13 anni di ecobonus, prodotti oltre 42 miliardi di investimenti

In 13 anni l’ecobonus ha portato più di 42 miliardi di investimenti per interventi di riqualificazione energetica, di cui 3,5 miliardi solo nel 2019, con un risparmio complessivo di circa 17.700 GWh/anno, di cui poco più di 1.250 GWh/anno nel 2019. A tracciare l’andamento a oltre 10 anni dall’introduzione di questa facilitazione è il 9° “Rapporto annuale sull’efficienza energetica” e l’11° “Rapporto annuale sulle detrazioni fiscali per interventi di risparmio energetico e utilizzo di fonti di energia rinnovabili negli edifici esistenti”, entrambi elaborati dall’Enea.  Introdotta dal 2007, questa detrazione fiscale – insieme ad altri incentivi – ha prodotto nel 2019 risparmi per 250 milioni sulla bolletta energetica nazionale e una riduzione delle emissioni di CO2 di oltre 2,9 milioni di tonnellate.

Ottime performance anche per altri incentivi

I rapporti dell’Enea hanno inoltre messo in luce che nel 2019 si sono ottenuti risultati molto positivi anche per altre tipologie di incentivo. Ad esempio, il conto termico, destinato principalmente a iniziative per l’efficienza e per le rinnovabili nella PA, ha registrato un balzo in avanti del 68% rispetto al periodo 2013-2018 con 114 mila richieste totali e un incremento del 29% rispetto al 2018 delle incentivazioni ottenute con un totale pari a 433 milioni di euro. I certificati bianchi, volti ad incentivare l’efficienza nelle imprese, hanno consentito di risparmiare oltre 3,1 Mtep/anno dal 2011. Al 2019 l’obiettivo di risparmio energetico, indicato dal Piano d’Azione Nazionale per l’Efficienza Energetica e dalla Strategia Energetica Nazionale, è stato centrato al 77,2%: a livello settoriale, il residenziale ha già superato il target indicato, l’industria è ben oltre la metà del percorso (61,9%), i trasporti hanno superato la metà dell’obiettivo (50,4%), mentre il terziario, PA compresa, è a meno di un terzo dal target (29,4%).

In un anno 395mila interventi di efficienza energetica

Dai dati sull’ecobonus 2019, emerge che lo scorso anno le famiglie italiane hanno effettuato oltre 395 mila interventi di efficienza energetica, prevalentemente per sostituire i serramenti (1,3 miliardi di spesa), installare caldaie a condensazione e pompe di calore per il riscaldamento invernale (circa 1 miliardo di euro), coibentare solai e pareti (oltre 650 milioni), la riqualificazione globale degli immobili (231 milioni) e le schermature solari (133 milioni). Sempre nel 2019, attraverso il bonus casa (detrazione al 50%) sono stati effettuati circa 600 mila interventi con un risparmio complessivo che supera gli 840 GWh/anno. Tali interventi assumono maggior peso se si tiene conto che in Europa il patrimonio edilizio è responsabile di circa il 40% dei consumi complessivi di energia e del 36% delle emissioni di gas serra.

Ecobonus 110%, nasce il marketplace digitale per lo scambio di crediti

Nasce il marketplace per il trasferimento dei crediti relativi al Superbonus. Il nuovo mercato dei crediti consente di sfruttare al meglio l’agevolazione prevista dal DL Rilancio, coniugando l’esigenza di liquidità o l’offerta di detrazioni eccedenti la tax capacity, ovvero il valore complessivo dei debiti tributari del soggetto cedente, con un possibile risparmio fiscale a beneficio del soggetto acquirente. Si tratta di una novità importante, perché i soggetti che ricevono il credito, come ad esempio le imprese edili, avranno a loro volta la facoltà di cessione. Il nuovo marketplace apre quindi la strada alla creazione di un mercato dove domanda e offerta si potranno incontrare al fine di scambiare crediti che potrebbero essere già stati oggetto di trasferimento tra soggetti una prima volta.

Cedere e acquistare come credito di imposta le detrazioni fiscali previste dalla normativa
La nascita del marketplace si inserisce nel quadro delle agevolazioni previste dal Decreto Rilancio, in particolare nell’ottica del nuovo Econobus 110%. Sul marketplace sarà infatti possibile cedere e acquistare, come credito di imposta, le detrazioni fiscali previste dalla normativa, creando, per la prima volta, un mercato dedicato ai crediti fiscali, per ora aperto a quelli riferiti all’Ecobonus, ma in futuro anche ad altre tipologie. In questo modo, sarà possibile agevolare la trasformazione in liquidità del credito a prezzi di mercato, accelerare la diffusione dell’utilizzo degli incentivi, e in ultima istanza, sostenere il settore dell’edilizia.
L’impatto positivo nell’ambito del Super Ecobonus

In alternativa alla fruizione diretta della detrazione la nuova normativa consente di optare per un contributo anticipato sotto forma di sconto dai fornitori dei beni o servizi, o per la cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante. L’impatto positivo del marketplace sul Super Ecobonus è quindi rilevante.

Sul marketplace possono infatti operare soggetti privati interessati alla vendita del credito Super Ecobonus per trasformarlo in liquidità o perché in assenza di sufficienti debiti fiscali da compensare. In particolare, società di costruzioni e relativa filiera, che ottengono il credito come contropartita degli interventi agevolabili.

Un nuovo mercato aperto a un ventaglio ampio ed eterogeneo di soggetti
“L’evoluzione normativa a cui abbiamo assistito ha abilitato un nuovo mercato aperto a un ventaglio molto ampio ed eterogeneo di soggetti, che in funzione delle loro esigenze potranno cedere o acquisire il credito in modo immediato, sicuro e indipendente anche successivamente alla prima cessione – afferma Alessandro Grandinetti, Markets and Clients Leader di PwC, il network internazionale di consulenza, revisione di bilancio e consulenza legale e fiscale -. La tecnologia, adeguati presidi tecnici e sinergia con il patrimonio informativo di CRIF (azienda globale specializzata in sistemi di informazioni creditizie e business information, servizi di outsourcing e processing e soluzioni per il credito) ne fanno una piattaforma innovativa ed efficiente pensata per garantire i più evoluti presidi a beneficio degli scambi”.

La mobilità post Covid, meno autobus e più auto e bici?

A comprendere le nuove priorità in materia di spostamenti urbani dopo il Covid ci ha pensato Bcg (Boston Consulting Group), con l’indagine How Covid-19 Will Shape Urban Mobility, che ha coinvolto 5.000 abitanti delle principali città negli Stati Uniti, Cina ed Europa occidentale. E a quanto risulta dall’indagine dopo il lockdown gli italiani sono secondi solo ai cinesi per utilizzo della macchina privata come mezzo principale, e terzi (dopo cinesi e statunitensi) per interesse nell’acquisto di un’auto. Tuttavia, nel medio termine il mezzo che vince è la bicicletta. Nei prossimi 12-18 mesi un quarto dei connazionali userà più che in passato le due ruote per spostarsi in città.

Prima fase di emergenza, crolla l’utilizzo di quasi tutti i mezzi di trasporto

Durante il lockdown, riporta Adnkronos, in Europa, Usa e Cina l’utilizzo di quasi tutti i mezzi di trasporto è crollato del 60%. Un po’ come è avvenuto in Italia, le bici private e lo spostamento a piedi sono state le modalità preferite dai cittadini di tutto il mondo, passate dal 21% al 59%. Anche il bike sharing è stato molto usato, soprattutto in Usa e Cina, grazie all’offerta di bici igienizzate e a prezzi più bassi, mentre in Europa ha registrato un calo della domanda. Allo stesso tempo, durante la prima fase della crisi sono crollati i viaggi in auto privata. Negli Stati Uniti i chilometri percorsi dai veicoli sono diminuiti di più del 65%, arrivando in alcuni stati a -80% a inizio aprile.

Post-lockdown, si cerca di non utilizzare i trasporti pubblici

Dopo la riapertura, in quasi tutti i Paesi del mondo le scelte di trasporto hanno subito cambiamenti profondi. Più della metà degli intervistati si dichiara attenta alla distanza sociale e alla pulizia, cercando modalità di viaggio senza contatti con altre persone. Se i cinesi sembrano più disposti a utilizzare i mezzi pubblici, in generale, dopo il lockdown, in tutti i Paesi una quota tra il 40% e il 60% manifesta la volontà di utilizzare i trasporti pubblici molto meno di frequente. Lo stesso vale per le altre modalità di mobilità condivisa, come il ride hailing e il car sharing, usate meno spesso, ma senza registrare cali bruschi come nel caso dei trasporti pubblici.

Prossimo futuro, mobilità privata o ritorno dei mezzi pubblici?

Nei prossimi 12-18 mesi, Bcg prevede due potenziali scenari. Il primo è la conferma della mobilità privata come modalità più usata, il secondo il grande ritorno dei mezzi pubblici, la cui riluttanza a usarli, che riguarda adesso il 50% degli intervistati, si ridurrà di circa la metà. Il secondo scenario sembra il più probabile, ma l’esito dipenderà dalla capacità dei fornitori di servizi di continuare con le misure di sanificazione, e altre misure di sicurezza, che garantiscano la riduzione dei rischi.

Come organizzare cene d’estate post-Covid

Con l’allentamento delle misure restrittive dettate dall’emergenza sanitaria possiamo tornare a ridare spazio alla convivialità, alle cene tra amici, per condividere in compagnia il cibo e un buon bicchiere di vino. Ma anche ora che siamo quasi alla normalità, con i bar e i ristoranti aperti, siamo davvero pronti a ricominciare a frequentare i locali? Nonostante i numeri dei contagi siano in calo, il virus sembra essere ancora in giro e certamente occorre fare molta attenzione. Non a caso, nelle ultime settimane si è parlato spesso di sindrome della capanna, un modo per indicare la difficoltà a uscire di casa dopo l’isolamento forzato. Come godere quindi della convivialità, ma in sicurezza?

Basta rispettare alcune semplici regole. Quelle proposte dalle Cesarine, le cuoche casalinghe della rete di Home Restaurant, che aprono le porte della propria casa ai viaggiatori provenienti da tutto il mondo.

La bella stagione favorisce la possibilità di allestire una cena all’aperto

Le Cesarine sanno come gestire al meglio e in sicurezza la situazione contingente, perché anche loro hanno ormai riaperto le loro case, balconi e giardini ai tanti appassionati della cucina italiana per cene tra amici, in famiglia o anche per divertenti cooking class di gruppo.

Prima regola, mettere a disposizione degli ospiti all’ingresso della casa gel disinfettante e salviette monouso, e piccoli asciugamani in bagno. E chiedere agli ospiti di disinfettare le scarpe con apposito prodotto all’arrivo in casa.

Dove sia possibile, poi, allestire una cena all’aperto, che sia sul balcone, il terrazzo o il giardino. In soccorso ci viene la bella stagione.

Servire il cibo già impiattato, e il pane già tagliato

La terza regola, o suggerimento delle esperte, è quella di apparecchiare la tavola lasciando un metro tra ogni ospite. Questo, ovviamente, a meno che non si tratti di congiunti.

Quarta regola fondamentale: niente buffet e finger food. Molto meglio servire a tavola il cibo già preparato nel piatto, evitando quindi piatti comuni da cui servirsi utilizzando posate di servizio, che verrebbero toccate da tutti. Anche il pane va servito già tagliato in piattini singoli per ogni commensale. In alternativa si possono servire piccoli panini.

Preoccuparsi anche di ciò che si mangia Un altro consiglio è quello di scegliere una persona incaricata di servire acqua e vino, così che sia sempre la stessa mano a toccare le bottiglie. Se invece ci si dovesse trovare in un ambiente chiuso, evitare di puntare il condizionatore direttamente verso la tavola. Con questi accorgimenti organizzare cene a casa sarà più facile e sicuro. E anche chi non se la sente di frequentare i locali pubblici potrà tornare a mangiare in compagnia. Il nono consiglio? È quello di preoccuparsi anche di ciò che si mangia. Ovvero, scegliere prodotti locali, stagionali, cucinarli con amore e con serietà. Magari mettendo in pratica quelle tante ricette sperimentate durante il lockdown.